venerdì 23 dicembre 2011

il piccolo aiutante di babbo natale è un precario incazzato

Nel senso, non per fare il Grinch, ma veramente veramente abbiamo qualcosa da festeggiare quest'anno?
Sono abbastanza soddisfatta dei miei regali di natale, ovviamente di quelli comprati e non so ancora di quelli ricevuti, ma qualcosa mi dice che mmmmm natale mi sta proprio sul cazzo.
E son bastati per esempio tre giorni di febbretta con chili e chili di muco nasale a farmi compagnia, che sono rimasta nel letto a guardare real time e per fortuna che non avevo le forze per fare nulla che sennò ero ancora lì a incastrare fili di rame in palle di legno su una base di stucco decoupage e cera per fare un centrotavola natalizio grande più o meno come un bue, che infatti ai miei ospiti e parenti avrei ben potuto offrire una cena contemplativa di estetismi e tradizione invece di spendere ieri 181 euri della mia tredicesima nuova di zecca da Panorama, che certo abbiamo anche fatto la spesa per dopo, ma io con 181 euri da zara divento il lookbook di gennaio senza colpo ferire, anzi. E dunque il menù del 24 propone: antipasto leggero di polpettine di melanzane e zucchine e piccoli frittini vari, doppio primo di ravioli ricotta e spinaci homemade e spaghetti vongole zucchine e zafferano, secondo di orata al forno con le patate e dessert di cupcakes alla vaniglia con frosting al mascarpone. E poi dopo, quando ognuno vorrebbe ritirarsi nei propri appartamenti a ruttare e capire quanto tempo ci impiegherà il nostro intestino a liberarci di cotanta abbondanza, invece no, prepariamoci anche per il pranzo di natale, dove mia madre ha invitato 15 amici e poi ha pensato bene di rompersi un dito, quindi indovinate un po' a chi tocca spignattare?
Poi dici che una se chiama Stazzitta.
Questo per dire che se io 181 euri li investivo in un volo ryanair per una destinazione qualunque, ma possibilmente al caldo e dotata di un mare, adesso invece di pensare a tutte ste cazzate, stavo sdraiata in topless a leggere il foster wallace postumo, il re pallido, pallido lui, io già nera come una senegalese.

venerdì 16 dicembre 2011

quanto semo fiche quanto semo cool

E niente amici, mi è presa sta fissa dei cupcakes, io che di solito bomba con la nutella saves my life e che le cose glassate non ci avevo fatto granchè mai, a parte certo la glassa rosa durissima delle pastarelle allo zabaione ma vabbè quello non è nulla se non la dimostrazione dell'esistenza di iddio che poi dici che bestemmio te credo, hai presente quella quanto farà ingrassare?
e invece ecco, sarà la kitchenaid o sarà l'america, o sarà che io di frequentare altri esseri umani c'ho sempre meno voglia, fatto sta che faccio i cupcakes e mangio i cupcakes e divento amica di sta pasticciera simpatica sotto casa che li vende a 3 euri l'uno e dico, "manco tanto, no?" poi faccio un rapido calcolo e scopro che quando li faccio io mi costano in ingredienti & co. circa 50 centesimi a muffin e allora mumble mumble, troviamo il modo di vendere pure noi sti cupcakes, no? Insomma, ieri sera ne ho presi 4 da portare a cena da un'amica e appunto 12 euri, ma ne vale la pena per la goduria di riconoscere esattamente il perfetto sapore della nocciola in quello alla nocciola e studiarmi le striature diverse che fa la sac a poche quando la sai usare come io non saprò mai, che infatti la spatola è la mia migliore amica e mi rende fiera di me. E quindi tutto questo per dirvi che domani sera abbiamo 20 persone a cena e io faccio fettuccine e tortini homemade per tutti e quando oggi ho detto a stazzo che servivano 30 uova e 1 kg di burro mi sono spaventata pure io, che vabbè stare in fissa con la cucina, però 30 uova insomma, se si chiama sbattimento un motivo ci sarà anche.

mercoledì 14 dicembre 2011

ma pasqua tutta la vita


C'ho sto post di pinko che mi guarda da tre giorni e mi viene l'ansia di aprire il blog, quindi parliamo di altro, vi va?
Natale boh, a me sta cagata del natale sembra ancora appunto una cagata, tra l'altro l'obbligo morale (che io ho una morale? vi risulta? non sono forse io la stronza più stronza del pianeta?) di fare i regali a chiunque che poi c'è la crisi e me ne sbatto il cazzo di ricevere questi insulsi pensierini che necessitano di spiegazioni di dieci minuti per giustificare il fatto che A non c'hai pensato un cazzo, B non c'hai manco speso i soldi. Anyway, io che volevo fare a tutti i cupcakes di natale fatti ad albero mi sa proprio che invece risparmio anche la glassa e non faccio un cazzo, che tanto la reputazione di buona me la sono giocata mille anni fa e troppa fatica recuperarla, mi passa proprio tutta la voglia.
Ma vuoi mettere le scampagnate di aprile e l'uovo di cioccolata e la colomba e la colazione a base di puro colesterolo col salame e le uova, e certo, la sambuca alle nove del mattino come insegna quell'alcolizzato sardo di mio padre?
Che se non fosse che ho in assoluto le decorazioni per l'albero più belle della storia delle decorazioni per l'albero manco lo avrei festeggiato, visto che poi, fortunella, la vigilia di natale sono tutti a cena da me e che culo daniela che deve spendere l'ira diddio di pesce, quando il giorno dopo tortellini in brodo e eravamo tutti sazi e contenti. Infatti io mi sa che piscio il pesce e faccio menù no carnivoro at all, quasi vegano direi, che potrei fare dei ravioloni ricotta e spinaci homemade handmade kitchenaidmade e delle polpette di verdure e sformati di patate e funghi e per secondo che cazzo ne so.
Per secondo?




mercoledì 7 dicembre 2011

il (pinko) pallino

Chiariamo sta faccenda.
Nessuno ha voluto boicottare Pinko, nessuno ha voluto intraprendere una crociata contro l'eccessiva magrezza sponsorizzata dai grandi marchi produttori di moda ( non sono così ingenua), nessuno ha pensato che tò "oggi parliamo di anoressia e sono indignata dalla superficialità con cui il tema è stato trattato". Quello che è successo è che una ragazzetta cicciottella che pure ha perso dieci chili negli ultimi dodici mesi, si è demoralizzata di fronte a une vetrina (superficie trasparente ma anche riflettente) per l'utilizzo di un manichino ridicolo con misure ridicole e, checchè ne dica qualsiasi ufficio stampa, affatto standard. Ho raccontato un fatto, ho raccontato la reazione di fastidio di fronte a una coscia grande quanto un braccio (magro) e ho voluto confrontare il mio fastidio con il responsabile del negozio, quasi più per dare un suggerimento di marketing (aò se ce mettete sta secca in vetrina col cavolo che la gente compra, è repellente) che con volontà di rompere i coglioni.
Poi è successo che la mia reazione infastidita ha incontrato le reazioni infastidite di molti che come me, in un verso o nell'altro, quotidianamente si scontrano con una idea del corpo (maschile o femminile non ha importanza) quanto più lontana dalla realtà si possa immaginare (mi sembra di aver già scritto che da zara c'è la taglia 34 per i pantaloni e che per entrarci non so, dovrei farmi asportare il bacino o che detesto che sulla pubblicità del mascara ci sia scarlett johansonn con una kg e mezzo di ciglia finte). La presa per il culo è fastidiosa sempre. Qua non ci siamo fermati alla presa per il culo: mi è stato risposto che il manichino è uguale alle donne comuni, e che se quella non è la circonferenza delle mie cosce è un mio problema e potrei prendere spunto da quelle misure per poter finalmente entrare in quei fantastici jeans. Lì il veleno, perchè entrare in quei fantastici jeans significherebbe stare male e sinceramente la cosa che mi fa imbestialire è difendere a tutti i costi il diritto a essere fiche quando non ne vale (come in questo caso) la pena: è come se  avessero sponsorizzato un fondotinta che fa venire le bolle, sarei entrata lo stesso a reclamare per dire che forse non ne vale la pena e che è stupido raccontare quanto faccia la pelle luminosa se poi ti ritrovi con le piaghe, no? Nessuna polemica, nessuna volontà di interpretare il dissenso comune, nessuna bandiera della ciccioneria da portare in piazza, io sto a dieta tutta la vita, perchè mi detesto quando ingrasso troppo, non mi piaccio, mi sta male tutto e perchè è così che voglio essere. Più magra, ma sana dio bono.
Chiudo la questione Pinko, ringraziando tutti dei commenti e delle mail che ho ricevuto, riportando la risposta che mi hanno postato su Facebook dal profilo di Pinko e raccontando, come ultima cosa, come ultimo fatto, che oggi sul manichino c'era un pantalone a palazzo.
Grazie a tutti.


Ciao Daniela,
Abbiamo letto il post sul tuo blog e siamo sinceramente sconcertati quanto te. L'episodio che ci segnali è davvero grave. Al di là delle misure del manichino che sono standard, riteniamo la risposta del commesso assolutamente ...
inadeguata e lontana dalla nostra visione. Ma non è una giustificazione, ce ne assumiamo la responsabilità e andremo a fondo alla questione. Per questo ti ringraziamo davvero di averci raccontato l'accaduto e ti porgiamo le nostre più sentite scuse.

L'argomento che tu porti alla luce è molto complesso e come azienda siamo assolutamente consapevoli delle contraddizioni che il mondo della moda si porta dietro. Siamo anche consapevoli che non sarà certo una risposta al singolo episodio a risolvere la questione, siamo però felici di avere la possibilità di parlare di questi temi.



martedì 6 dicembre 2011

Pinko ovvero la coscia come il polso.

Questo è un post di servizio.
E un tentativo di sopravvivenza.
Oggi me ne andavo bellamente al lavoro, e sottolineo bellamente perchè, con impegno sto cercando di essere meno un cesso di quello che mi sento, quindi tacco, jeans, camicia con le rondini beige, mantella color cammello e trucco carino, quando passo davanti alla vetrina di Pinko, marchio caruccio ma solitamente sopravvalutato (la scuola liu jo & co. di solito mi scivola addosso senza particolari reazioni, per quanto Pinko faccia delle ottime campagne pubblicitarie - Ciao Terry Richardson, chiamami).
Butto un occhio alla vetrina e vedo questo.



Vedo dunque un pellicciotto come tanti, con un vestitino come tanti, con degli stivali come tanti.
Il tutto montato su un manichino ridicolmente anoressico, al quale, al posto di gambe decenti e vagamente rappresentative delle reali misure di una donna (per quanto magra, certo, lungi da me l'idea di un mondo di ciccioni), avevano attaccato due cilindri senza forme, senza ginocchia, due braccia con i piedi, due ossa senza l'idea, il ricordo, l'illusione di un po' di carne. Quelle non sono gambe, quelle non sono niente, e quello non è un bacino, e se quelle misure sono state prese addosso a una donna vera, quella donna era malata sicuramente e forse non è il caso di prenderla come esempio per un pubblico.
Sono entrata, ho parlato col commesso, sottolineando quanto fosse strano per me reclamare su una questione tanto scontata, perchè è EVIDENTE  che quel manichino ha qualcosa che non va. Il commesso mi ha guardata, ha guardato le mie cosce, mi ha risposto che "è un problema mio", che in 7 anni nessuno si è mai lamentato e che anzi, qualcuno invece di prendersela, potrebbe trarre ispirazione dal manichino per cambiare la propria forma fisica. A parte la incommentabile scortesia, -mi rendo conto che nessuno entra in un negozio per lamentarsi del manichino- trovo agghiacciante una risposta del genere, la trovo pericolosa e trovo limitante per un marchio e per chi lo rappresenta in ogni suo punto vendita, raccontare le diverse forme che la moda può vestire con i termini di un problema, e anzi, giustificando l'aderenza totale e acritica a un modello (il manichino) che per quanto di resina, per quanto senza vita, per quanto standardizzato, è in una vetrina sotto gli occhi di tutti.
Perchè non c'è desiderio di uno stivale che tenga, non c'è dieta, non c'è attività fisica che possa farti diventare come quel manichino, non c'è nulla che possa trasformare le tue cosce in un polso, se non l'asportazione del femore.
O una malattia.
E in entrambi i casi, forse, non è il caso di metterli in vetrina.






giovedì 1 dicembre 2011

vergognami

Sto a rota di blogspot. E soprattutto mi annoio, quindi siamo tornati ai vecchi tempi in cui sforno un post al giorno, che la quantità si sa non sempre va a braccetto con la qualità ma del resto se ci telefonassimo tutte le mattine come faccio con mamma, secondo voi avremmo sempre robe interessanti da dirci? no.
Dunque, argomento del giorno, partecipate numerosi: Vergognati.
Elenco di quello di cui vi vergognate pesantemente, quelle cose che se siete a cena con gente che non conoscete poi molto e esce fuori il discorso un po' glissate un po' lo dite un po' cercate una pala per scavare una fossa comoda e capiente.
Inizio io.
1- non so andare in bicicletta. Panico quando sei in vacanza e propongono la gitarella di gruppo.
2- la playlist dell'ipod, mai prestarlo a nessuno, potrebbe scoprire Perdere l'amore di Massimo Ranieri, Ragazza di periferia di Anna Tatangelo nella versione sanremesca cantata con la chiattoncella di Amici di Maria, e il top Aleandro Baldi, ci vuole un attimo per perdersi e fare cenere e fare chernobyl, io e mia sorella la cantavamo sulla musicassetta e mi sembrava altissimo livello.
3- un bel po' di concerti di Renato Zero e Claudio Baglioni all'attivo. Comprato il biglietto, pagati dei soldi, imbottiti i panini, cantato come se non ci fosse un domani, consumato rullini e sviluppato foto che ho poi inserito giudiziosamente nei libricini del fotografo.
4- non mangio le patate, raccontare la ghettizzazione quotidiana sarebbe troppo duro adesso, voi mi capirete.
5- parlare in inglese in pubblico. Se ci sono italiani in giro scordatelo, se ci sono solo inglesi o americani vado come un treno.
6- la biancheria intima, mai abbinata, spesso brutta, molto cotone, molta microfibra, colori basici, la morte del pisello.
7- non so aprire le bottiglie di vino, me la cavo con la scusa che sono astemia e me ne fotto, ma ogni volta che me lo chiedono in qualche parte del mondo un sommelier muore per cause sconosciute.
8- "fammi vedere le mani/fammi vedere i piedi". Ma che siete scemi?
9- la pronuncia dei nomi difficili, tipo Ceaușescu, che tu credi di sapere come si dice e invece no bella mia, sta a fa na figura de merda.
10- non so usare excel. Copio e incollo tabelle di chiunque per qualunque cosa, cancello il contenuto e prego iddio che la formula sia quella che mi serve.

Oh non mi lasciate da sola a fare sta cosa, che cazzo.
Dai.