martedì 16 giugno 2015

Oggi

Io oggi volevo solo tornare a casa.
Oggi è stato sprofondare, solo fatica, nessuna ripresa. Una volta al mare abbiamo scavalcato una duna per andare in una spiaggia vuota, io avevo le vans e comunque affondavo nella sabbia, e avrò provato venti volte a salire finché non mi hanno tirata su e ecco oggi io volevo che qualcuno mi tirasse su.
Come si dice no al plurale? non si dice perché al massimo se ne sopporta uno al giorno, io oggi sarò arrivata a mille.
Oggi mi è pesata la storia di tutti, e non era colpa mia.
Domani ci riprovo, vi chiederei di essere leggeri, ma ormai fa ridere pure me.

mercoledì 27 maggio 2015

Marlboro lights da dieci.

Certe volte scendo dall'autobus qualche fermata prima, fumo una sigaretta fino al portone.
Guardo per aria, avere gli alberi a portata di mano mi fa pensare che va tutto bene.
Fumo male io, sono ridicola perché non aspiro, faccio solo le nuvolette come le pischelle di roma nord, eppure è una delle poche cose che faccio dichiaratamente male in pubblico, non mi vergogno. Fumo male perché ho paura: la nicotina, o quello che è, non mi deve finire nel sangue, che è lo stesso motivo per cui non mi drogo e per cui bevo poco, perché sono malata e ho paura. Sono malata come quando non volevo fare il saggio di fine corso di ginnastica artistica perché la mia anca destra è più altra di 1 cm della mia anca sinistra, cosa che nella mia testa di bambina equivaleva alla disabilità perenne.
Neanche mangio in pubblico, intendo per la strada. Se sei sopra i 50 kg in questa città addentare un panino in pubblico è un suicidio, il "magnatela na cosetta" è dietro l'angolo e anche no, grazie.
Ballo in pubblico, canto in pubblico, rido in pubblico, resto nuda in pubblico, a volte in pubblico ci ho fatto l'amore e ho pianto disperata, mi sono vestita male e ho detto delle cazzate.
Certe sere quando torno a casa da sola io penso che questa città ha tutto quello che mi serve, perché è vuota di notte e piena di giorno, è grande se devi scappare e ti ci puoi nascondere dentro, nessuno ti trova perché nessuno ti cerca.
Certe sere Roma è una casa e non mi serve mica altro. Poi magari c'ho pure le sigarette e allora va davvero tutto bene.

domenica 24 maggio 2015

Cucina

La prima cosa che ho imparato è il caffè.
Poi, in piedi sulla sedia, a impastare le fettuccine, con la fontana di farina e tutto il resto.
Poi a sbriciolare i biscotti per il salame di cioccolata, con la bottiglia di passata.
Poi ad arrotolare lo strato di pan di spagna senza romperlo, con lo straccio umido e piano piano.
Poi a sbucciare le patate, impanare la carne, poi la noce moscata nei ravioli con la ricotta, e i tortellini della misura giusta.
Poi il sale per rompere i legami dell'albume, l'olio nell'acqua di cottura per evitare che la pasta all'uovo si attacchi, poi pochissimo cognac per sfumare la pancetta.
Poi la glassa reale, poi la cheesecake e i bignè per papà.
La cosa che mi piace di più è la carne macinata in padella.
Molto porro, poco olio, molto pepe.

lunedì 11 maggio 2015

Non mi compro i fiori.

Io non mi compro i fiori, perché i fiori puzzano. 
Ci ho pensato a comprarli, non è che non ci ho pensato, ma i fiori che vendono non sono come dico io, puzzano di acqua e di vecchio.
Poi quando li levo dal vaso mi bagnano le braccia fino al gomito, e la felpa, quella che uso quando dormo da sola - quindi sempre - rimane bagnata e si vede di più quel resto di mascara dell'ultima volta che ho usato la manica per asciugarmi la faccia. 

Non lo fanno più il mascara che non macchia, non lo fanno più il cotone che si lava, non li fanno più i fiori che profumano. 
L'unica cosa sempre uguale, l'unico che fa ancora le cose che faceva prima sei tu. 
Non è un granché. 



mercoledì 6 maggio 2015

What's more important?

Dieci minuti fa ero su Twitter. Su Twitter, non perdete di vista questa informazione, è centrale.
Ho visto questa vignetta, retwittata da uno degli account che seguo.



C'è una coppietta seduta su una panchina, si tengono la mano, lei guarda romanticamente un uccellino, lui è tutto preso dal suo cellulare e dai cinguettii virtuali. 
La caption dice "Cos'è più importante?"
Ecco, io mi sono rotta le palle.
Cosa dovrebbe essere più importante? l'uccellino vivo e vegeto sul ramo?
Un passero fischiettante su un albero in fiore dovrebbe essere più importante di persone che parlano tra di loro o esprimono dei pensieri?
Questo delirio di puri di cuore che proteggono il nostro contatto con la realtà e demonizzano i social network come unica allegoria dell'individualismo contemporaneo, sta raggiungendo vette francamente insopportabili. Manca l'aria.
Qualche considerazione:
- Non sapevo così tante cose sui miei amici come da quando le leggo su Facebook, soprattutto perché l'algoritmo me ne fa vedere di più di quante qualunque aperitivo dopo-lavoro riesca a fare. 
- Non frequentavo così tante persone interessanti, anche persone-con-cui-sarebbe-bello-stringersi-la-mano-su-una-panchina, come da quando ho Twitter e seleziono all'ingresso le mie conoscenze, grazie a interessi in comune e prime impressioni a volte folgoranti.
- Non riuscivo a essere partecipe di eventi e iniziative della mia città (compresa anche roba culturale, che cazzo ne so, Cechov rifatto in sanscrito da un gruppo di lesbiche femministe no tav e biodegradabili in un teatro occupato sottratto alla mafia), come da quando sono iscritta a newsletters e gruppi che mi informano per tempo e con dovizia di informazioni, magari regalandomi anche sconti e facilitazioni.
- Non ricevevo così tanto piacere dal cazzeggio da quando andavo per giocare alla Biblioteca Nazionale e ho trovato un catalogo di Cy Twombly o da quando spostando la lavatrice per vedere come era fatta dietro, ho scoperto che mio padre ci teneva i giornalini porno. La serendipità in rete è una risorsa e se non l'avete mai sperimentata forse è perché siete abituati a fissare un uccello su un albero.
In ultimo, serve coerenza nel comunicare le cose, soprattutto per essere efficaci ma non perdere di credibilità. Quindi la prossima volta spero di vedere questa vignetta stampata su un foglio di carta e attaccata con una sparapunti sul tronco del suddetto albero, magari con una freccia in su, verso l'imperdibile fauna, invece di trovarla su Twitter, dove il mio cinismo, la mia solitudine, il mio disincanto e un social media manager un po' coglione me l'hanno fatta trovare. 


lunedì 4 maggio 2015

Soli sempre

La verità è che c'è un modo di essere soli e un modo di essere soli sempre.
La prima è una scelta, la seconda è una condanna.
Spesso autoinflitta.
Essere soli sempre significa esserlo anche quando sei con qualcuno, e significa esserlo a volte anche contro o accanto o in funzione di.
Essere soli sempre significa lasciare agli altri la possibilità - il privilegio - di essere senza di te, per concentrarsi su quello che è davvero importante per loro, cosa che non ti comprende mai, perché tu non sei in discussione, il tuo valore non va verificato con le azioni e le attenzioni, il tuo valore è a prescindere e soprattutto senza fondo.
Allora si può sfilacciare, esagerare, raschiare, dimenticare, si possono mandare mail di otto righe e tralasciare i grazie, si può smettere di parlare, di toccare e di proteggere, si può prendere una parte per il tutto, il sesso, le risate, la sagacia, la presenza, la costanza, la forza, l'allegria, la disponibilità.
Si può far passare il tempo, si può essere altro, si può cambiare vita, si può cambiare tutto, ma sempre pensando che comunque io ci sono, perché (risate registrate), avete ragione voi, io ci sono.
Solo che poi mentre sfilacciate, esagerate, dimenticate, mandate mail di otto righe e tralasciate i grazie, smettete di parlare, di toccare e di proteggere, mentre prendete una parte per il tutto, mentre fate passare il tempo, mentre siete altro, mentre cambiate vita, mentre cambiate tutto, io sono sola.
Sola mentre, in un mentre che somiglia tantissimo a sempre.



giovedì 23 aprile 2015

Oggi, che poi è ieri.

Oggi ho raccontato, ho litigato, ho aspettato, ho fatto piano, ho sorriso al telefono, ho tenuto il punto, ho guardato storto, ho fotografato, ho letto, ho deciso che.
Scappo o torno? Io nella vita, dico.
I ricordi fondamentali sono:
- la volta che abbiamo tolto la carta da parati in salotto con mamma papà e silvia, con i vestiti brutti che se si rovinano non succede nulla, e poi abbiamo imbiancato e mi sembrava di avere la luce negli occhi e il fuoco nelle mani tutte rovinate.
- la volta che luca mi disse, in anticipo su tutto, soprattutto sul mio stupore, che lo guardavo senza amore, che non lo amavo più, e la cura con cui evitò di dirmi che nemmeno lui e che faceva bene a non volermi.
- il lungarno, una mattina piena di sole, sapere esattamente cosa sta pensando e pensare lo stesso, sapendo che lui lo sa. Amarlo poi per sempre, di conseguenza inevitabile.
- la volta che ho rubato il pacco da tre mutande alla Standa e mi hanno beccato e portata nello stanzino e fatto il discorsetto minacciando di chiamare i miei e io non credo di essere mai stata così concentrata, così convincente, così desolata.
Le parole sono, in ordine:
insieme,
grazie,
amoremio,
scusa.
Certe volte ho solo bisogno di dormire, di stare a galla, di qualcuno che faccia per me qualcosa di buono.