domenica 23 dicembre 2012

Buon Natale...si fa quel che si può!

Inutile fare bilanci sul 2012, che o c'eravate o tanto ve l'ho raccontato già.
Inutile fare previsioni sul 2013, che se vi va restate e se non vi va non voglio rompervi le palle.
Solo grazie, davvero, per la compagnia e per aver letto, e, so che non è da me, ma BUON NATALE.
Un po' vi voglio bene.
Pensa te, la follia.


martedì 11 dicembre 2012

Maya mi sto fidando di voi.

No, dico vi siete accorti che è Natale?
Giornate di regali, traffico e atmosfere festose divertenti quanto una colonscopia, Via del Corso è già invasa dalle luminarie, per carità più discrete dello scorso anno, ma sarebbe stato difficile il contrario.
Mi sto fidando dei Maya più di quanto mi sia mai fidata di un fidanzato, non ho fatto progetti a lungo termine, mi sputtano tutti i soldi che ho, confido in una fine del mondo pronta e indolore, ché io la fatica di vivere del 2012, di pensare di cambiare lavoro, dimagrire, stare dietro a un taglio di capelli ad alto mantenimento, e forse poi negli anni successivi, comprare casa, fare figli, sposarmi, salvare l'umanità, io ecco, non ce la posso fare.
Nel profondo del mio cuore so che resterò delusa, non mi sento così sicura come quando ho acquistato PRIMA DI TUTTE LE ALTRE una gonna lunga plissè color cipria, stavolta avverto una interferenza nella forza, so che il 22 dicembre staremo ancora tutti qui.
Ancora incazzati come i bufali.
Quindi se proprio proprio devo restare su questa terra, vediamo almeno di soddisfare alcuni dei bisogni primari che la vita nel 2013 mi riserverà.
Fatene tesoro, ditelo a Babbo Natale, riconsiderate le vostre priorità.


Lo scaldatazza a forma di cookie. Io lo voglio. Ne ho bisogno. Se devo continuare a lavorare in quel luogo di morte e perdizione in cui mi trovo ora, io lo pretendo. Fa freddo, fa freddissimo, mi si gelano le dita e non posso twittare, lavoro con un giaccone da tranviere addosso e sono brutta e io non voglio lavorare da brutta. Quindi ho bisogno dello scaldatazze a forma di biscotto, con il the dentro e la voglia di vivere a parte, in un piattino di ceramica vintage. E questo è uno.



Il campanello Star Trek. Tutti sanno che non ho il citofono, e nemmeno il campanello. Tutti sanno che per entrare in casa mia ci sono due opzioni: o telefonarmi o urlare dalla strada superando i doppi vetri e la mia famosa misantropia. Direi che è ora di dotarsi di un moderno dispositivo citofonico, basta che promettiate di usarlo con moderazione. Quello che non fanno i Maya lo posso sempre fare io, ricordatevelo.



 
 
I calzettoni autoriscaldanti. Ma allora lo vedi che tutti quegli anni di 5x1000 alla ricerca hanno dato dei frutti? Come è possibile che non li abbia inventati io questi? io che ho sempre i piedi freddi, io che non ho idea di come circoli il mio sangue, resterà forse impigliato in grumi di cellulite e grasso all'altezza delle cosce, perchè sennò non si spiegano sti due ciocchi di ghiaccio e smalto che mi tengo nelle scarpe ogni giorno, tutto il giorno, tutto l'anno. Addio gelato piedone, non mi avrai mai più.



Le clips per il telo da mare. Ora Maya, di fronte a cotanta civiltà, voi poveri stronzi che non avete visto arrivare gli Spagnoli ma pretendete di spiegare a noi come e quando salteremo in aria, io vi dico, arrendetevi. I ganci per il telo da mare sono la prova della supremazia del genere umano su qualsiasi altra forma di vita, e io sento di aver bisogno di questo aggeggio meraviglioso. Così avrò qualcosa da aspettare, ossia le vacanze estive, e potrò bullarmela con voi, poveri spiaggioni che ancora armeggerete con le finte Havayanas. Burini che non siete altro.


Dio solo sa che se c'è qualcuno che merita di avere un brownie maker, quel qualcuno sono IO. IO che non paga del panetto di burro da 250 g che la ricetta prevede, ho pensato bene di arricchirla con cucchiaiate violente di impasto del cheesecake, per un effetto marmorizzato da bava alla bocca e apparizioni mariane, IO che potrei allietare i vostri pomeriggi con aggiornamenti instagram di cubetti ciccioni di cioccolato puro e cattivo ogni 7 minuti, IO che renderei fiero l'inventore della piastra da otto pezzi, che tutti sanno essere la dose giornaliera consigliata  per una corretta ed equilibrata alimentazione. IO che so che un brownie vale più di mille parole. Chi meglio di me? nessuno, ve lo dico.



Detto questo, sì va bene magnà, sì va bene tutto, ma io so che se i Maya decidono di risparmiarci è per dare a tutti una possibilità di redenzione e recupero di quello che lasciamo in sospeso. Come molti sanno, sto imparando ad andare in bicicletta. A 30 anni, non rompete le palle. So andare in rettilineo, so curvare, so anche suonare (prima urlavo, frenavo, cadevo e mi mettevo a piangere al passare di qualsiasi piccione, passante, pigna rotolante, ombra di pianta, soffio d'aria) ma ho paura delle macchine. Tantissima. Ho paura che non mi vedano, che mi calpestino, ho paura di dover indossare quell'orrendo gilet catarifrangente che rovinerebbe tutti gli outfit da bicicletta che ho nell'armadio e che aspettano solo me. Quindi regalatemi le lucine da ruota (o almeno lo specchietto con led incorporato) le voglio, mi servono, sono bellissime e posso continuare a vestirmi in total black come sto facendo (con delle vivaci spruzzate di grigio antracite o blu, iettatore style) senza perderci in brio. E magari non andremo io al creatore e voi ar gabbio. M'hai detto poco?







sabato 8 dicembre 2012

Aggiungi un post a tavola #1

Immacolata concezione: ovvero partorire qualcosa senza sporcarsi le mani.
Non a caso oggi.
Tempo fa ho scritto una cosa sulla musica degli ex raccontando quel patrimonio di canzoni e dischi che ogni storia d'amore ci lascia in eredità, insieme di solito alle corna e alla clamidia.
Dall'inaspettato successo di quel post nasce oggi la rubrica AGGIUNGI UN POST A TAVOLA esperimento di blogging partecipativo che si articolerà nel seguente modo:
una volta al mese affitterò il blog a un lettore che avrà la possibilità di usare questo prestigioso spazio per dire il cazzo che vuole, nei limiti della decenza narrativa. Mi piacerebbe che si continuasse con le canzoni che hanno segnato la vostra vita o le persone che ne hanno fatto parte, ma non voglio porre limiti al flusso di coscienza. I materiali dovranno essere inviati a stazzitta@gmail.com, selezionati dalla sottoscritta e saranno di volta in volta pubblicati. Per un giorno avrete un blog senza lo sbattimento della costanza, della manutenzione e dello stalkeraggio degli haters e potrete bullarvi con i vostri amici.
Mica male no? Quanno ve ricapita?
La iniziamo oggi con il post di un'amica che è più di un'amica, che per me c'è sempre e quando c'è la differenza si vede. Date il vostro caloroso benvenuto a Nora, io la amo, sono sicura che per voi sarà lo stesso.


Mi appresto a scrivere per Stazzitta. Grande onore, grande paura.
Tempo fa la signorina Stazzitta scriveva un post sulle canzoni legate agli uomini più o meno rilevanti che hanno soggiornato più o meno brevemente nella sua vita.
Quel post racchiudeva in sé tre mie gradi passioni: il rimembrare, il fare liste, l'abbinare delle canzoni a persone/momenti di vita.
Le ho espresso il mio entusiasmo, dato anche dal fatto che liste del genere vengono create dalla mia mente più o meno ogni volta che accendo l'ipod, e la signorina Stazzitta ha caldeggiato fortemente che tali elugubrazioni mentali le mettessi per iscritto, offrendomi un'ospitata sul suo blog, dato che il mio ha cessato di esistere con la chiusura di Splinder quasi un anno fa.
E dunque partiamo...cronologia portami via:

- Mia cugina Sadhbh  Mia cugina è irlandese (indi per cui il nome impronunciabile). Agli irlandesi piace cantare. Alla mia famiglia irlandese anche. Soprattutto quando poranonna era in vita non c'era pranzo o cena di famiglia che si rispettasse che non finiva con uno show canoro degno di X Factor con poranonna a capotavola come unico pubblico/giudice supremo. Io e Sadhbh (insieme a lo zio Tom – se chiama proprio così mi zio - padre di Sadhbh, fratello di matremi e primogenito di poranonna) eravamo le preferite, nonché il numero di punta dello spettacolo. In tenera età il nostro repertorio era traditional Irish, poi due folgorazioni:
1. un'estate i miei e i suoi decidono di fare un viaggio insieme in giro per le campagne irlandesi, verdi, silenziose e piene di pecore e pioggia. Io sono figlia unica e dunque viaggiavo con i miei zii per paura di morire di noia in macchina sola con i miei. I miei zii avevano preso in prestito la macchina di altri parenti, dentro c'era un box set 3 cassette degli Abba, lo consumiamo, così come consumiamo le orecchie dei miei zii. Thank you for the music diventa il nostro inno, nelle parole “thank you for the music the songs I'm singing, thanks for all the joy they're bringing” rivediamo il sorriso raggiante di mia nonna quando cantiamo per lei, glissiamo invece su “I am the girl with golden hair” dotate sin dalla più tenera età di una quantità abnorme di spessi capelli castano scuro.
2. Per un compleanno di mia cugina ci portano a vedere Les Miserables a teatro. Andiamo a rota. Compriamo l'audio cassetta del musical e un stop-play dopo l'altro ci scriviamo a mano tutti i testi (io premo i pulsanti, mia cugina scrive). Siamo piccole, le canzoni, e per i testi, e per le difficoltà vocali, sono molto più grandi di noi, ma non Little people che riarrangiamo a duetto e presentiamo, da lì al compimento dei nostri 12 anni, ad ogni occasione sociale che coinvolga la famigghia.

- Mamma  A proposito di famigghia...mamma cantava sempre, mamma mi cantava sempre, mamma suonava la chitarra, io e mamma organizzavamo le guitar evenings, eravamo star e pubblico di questi eventi casalinghi. Mamma era un'ex frikkettona. Mamma mi insegnava Joan Baez, Bob Dylan, Gaber, Simon &Garfunkle, i canti partigiani e quelli anarchici, Bob Marley, Jimmy Cliff, i Cheiftains, ma la nostra canzone da sempre e per sempre è Bird on a wire di Leonard Cohen. Chitarra (mamma) e due voci. Mamma fa le armonie, da piccola non le sapevo fare.

- Papà  Gli uomini non cambiano, Mia Martini. Si commenta da sola.

- Mamma e Papà  E un giorno di Guccini. Il giorno del mio 18esimo compleanno sono uscita di casa alle 6 e mezza per fare le fototessera per il libretto firmato da me a ricreazione ma arrivare comunque in tempo per la campanella delle 8. Sul tavolo della cucina ho lasciato una busta per i miei, dentro avevo trascritto le parole di questa canzone. Ad oggi non riesco ancora ad ascoltarla senza piangere.

- Giulia  Io e Giulia abbiamo fatto tutto insieme in questi quasi 30 anni di amicizia. Quasi tutto tranne cantare (se non al karaoke che con tutto l'amore che c'è, proprio Giulia ha organizzato per i miei 30 anni). Ma ne abbiamo ascoltata tanta di musica insieme e per quanto ci siano molte e nobili passioni musicali che condividiamo, non ultimo, né in ordine di tempo, né tanto meno di importanza, l'amore eterno per gli Smiths e il signor M, inesorabilmente legata a lei è Principessa di Marco Masini che ascoltavamo da preadolescenti col walkman in viaggio con sua madre e amici di famiglia in Portogallo. E Annarella dei CCCP.

- Primo Amore  Io ero primina, lui svolantinava per il collettivo all'entrata di scuola. Aveva lunghi boccoli castani, i piedi storti e degli enormi occhi color nocciola, i più buoni che io abbia mai visto. Ci siamo amati per un anno senza andare oltre il ciao e senza mai sfiorarci. Poi, dopo uno scambio epistolare estivo e lunghissimissime passeggiate assolutamente silenziose, ci siamo messi insieme. Siamo stati insieme sei mesi, poi lui mi ha spezzato il cuore mentre io ero a casa con la mononucleosi. L'ho però continuato ad amare per i successivi due anni, con alterne fortune. Non lo vedo quasi più, ma gli voglio ancora un gran bene e per sempre sua è Roses from my friends di Ben Harper. Ma la canzone di quel mio cuore spezzato è Another lonely day sempre di Ben Harper.

- Amore Numero 2  Se amore si può chiamare...diciamo una travagliata love story, con un mio amico di classe, latin lover dei licei di Roma, che dopo mesi di amicizia fraterna (che puzzava a tutti però. Tranne a me.) mi mise la lingua in bocca a buffo dopo una festa a casa dei miei. Divenimmo inseparabili per tre mesi, poi lo lasciai sull'aereo che ci riportava a Roma dalla gita di classe, divenimmo insopportabili fino alla fine dell'anno scolastico e poi incomprensibili per tutto l'anno successivo, rincorrendoci e crogiuolandoci nell'impossibilità (perché???) del nostro amore, stando sempre appiccicati, ma stando malissimo perché l'altro (o io o lui alternativamente) si tirava sempre indietro...comunque Tranquillo dei Sottotono è tutta sua!

- Amore Numero 3  Please pleaseplease let me get what i want è la mia canzone preferita. È una canzone perfetta. Quella sera pioveva ed eravamo nella sua Renault 4, sotto casa dei miei, accostati ai secchi della differenziata che a quel tempo avevano tentato di rendere più accattivanti con un cangurino che ti spiegava come fare la raccolta. Dal mangianastri dell'autoradio esce questa canzone, io e lui ci guardavamo nello specchietto retrovisore, si vedevano solo i nostri occhi nel riflesso. E la pioggia e il buio e la canzone. Era perfetto. Era quello che volevo. Ma no, non ebbi quello che volevo nemmeno quella volta. Io innamorata persa, ma lui, onestamente mi disse che non poteva darmi quello che volevo. Cuore spezzato numero due. La canzone di quel cuore spezzato è La canzone dell'amore perduto di De Andrè a parimerito con La canzone che scrivo per te dei Marlene Kuntz.

- Amore Numero 4  Ora siamo noraeemiliano, ma la canzone di Emiliano appartiene ad un tempo, tanti anni fa, quando io non sapevo niente di lui e lui sapeva di me ciò che segretamente leggeva su masochisticgirl.splinder.it. Sapeva che ero timida e che mi piacevano gli Smiths e che mi piaceva un timido con la barba e con gli occhiali (anche a quel timido piacevano gli Smiths, ma quello lo abbiamo scoperto dopo), lo sapeva per il testo di Girl afraid da me trascritto sul blog. E così mi chiamò in quel primo sms, dopo il primo bacio sulle note di A forrest dei Cure, mandatomi perché anche io potessi avere il suo numero, oltre che lui il mio: “buonanotte, girl afraid” scrisse.
E dunque Girl afraid degli Smiths è la canzone di Amore Numero 4, la canzone di noraeemiliano prima di noraemiliano, quando noraemiliano era solo in potenza.

- Stazzitta  Non poteva mancare! Non solo perché mi ha ospitato qui in casa sua, non solo perché siamo capitate l'una nella vita dell'altra un po' molto per caso in un'età in cui spesso non si ha più lo spazio per creare un'amicizia forte e ce ne siamo fregate e tra un cupcake, una pizza, un wrustel, un gelato, un trench, un succappera, un matrimonio reale, una pasta, un tiramisù ci siamo raccontate la vita facendoci i mejo pianti e le mejo risate, ma soprattutto perché con Stazzitta ho cantato tanto, sempre sguaiatamente, e ovunque. E la canzone di Stazzitta non poteva non essere di Tiziano. Lo sai, E fuori è buio è tua, per sempre.

 
 


giovedì 6 dicembre 2012

i TO DO dell'inverno 2012

A grandissima richiesta e con grandissimo ritardo -del resto fino a due giorni fa sembrava di stare in California, e vi vedevo scalpitare voi e i vostri piumini lucidi e i vostri finti UGG, ah se vi vedevo! -ritornano i TO DO dell'inverno 2012, dopo la summer e la autumn edition.

Come al solito, direttive su lifestyle e nuove religioni che vi faranno essere super cool e rientrare nei vostri mitici jeans.
Attenzione, ché stavolta ci andiamo giù pesanti.

1- Capodanno CHE? Lo so che state già in ansia, lo so che avete appena superato il trauma del domandone sulle vacanze estive, lo so che nessuno c'ha una lira e diventa anche brutto raccontare alla gente che le lenticchie le mangiamo da aprile, che costano poco e riempiono tanto e magari quella cosa dei soldi è pure vera (si si, certo), eppure mettetevi l'anima in pace, ci sarà sempre lo stronzo di turno che vi chiederà a bruciapelo, quando non siete preparati: "e a Capodanno che fai?".
In una società bigotta e castrante che ritiene ancora troppo invadente e poco educato chiedere "sei gay?" questi impiccioni guastafeste fateviicazzivostri girano a piede libero, seminando panico e senso di inadeguatezza..."perché? che devo fare a Capodanno?" TI DEVI DIVERTIRE. Non esiste al mondo che non ti metti una roba sbrilluccicosa, possibilmente swaroskata, che non ti piazzi un bel gloss rosso da battona sulle labbra, non esiste la scarpa bassa, non esiste che a Capodanno non si scopi. Non esiste. Bisogna festeggià. Bisogna fa il panico.
O meglio, bisognava.
Il Capodanno 2012, sempre che i Maya non decidano di farci sto bel regalone di natale, prevede pigiama (possibilmente brutto), libro, tisana, pochi amici, i più silenziosi che avete. A mezzanotte si brinda con la Bonomelli, a mezzanotte e venti si dorme. Niente sesso, che tanto sarete tutte mestruate. Voi, io ormai c'ho rinunciato. Il primo che tira fuori un fuoco d'artificio è fuori.

2- Acquistare arte contemporanea Certo c'è la crisi, certo abbiamo a malapena danaro per soddisfare i bisogni primari (cibo, riscaldamento, Margiela per H&M) eppure un trend che registro soprattutto tra amici normali con redditi normali, è l'acquisto di opere di artisti contemporanei, meglio se sconosciuti, meglio se molto grafici, meglio se costosissimi. Io che nella vita mi sono congiunta carnalmente con diversi di loro (poi vabbè c'ho preso pure un paio di lauree, ma figurati che credibilità posso avere), in verità vi dico che nove volte su dieci state a fa una cazzata. Non vale mai la pena economica, non acquisteranno valore, a meno che non venga ucciso da Silvio Berlusconi durante la notte degli Oscar difficilmente il gggiovane avrà la visibilità necessaria a far salire le quotazioni. Ma se vi piace fate bene, compratelo, guardatelo tantissimo, mostratelo agli amici e salvate il mondo dalle tele di Ikea con Audrey posterizzata.

3- X-Factor Questo è un TO DO NOW. Vi ho dato finora il tempo di scoprirlo da soli, ma ho paura che sia troppo tardi e dato che stasera c'è la prima parte della finale e il tempo stringe, ora o mai più. X-Factor ha compiuto il miracolo, ha messo d'accordo tutti e riconciliato con il trash pure i più snob che non hanno la TV e forse ancora sciacquano i panni al fiume con la Marianna che la va in campagna quando il sole tramonterà. Questo perché è un programma della madonna, c'è tutto: la merda (grazie Simo), la musica (grazie Morgan), lo spettacolo (grazie Elio), e una che è dimagrita da guardare con morbosa attenzione (grazie Arisa) e in più ti permette di odiare liberamente dei perfetti sconosciuti che tentano di coronare il loro sogno di gloria. Non so, che volete di più, il sangue? Stasera e domani, come al solito, facciamo il livetwitting su Twitter, uniti contro Ics ce la possiamo fare.

4- La punta quadrata. Io non ci credevo, eppure è tornata. Io che l'ultima volta l'ho indossata nel 1996 alla festa di compleanno di @livaletutti al Cilindro di Roma, location assai prestigiosa e gettonatissima per i diciottesimi, non potevo credere ai miei occhi quando ho visto (e apprezzato) tronchetti neri, super basici, con una bella punta squadrata da stronza darkettona. Mi sono guardata i piedi e ho provato per le mie puntarelle vintage un senso di disagio pari solo a quello che provo in presenza delle punte tonde della Camper. Per tutte, è arrivato il momento di correre ai ripari.

5- Il delirio di onnipotenza da social network. Ne so qualcosa, lo rischio ogni giorno, poi fortunatamente c'è tanta gente che conosco -e farei spesso finta di non vedere per strada- che mi ricorda cosa è davvero la dignità, online e offline. Quando hai un blog, di qualsiasi tipo, un account Twitter, una pagina Facebook, un cazzo di badge sbloccato su Foursquare, qualunque cosa ti metta di fronte a un computer, in solitaria, a scrivere per un pubblico X, a un certo punto scatta la dinamica schiavo-padrone del feedback.
Se il feedback è positivo, sui social, diventa moooolto positivo: l'iperbole è l'unica figura retorica che si usa e tutti siamo geni, tutti siamo fantastici, tutti dovremmo pubblicare una Treccani di cazzate, dodici e-book, sedici autobiografie. Essere lo scrittore preferito dei lettori è un attimo, e questo dovrebbe già dirci molto, per esempio su cosa altro legge chi ci legge, ma invece no. Noi dritti alla meta a sentirci sto cazzo.
Se il feedback è negativo, sui social, diventa moooolto poco negativo: siete tutti invidiosi, del resto se gli altri ci dicono che siamo dei geni, fantastici, che dovremmo pubblicare ecc ecc, mica saranno tutti scemi no? Capirete bene che non si va da nessuna parte, e ve lo dice una che, la seconda volta che è stata fermata per strada "scusa, ma tu sei Stazzitta?" ha creduto veramente che potesse funzionare. Poi sono rinsavita e sono andata a lavorare. Ma la megalomania va tantissimo, a piccole dosi potrete usarla anche voi, soprattutto con chi non usa i social e non ci capisce un cazzo. Magari in vista della primavera poi ridimensioniamo tutto. Mi raccomando.

mercoledì 28 novembre 2012

E nun ce ne sta.

Non ho il tempo di scrivere questo post. Non ce l'ho fisicamente.
Mi sono scordata di mangiare oggi, non è normale e non è buono, ma evidentemente il mio stomaco ha abdicato al cervello, ché forse si è capito che tutto va e torna lì e non è il caso di nutrire altro.
Ci guadagnassi almeno in cellulite.
Mi perdo i pensieri, vorrei avere il tempo di tirare fuori una penna ma non ne ho più, ho un'app sul cellulare con cui segno parole chiave e concetti, sperando di avere poi la lucidità per ritrovarli e non succede spesso, non succede sempre.
Ed è come non aver mangiato, per quanto mi riguarda, se non peggio.
Se mi sveglio di notte e succede qualcosa e poi mi riaddormento, quella cosa automaticamente viene dimenticata, non è mai successa, il mio cervello non la registra. Chissà quanti appunti potrei prendere, e invece il sonno mi si risucchia, non concede altro spazio, forse perchè quando ero piccola di notte non dormivo mai, la prima volta avevo 4 anni e avevo battuto la testa contro il bordo di ferro del tavolo di un bar.
A saperlo prima.
Non avevo tempo per scrivere questo post, eppure 5 minuti per dirlo li ho trovati.
Potevo mangiare una kinder brioss, che adesso ho tantissima voglia di una kinder brioss.
Adesso ho tantissima voglia anche di una notte lunga in cui mi sveglio mille volte e non lo so.
Ora mi manca un bar coi tavoli in ferro e sono a posto.
Avessi altri 5 minuti lo cercherei.
E invece.


domenica 25 novembre 2012

Siamo tutte Brenda Walsh

Visto il planetario successo della rubrica Riti di passaggio, ovvero Momenti televisivi fondanti di un'identità, è il caso di ricordare un altro tassello fondamentale di quel puzzle di inadeguatezza che era l'adolescenza negli anni '90.
Quando ero piccola credevo che il massimo della goduria fosse vedere Saranno Famosi, specialmente la puntata in cui Doris batte la testa e sogna di essere nel Mago di Oz, e poi un giorno è arrivato Beverly Hills 90210 e nulla è stato più come prima.
C'era tutto: la bionda, la mora, la cretina, la secchiona, il mare, i surf, le tettine, gli anfibi, le gonne lunghe di velluto che non è che ti facevano grande il culo, sembravi proprio il divano di nonna messo in verticale, c'erano le frangette laccate e c'era Dylan, e aveva quelle magliette bianche e il giacchetto di pelle (James Dean copyright) e la droga e la moto, e io ancora non sapevo che nella vita vera poi mi sarei scelta il più (anche fisicamente) Brandon Walsh che potessi incontrare, quindi lo amavo maledettamente e soffrivo per il suo rapporto col padre come se fosse il mio.
Dylan naturalmente lo volevano tutte, soprattutto Kelly Taylor, la bella e ricca della scuola, quella che nelle prime serie era la più figa, poi deve essere arrivata una sceneggiatrice avida di vendetta, perchè nelle serie dopo viene stuprata, drogata, derubata, ingannata, lasciata, tradita, quasi bruciata viva in un palazzo. È il karma, Kelly, stacce.
Tra le mille puntate, una in particolare avrebbe dovuto insegnarmi tanto e invece la sottovalutai, troppo impegnata a imparare il balletto dell'esibizione di Emily Valentine, in cui comunque scoprii l'importanza di un tubino nero stretch, che poco non è.
La puntata è quella in cui Brenda lascia Dylan.



Analizziamola insieme.
Intanto i Rem di sottofondo, che tutti sanno che solo i Baustelle portano più sfiga a una coppia, e già si intuisce che non è una buona serata. Lui vuole chiaramente pomiciare mentre lei è sconvolta, ha tanti pensieri strani, certo lui quant'è sexy (con quella fronte chilometrica e quelle tredici battute in dieci stagioni) e lei sotto sotto è felice di aver fatto l'amore e di essere quasi rimasta incinta e di essere stata per questo lapidata dai suoi genitori bigottoni provincialoni, ma sente allo stesso tempo di aver "oltrepassato un confine immaginario" perché adesso deve prendere la pillola, andare dal ginecologo, ha l'ansia, pora stella, non se la sente.
Dylan la rassicura, "tu hai solo paura" le dice, l'abbraccia pronto a rimandare la perfetta ammucchiata in macchina perché sta stronza c'ha le paturnie, e lei, invece di ringraziare iddio e la madonna tira la corda, gioca col fuoco, caga fuori dal vasetto.
Crede che sia meglio lasciarsi.
Brenda sei seria? stai a fa na cazzata, lo sai?
Brenda non sa che da lì in poi sarà tutta in salita, che le fans la odieranno per aver sputato nel piatto in cui tutte avremmo voluto mangiare, non sa che la pillola ti fa pure dimagrire se scegli il dosaggio giusto, non sa soprattutto che come ti muovi una Valerie Malone ti fulmina.
L'inetta non sa, eppure agisce.
Come da lì in poi avrei fatto io tutte le volte che mi sono trovata nel panico con un uomo.
Il delirio di onnipotenza di quando qualcuno ti ama nonostante la tua mediocrità (e nonostante un occhio tre centimetri più in basso di un altro) fa dei danni che nemmeno nella finzione si possono recuperare, figuriamoci nella vita reale.
Da lì in poi sarei stata Brenda Walsh, e Lelaina Pierce, e Joey Potter, e Rachel Green, e Carrie Bradshow, reginette dell'autosabotaggio sul piccolo e grande schermo, personaggi che del "vediamo dove arriva" hanno fatto la loro fortuna televisiva, e questo solo e soltanto perché a guardarle c'erano cretine come me, donnette malate di drama, anne karenine del nuovo millennio, mentecatte che non avevano capito che poi, in fondo in fondo, al di là di ogni capacità di autocontrollo, quello su cui puntare non era Dylan.

Era David.

domenica 18 novembre 2012

Via. Stop.

La dieta, i soldi, il sito, la tv, stazzitto, stazzitta, stozzitta, stozzitta?, la farina e il latte, i jeans, il regalo dei 30 anni, le domeniche, i lunedì, whatsapp, le email, la chat, la merda, le notifiche, youtube, le prove dei dolci, lo smalto invernale, il tutorial, le attese, la gente, gli amici, mia madre, i capelli corti, il liveblogging, il wifi, la polenta e il tartufo, il rugby, la vita, i depeche mode, l'ipod, il 62 alla fermata, il museo, i libri, le carte regalo, los angeles e las vegas, la nettezza urbana, gli scatoloni in salotto, la bocca dello stomaco, x factor, sam sparro, roma, milano, napoli, bologna, new york, londra, il punto e a capo, il tempo, i sorrisi, il meteo, le neve a ostia, i lacrimogeni, benedetta parodi, lolita, le sigarette, lo spazio tra le cosce, il ciclo, l'arco della pace, le sopracciglia, i jeggins, il co-working, la vita facile, i sorrisi, le foto, la Caffarella, i lavoratori, il metforal, la candeggina, la soia, i live dei velvet underground, le chiavi di casa, le cene aziendali, fighedomani, le lettere d'amore, i gufi, le colpe, i premi nobel, la finta passione, la vera pietà, l'overload, le luci di natale, ugo mulas, le magliette nere, le dita, il sesso, il caucciù, le fototessera, il blog, il blob, il flop, la teglia da muffin, le borse di tela, i cappotti a uovo, i capelli lunghi, la morte, i buchi delle serrature, gli algoritmi, i tanaliberatutti, il coltello, i profumi, le primarie del piddì, il bianco e il nero, pino pascali, la colla spray, il duemila, pierpaolopasolini, la ragione, le spalle, la spesa, il frigo, la cheesecake, la medicina, il caricabatterie, i post, il pre, le dashboard, la luce pulsata, il dark social, unicorni e dinosauri, il quasi cachemire, i pound, la fretta, il dolce far niente, i torrent, i provvedimenti disciplinari, battaglia navale, i direct messagges, i trasferimenti, le carte scoperte, i 10 euro a testa, la voce di arisa, le cartoline, il mosaico, gli anfibi, la farnesina, il borghetto flaminio, l'opinabilità, le scopate, le braccia tatuate, i figli illegittimi, i libri illeggibili, gli alieni, trastevere, pinterest, i kg, le didascalie, le maschere da sub, la semipermanenza, i ferri da calza, gli "abbassa la voce", il bene, i link, il di più non superfluo, le keywords, la pancia, le tele, la grecia, la stessa minestra, l'islanda, la neve, le retine, il fumo, la vodka e il limone, i sassi sotto i piedi, la bellezza, le parole, il silenzio, il flamenco dancer, il vuoto che esiste ma non va riempito, Leiden, la bici, i costumi da bagno, le polpette, movember, il verde, le risposte, la tranquillità, la lingua, i compleanni, le minigonne, il respiro.
Il respiro.

mercoledì 14 novembre 2012

H

Riesco anche poco a parlare, oltre che a scrivere.
Forse perché riesco poco a riflettere in italiano o in qualsiasi altra lingua codificata.
Reagisco a quello che mi succede con poche, pochissime inquietanti espressioni.
Mh.
Uh.
Ah.
La più usata è di certo una che non saprei come scrivere, forse solo una enorme H, un risucchio di fiato come quando qualcosa vi spaventa all'improvviso, il riflesso involontario di una bocca che si apre e nemmeno un suono che ne esca, solo il respiro, solo il soffio.
Ecco, quel soffio sono io.
Aria, solo aria che esce dal cervello, una vocale al massimo, poche consonanti, che già chiudere la bocca e riaprirla è uno sforzo comunicativo che non vedo come e perché dovrei sostenere.
Niente parole comunque, che non raccontano nulla le parole se quello che devi dire è sempre la stessa cosa, ripetuta miliardi di volte, ormai così conosciuta da non dover essere nemmeno spiegata, nemmeno identificata, nemmeno avvertita, percepita. Ripeti miliardi di volte la parola "casa" e perderà il suo significato, ma ci abiterai comunque ancora dentro.
Ecco, quella "casa" sono io.
Non lo so quanti sono 30 anni per avere a che fare con se stessi, so che quando ne avevo 7 mi sentivo già grandissima e avevo un sacco di vita da ricordare e da poter insegnare e quindi forse 30 sono un bel po' di roba, fatto sta che ultimamente ricordo anche poco, ma quello è istinto all'autoconservazione, ché non è sana la memoria, mette tutto in discussione, tira fuori roba che non serve, che non vuoi, che non hai più, e se non l'hai più dove è finita? Dovrò mica mettermi a cercarla?
E allora metto in mezzo roba nuova, gente nuova, storie nuove, colmo vuoti ancora pieni, li svuoto di noia e li riempio di volontà, di possibilità, tutto mio, niente di condiviso, faccio il lavoro sporco, senza domande e -giammai- risposte. Me la canto e me la suono, a forza di H interpretabili come voglio, a posteriori, tanto la lettera è muta, lo sono anche io.
Sto zitta.
Stozzitta.
Ho voluto la bicicletta, ma io non ci so andare.



mercoledì 7 novembre 2012

Mimetizzami.


Sto provando a scrivere un post da una settimana, prima scrivo delle cazzate sullo shopping, poi scrivo sul fatto che non piango da un mese e mezzo e ho paura di non saperlo più fare, poi scrivo di roba di attualità della quale in fondo non me ne frega nulla, ché lo capite anche da soli che se non so più piangere il problema è grave e serio e va affrontato.
Parto domani, sto 5 giorni fuori, annegherò nella pioggia e nello shopping (il meteo inglese aiuta tantissimo l'organizzazione di un weekend chiusi da Topshop), nel frattempo cerco di capire se sta leggerezza d'animo l'ho finta così bene che mi sono convinta o se ho imparato a ridimensionare tutto, che ecco, a 30 anni, sempre meglio tardi che mai.
Non credo comunque.
Non credo proprio.
Dieci-anni-dieci di attacchi di panico mi hanno fatto pensare che ridere e piangere fossero due azioni identiche, quasi complementari, invece col cazzo, non credeteci mai a queste banalità da maniaci dello sfogo, abituatevi a riconoscere il magone dal mal di pancia per le troppe risate, che il nero e bianco esistono e il grigio sbatte a tutte.
Io, per esempio, ora come ora, voglio solo il camouflage.

 

Fate i bravi, torno presto.




ps: l'aggiornamento dell'ultima ora è sulla mostra di Tim Walker alla Somerset House. Se volete dell'ottima fotografia di moda e siete nei paraggi, andateci.
Un'anticipazione qui.


martedì 30 ottobre 2012

RITI DI PASSAGGIO, ovvero Momenti televisivi fondanti di un'identità.

Arriva prima o poi il momento di scoprirsi davvero, per quello che siamo.
Il momento in cui aprire un varco dentro di sé e raccontare al mondo quali siano stati i passaggi fondamentali della propria crescita, cosa ci abbia reso le persone speciali e uniche che siamo.
Ho rimandato troppo a lungo questo confronto, lo prendo adesso come un punto di partenza e non di arrivo, per un rapporto con voi che leggete, basato davvero sulla sincerità e sul desiderio di condividere.
Nel profondo.
Inauguriamo dunque la rubrica

RITI DI PASSAGGIO, ovvero Momenti televisivi fondanti di un'identità.

Nella mia crescita ricordo precisamente alcune tappe, alcune prese di coscienza, attimi in cui tutto è stato chiaro su chi ero, cosa volevo, come ottenerlo, cosa sarebbe stato importante per il resto della mia vita e cosa no.
La prima, la più emozionante è stata questa.

NON È LA RAI.
Tornavo da scuola, mangiavo veloce, io e mia sorella spostavamo la poltrona in salotto per avere più spazio e iniziava Non è la Rai. Il periodo più felice della mia esistenza.
Ballavano, erano vestite tutte abbinate, e tutte dell'Onyx e della Phard e io AVEVO delle cose dell'Onyx e della Phard, le compravo a Via dei Castani e mi sentivo fichissima. Cantavano canzoni di merda come Dio come ti amo, che non mi spiego tuttora a chi sia venuto in mente di dare la combo Modugno/Cinquetti a una ragazzina di 16 anni (ma vabbè, era il pretesto per una serie di inquadrature intensissime che adoravo, tipo che Alessia Merz non ha mai recitato così bene) ma anche canzoni della madonna come Tele Tele Telefonarti ( "se mi rispondi riattaccherò, col mio silenzio ti stupirò" poi dici che una viene su così ).
La sigla, ma solo quella originale, il cruciverbone, Mary Patty, Cristina Quaranta, Francesca Pettinelli, Emanuela Panatta, tantissimo Please don't go, lo zainetto di Ambra, il Perchè viviamo di Miriana, fino alle gloriose e memorabili serate di Bulli e Pupe, con le ragazze in versione "ballo delle debuttanti" in prime-time, tutto era materiale per me, giovane stronzetta con le tette già grandi che sapeva che un giorno sarebbero stati utili tutto quello smorfiettare e tutti quei testi imparati a memoria. Infatti come rimorchio io ai Karaoke, levatevi proprio.
Ma una puntata più delle altre mi ha insegnato tutto. TUTTO.
Tutto quello che c'è da sapere sulle relazioni e sul flirting io l'ho imparato lì.



Prima di tutto, al Gianluca Grignani di allora la Stazzitta di oggi darebbe tre colpi (maglione splendido, capelli morbidissimi e puliti) ma poi, vogliamo parlare dell'imbarazzo? della tensione sessuale tra lui e Alessia Gioffi? del bisogno fisico di toccarsi di lui e della paura fottuta di lei, di lui che le dice qualcosa all'orecchio? delle altre ragazze che rosicano come non si rosica mai più nella vita? quello è stato il momento in cui ho capito che avrei avuto un potere. Che sarebbe bastato essere diversa dalle altre e spontaneamente cretina come solo una che si fa chiamare Terminator può essere e avrei avuto un uomo meraviglioso e fintogrunge che si sarebbe inginocchiato per me.
Beata innocenza.
Quello è stato un passaggio determinante nella crescita di tutte noi e del programma stesso: la vita vera entrava nella trasmissione, in quel playback svelato si annidava la fine della fiction meglio organizzata della tv e l'inizio della stagione fallimentare-sotto-ogni-aspetto dei talent/reality di Mediaset. Non ce ne fregava un cazzo se fosse brava a ballare, volevamo tutte sapere una cosa sola:
ma con Grignani, poi, c'aveva scopato?
Si vocifera che siano andati a prendere una cioccolata, ma io li voglio ricordare così, con lei che fa la sua mossettina tipica di alzare gli occhi al cielo e svolazzare con le mani e lui, fatto di hashish e promettente come mai più.
E io, eccitata come un bufalo,
che li guardavo a bocca aperta.



Ps: questo post è dedicato a @SugarKane e @ClabHouse, che iddio li benedica e protegga sempre.

lunedì 29 ottobre 2012

Pill Tapes, ovvero la salvezza.

Attenzione, che questa è una storia vera.
Solo a ripensarci adesso mi vengono i brividi.
Me ne sto lì, tranquilla tranquilla, a canticchiare Troppo buono di Tiziano Ferro (ove per canticchiare si intende bocca spalancata, piastra per i capelli a mò di microfono inclinato verso l'alto, occhi chiusi e fronte corrucciata a dare intensità) quando, improvvisamente, mi sento poco bene.
Inizio a sudare freddo, le gambe cedono, vedo tutto bianco e mi ritrovo a terra, in stato di semi-incoscienza, con la piastra per i capelli che mi ustiona l'interno coscia.
Sola in casa, ché Titti si canta in solitudine, potrei morire così, nell'indifferenza più totale, con i capelli crespi, in mutande, senza nessuno accanto che tiri fuori il vestito lungo a stampa pitonata di H&M pagato 10 euro ai saldi con cui voglio essere seppellita.
Ho esagerato, ho abusato di Tiziano Ferro, sono stata incauta, non ho cantato responsabilmente e questo è il risultato: sono posseduta dal morbo melodico, la sindrome di Rismi (Radio Italia Solo Musica Italiana) è ormai conclamata, altri 5 minuti e potrebbe venirmi voglia di una french pedicure, o di andare in vacanza in Salento a fare un giro dentro me (semicit.).
Penso che sto per morire, e che mi troveranno sfatta, spettinata,
con la bava alla bocca e l'orrida traccia 5 in loop e allora tutto sarà perduto, tutto sarà cancellato, tanti concerti, tante serate, tanti mp3 di Bjork saranno stati vani, al mio funerale canteranno Emma Marrone e la mia memoria sarà infangata per sempre.
Poi, d'un tratto, la luce.
La luce accecante della salvezza.
Questa luce.
Qualcuno sa, qualcuno vede, qualcuno sta ascoltando il mio grido d'aiuto.
Qualcuno ha previsto tutto.
Mi trascino sul pavimento, senza forze, come posseduta da una coscienza aliena che telepaticamente mi tiene in vita, riesco a prendere il telefono in mano, scopro un link, lo apro e c'è questo.



Faccio partire il video, milioni di immagini al minuto mi passano davanti agli occhi, questa malattia (chiaramente ereditaria nel mio caso, ché mia madre va ai live di Massimo Ranieri) si palesa in tutta la sua malvagità e immediatamente è tutto chiaro.
Pill Tapes mi sta salvando la vita.
Suoni prodotti da gente che non so manco chi sia (a parte Aphex Twin, certo) e della quale non saprei pronunciare il nome (tipo XXYYXX), perfettamente equilibrati, calibratissimi, scelti con la maestria che solo l'onniscienza permette, il sangue riprende a circolare, le gambe riacquistano sensibilità, i valori tornano normali e smetto di rantolare in sanscrito:
questa gente è venuta dal futuro per salvarmi dal passato.
Hanno letto il post, hanno intravisto i sintomi di una degenerazione mentale, hanno usato la loro scienza per me, che ad alcune blogger regalano i cosmetici ma, scusate se io sono più figa, a me danno
la MUSICA PERFETTA.
Ora so cosa fare, in caso di malessere, so che potranno aiutarmi ancora, e che con questa malattia si può convivere, ho la mia terapia farmacologica e mi sento una persona normale, posso correre nei prati e giocare con gli altri bambini. Fatelo anche voi, fatevi salvare la vita, la giornata, il rodimento di culo del lunedì, il down domenicale, il ritardo di trenitalia, il post sesso del venerdì sera, fatevi salvare.
Fatevi salvare da voi stessi.
Grazie Pill Tapes, non so come avrei fatto senza di voi.
Di cuore, davvero.
Grazie.


http://www.pilltapes.com/
https://twitter.com/PillTapes
https://www.facebook.com/PillTapes





giovedì 18 ottobre 2012

La musica degli ex

"Quando nasce un amore non è mai troppo tardi" cantava una che ha esagerato con le dentiere ma che a Sanremo ancora spacca i culi, invece spesso quando un amore finisce è il momento perfetto per riprendersi in mano la vita, le lacrime, i propri cazzi e ricominciare da zero.
Restano pesanti eredità, strascichi emotivi, zavorre quotidiane (per esempio, come si fa a non telefonarsi alle due del pomeriggio? che si fa quando non si ha il ragazzo tra le 14 e le 14.15? Si aspetta Uomini e Donne ok, E POI? ) ma restano anche tracce di un mischione culturale che se siamo stati insieme ci sarà un perchè e vorrei riscoprirlo stasera. Nell'ipod.
Questo post è la biografia musicale (postuma, poichè oggi ho realizzato di non aver salvato 10 anni di musica nell'hard disk esterno e il pc non si accende più) di Stazzitta in love, dal primo bacio a oggi, pomiciate comprese.

1995: avevo tredici anni e le tette di adesso, in spiaggia facevo la mia porca figura e c'era la classica comitiva del mare, tutti con la chitarra, c'erano i falò con le pannocchie e le birre, le bicilette, la sala giochi, il pienone di clichè. Mi piaceva uno che aveva 21 anni, cantava benissimo, occhi celesti e capelli scuri, ce l'ho ancora su FB, insomma sarà stata l'ormonella puberale o che il poro Baglioni lo abbiamo consumato, fatto sta che per me questa canzone è LA canzone d'amore per eccellenza e "non tagliare i tuoi capelli mai, mangia un po' di più che sei tutt'ossa" è la frase più dolce che abbiano mai scritto. E che, per ovvie ragioni tricotiche e di metabolismo nessuno mai mi dirà.

1996: il mio primo ragazzo vero era mezzo napoletano, c'ho ancora su FB anche lui, poi si scoprì che gli piaceva la mia migliore amica come nei grandissimi classici e allora vabbè io piansi tutte le mie lacrime mi umiliai e continuai per lunghissimo tempo ad ascoltare la sua musica. Cioè il rap. Facevamo all'amore ascoltando i Bisca, i 99 posse, Speaker Cenzou, altra varia gente che credo ora sia morta di overdose e disoccupazione, ma soprattutto una canzone, ancora vivida nella mia memoria, che diceva "lo sperma del diavolo è freddo, il diavolo non prova soddisfazione". Da un'esperienza sì romantica avrei dovuto capire tanto di me e di lui e di noi insieme, invece un cazzo. Recidiva dall'inizio.

1998/99: mi lascio con il napoletano, mi strappo i capelli, soffro e sto male, poi conosco l'amico di una mia amica che gli piacevano tanto i gelati magnum e odiava toccare il velluto, suonava se non ricordo male il basso e ascoltava in quel periodo i Colle der Fomento, ci baciamo a Capodanno, a casa di un tizio mai più visto, ci baciamo tantissimo, con kili di lingua, poi io me ne vado a casa presto, che ero piccola e lui bacia, credo con gli stessi kili di lingua, una mia amica. Un altro grandissimo classico, inizio a credere di aver vissuto la mia adolescenza a Melrose Place e evidentemente con amiche più fighe di me. La sua eredità, musicalmente parlando è Il cielo su Roma, da Scienza Doppia H, disco che ho sempre amato tanto, ma mai come Odio pieno (1996). C'ho su Fb anche lui.

1999: ero una ragazzetta hiphoppettara, andavo a ballare tutti i venerdì sera all'Alpheus che puzzava di vomito già allora e pomiciavo come se non ci fosse un domani. Modestamente io e il mio gruppetto di squinzie eravamo le regine della festa e avevamo conosciuto dei giovincelli che breakavano, tra cui uno calabrese col piercing alla lingua e un albanese che si faceva chiamare Angelo, l'uomo con gli addominali più scolpiti che abbia mai visto dal vivo. La sua colonna sonora, rodata in intere serate di strusciamenti attraverso i pantaloni larghi e i microtoppini è abbastanza imbarazzante, ma se la ascolto ballo ancora. Lui, non ho idea di che fine abbia fatto.

1999/2002: il primo grande amore della mia vita, anche lui più grande di me, è tuttora una delle persone a cui sono più affezionata. Stavolta lui piaceva alla mia amica ma non il contrario, il che ci creò qualche problema all'inizio ma poi la storia fu bellissima e mi sono ritrovata di recente a ringraziarlo, di cuore, per l'amore pazzesco che ci siamo dati. Ascoltava musica eccellente, io del resto avevo 17 anni e già avevo il mio bel bagaglietto di cantautori e fisse adolescenziali. Tra le miliardi di canzoni, di notte, a Castel Gandolfo nella Panda scassata e gelida,  Pandora's Aquarium di Tori Amos è la più adatta, la più iconica di quel periodo, e naturalmente quella che canto peggio. Però certi spogliarelli su Little Amsterdam che non ve lo sto a dì. Ovvio che siamo amici su FB.

2003/2006: altra storia importante, lunga e pienissima di musica, scambiata, cantata, masterizzata su cd dalle copertine autoprodotte, poco ballata che non sapeva ballare un granchè. Tantissimi cantautori, e roba forte che già avevo e mi porto volentieri dietro, De Andrè, Guccini, Capossela, Ivan Graziani, i Subsonica, tanti concerti ma soprattutto i Tre allegri ragazzi morti e soprattutto una canzone, che resta bellissima, nonostante tutto sia andato a finire abbastanza di merda. Non dico che "mi è rimasto un buco al cuore", ma insomma l'amaro in bocca un po' sì. Ma vabbè, sti cazzi.

2006/in corso: il mio attuale ragazzo, che iddio lo protegga e lo mantenga sano, sa cantare solo una canzone. Quella canzone è di Alan Sorrenti. Vi giuro che è davvero l'unica canzone della quale conosca tutto il testo e sappia la melodia, per le altre riesce a ricostruire una mappazza di note e parole sbagliate che mai riuscirai a distinguere Leonard Cohen da Gigi Finizio. Ma mi rifiuto di ricevere quella roba in eredità quando e se (tocco ferro) ci lasceremo, quindi, essendo un appassionatissimo di dance anni 90 (risata libera) ho deciso che la nostra canzone dell'amor perduto sarà King of my Castle, il mio capolavoro truzzo preferito, la canzone con la quale, un giorno, romanticamente, mi piacerebbe arrivare all'altare. Se ci riesco vi invito, promesso.




sabato 29 settembre 2012

Perdere un treno. Prendere un treno

Poi certe volte si ha bisogno di un treno.
San Francisco deve essere una città meravigliosa se è vero quello che si vede nei film, gente che sale sugli autobus al volo, appesi per un braccio, con una gamba penzoloni e i capelli al vento. E le salite e le discese.
Io oggi a Milano e poi a Riva del Garda ci sto andando così, con un braccio solo e il cuore leggero, come se ci fossi capitata per caso, come quelle feste a cui ti portano gli amici che poi ti diverti da pazzi e te le ricordi a vita.
Io non me lo ricordo perché ho aperto un blog, forse avevate smesso di ascoltarmi o forse ero stanca della mia stessa voce, ma inizio a credere che qualcosa si sia mosso, come se mi avessero montato un braccio in più, qualcosa che mi facesse lavorare velocemente o meglio, prendere e dare, eliminare gli alibi, sentirmi diversa, per una volta in senso buono. L'ho fatto per me, tanto tempo fa, sperando che nessuno sapesse, sapendo che qualcuno leggeva, scoprendo che tutti capivano. Non ero poi cosi profonda, non cosi illeggibile.
È stata una gioia, accorgersi della semplicità, capire che ero tutta qui, nero su bianco, senza più sorprese, che potevate prendermi al volo, per cinque minuti o tutti i giorni e sarei stata capace di farmi trovare.
Poi tornavate e la paura mista all'orgoglio, l'entusiasmo e l'inadeguatezza, io che sono niente ma posso essere tutto, che fare la libraia secondo alcuni è la mia forza, io che non sono carne da macello, ma mangiami e sarò felice.
Adesso vado a non vincere un premio, mi avete candidata voi in una categoria difficile e catartica per me che faccio ridere e piango tanto, ma competo con gente che è più intelligente e arguta di me, più dolce e più scoperta. Io sono ancora piccola, ma magari ci arriverò, e se restate nei paraggi, insomma, mi fa piacere se restate.
Non lo faccio per retorica, lo faccio per davvero, grazie per il credito, per il tempo, grazie per leggere.
Grazie per leggere.
Grazie.

venerdì 14 settembre 2012

Titanic: Vi fidate di me?

Qualche tempo fa mi è arrivata una mail dalla 20th Century Fox.
Immediatamente ho pensato che finalmente si fossero accorti di me e volessero produrre una trilogia sulla mia vita, che so che il pubblico sta aspettando, e invece mi chiedevano di scrivere un post a tema Titanic, in occasione dell'uscita del film in blu-ray oggi 14 settembre.
Io che in cambio di un porno Di Caprio gratis vendo la povera mamma, ho naturalmente accettato e mi sono vista recapitare a casa una fichissima Titanic Box con dentro le edizioni del film in Dvd, blu-ray e addirittura in 3d, un libro fotografico che se avessi avuto a 15 anni sarei stata reginetta del ballo e vari altri gadget graditissimi. Ora, cosa scrivere su Titanic? sono passati tanti anni, io mi ricordo solo le lacrime, tante lacrime, l'angoscia, l'acqua, e quanto era bono Leo, e quanto l'ho atteso il film, visto che già con Romeo e Giulietta avevo deciso che saremo stati fidanzati per tutta la vita.
Quindi, dato che non solo la povera Kate Winslet invecchia, ma anche la sottoscritta, oggi pomeriggio ho rivisto il film, per intero, 187 minuti di cinema e ansia.
E nel frattempo, scrivevo per voi.
Mettetevi comodi. E possibilmente asciutti.
Iniziamo.



Ore 16 e 20: inizia. Musica, la gente al porto saluta quelli sulla nave, mi viene già da piangere.
Scopro che non mi ricordo nulla, chi sono sti moderni? Giravano un docu-film  sul Titanic? Ma quanto tempo è passato da quando l’ho visto? Quanto sono anziana adesso?
Ore 16 e 26: camino e pianoforte sommersi, e io penso solo “quanti soldi buttati”. Solidarietà alle famiglie delle vittime.
Ore 16 e 34: Chi ha fatto i casting? Questa vecchia non può essere Kate Winslet, è troppo magra. Troppo troppo magra. Je piacerebbe.
Ore 16 e 45: oddio che dolce, le foto e i pesci rossi, la vecchia viaggia con gli affetti più cari.
Ore 16 e 48: prima apparizione di Leonardo, inquadratura stretta sugli occhi, quel buco della varicella in mezzo alla fronte mi provoca già delle turbe. Ho di nuovo 15 anni.
Ore 16 e 50: mando avanti tutte le pippe su come è affondato, non ci capisco un cazzo e voglio solo Leonardo. Adoro avere il dvd, sono il re del mondo!
Ore 16 e 51: daje con il 1912!! scompare la vecchia, largo ai giovani! Kate aveva un cappello esagerato, fiocco assurdo e cento chili di meno. Sta stronza. Il cattivo ricco per me è sempre quello della sfilata di Zoolander, quindi da adesso riderò ogni volta che lo vedrò.
Ore 16 e 55: ahahah levrieri afghani, cappellini, bastoni e velette. Galosce vi servono!
Ore 17: c’è Leonardo, quanto è bono, dio mi sto eccitando. Ho davvero di nuovo 15 anni. Vanno in America!!! Quanto è povero, quanto è bello, quanto è puro, mica lo sa che morirà. Bravo saluta tutti, saluta bene, non li rivedi mica. 
Ore 17 e 06: aaaaah Le demoiselles d’Avignon, le ninfee di Monet e vaffanculo! Tutto il Moma in una nave, certo come no.
Ore 17 e 08: pausa, arriva la mia amica Stella e mi da il mio regalo di compleanno! Tanto qui è tutto entusiasmo e voglia di partire! Nel frattempo loro vedono i delfini e stanno a poppa. O prua? Sarebbe utile sapere quale è la poppa e la prua in situazioni come questa. Stella si ferma con me, diventiamo un gruppo d’ascolto.  
Ore 17 e 09: siamo i re del mondoooo!!!  Intanto Stella sfoglia il libro fotografico che ho trovato nella Titanic box, “Lei sembra la madre di lui”. Ipse dixit.
Ore 17 e 11: Misery non deve morire. Il cattivo si fa le sopracciglia, nel 1912. Kate fuma ed è una sgualdrina, parla di Freud e piselli piccoli. E tra l’altro ha una cintura con un frappalà arancione che le sta di merda. Ma come ti vesti Kate? Infatti alle
Ore 17 e 14 tenta il suicidio. Ha il braccione da Scarlett Johanson, “Voglio vedè Leonardo Di Caprio che pesa 35 kg come tira su un abbacchio de 70” Sempre Stella, quando i commenti sono così romantici è lei, la riconoscete facilmente.
Ore 17 e 15: lui fa psicologia spicciola, ma con lei funziona. 
Ore 17 e 19: o cristo, ma lei inciampa  e cade, e muore adesso? Maledetto stivaletto rosso! Ma adesso lui è accusato di stupro e lei non parla? Parla cretina!
Ore 17 e 21: ok lo salvano, il cattivo è ufficialmente cattivo. Nonostante il brilloccone da 56 carati. Ma lei era vergine? Lui dice che lei si nega, io per 56 carati faccio le Cirque du Soleil, altro che.
Ore 17 e 24: lei non la odiavo così tanto da piccola, ma adesso la odio, è una stronzetta viziata, frustrata per nulla, è peggio di Carrie Bradshaw in Sex and the city 2. E ho detto tutto.  Domanda tecnica: quello è il colore di capelli vero della Winslet? Io se fossi rossa governerei il mondo. Altra domanda tecnica: ma a Leonardo mettevano tantissimo fondotinta per farlo sembrare bracciante abbronzato? Insieme sono adorabili, lui vuole farla cavalcare come un uomo, sembra Eleonora Giorgi con Massimo Ciavarro “pizza fredda e birra calda” in Sapore di mare. Il momento della scatarrata in mare è pura unione di anime.
Ore 17 e 29: ragazzi, lui in grande spolvero con i capelli impomatati indietro è una visione. Che ho di nuovo 15 anni l’ho già detto? La madre di Rose che gli chiede degli alloggi di terza classe è una puttana. Lui è fantastico, ha capito tutto, vive alla giornata  e magna con le mani. Da una pista a tutti. Lei le stecche di balena le dovrebbe indossare pure adesso, sottopelle.  Lui la porta al Forte Prenestino della nave, ballano e bevono birra. Si fanno beccare.
Ore 17 e 45: il cattivo quasi la mena, panico. Quanto se lo merita manco ve lo sto a dì. Le c’ha un faccione esagerato. Secondo voi lei quanti anni dovrebbe avere nel film? Ho controllato su Wikipedia, 17………… …   AHAHAHAHAAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHAHAHHA.
Ore 18 e 06: ho fatto pausa thè, torno in tempo per farmi risucchiare dalla musica di Celine e da Ti fidi di me? Jake, sei tu che non te devi fidare, quella t’affoga! Bacio bacio bacio bacio, si baciano!!
Ore 18 e 10: ci sono un sacco di dettagli tecnici, del capitano, della velocità, ma io me li perdo, del resto ieri sera ho visto Batman e la mia prima domanda è stata “ma Gandalf è vivo?”
Ore 18 e 13: momento ritratto. Sono una storica dell’arte, ormai lo sapete, questa cosa che secondo loro sulla nave c’era tutto il quinto piano del Moma mi fa avvelenare. Ora spacco tutto. Lei è una drizzacazzi, e lui è un amore, però lei ha belle tette, devo dire che poi le sono crollate, perché in The Reader Stella sostiene che le abbia orrende.
Ore 18 e 20: scappano nei sotteranei, fanno all’amore in macchina, sudati come le bestie, non si capisce se è l’umidità, la condensa o una preview, fatto sta che sono fradici. Il cattivo trova il ritratto, Leonardo scappaaaaa!!!Comunque lei è l’unica cretina che si fa le storie con un altro su una nave in mezzo al niente, la gente sgama le corna nella vita comune di tutti i giorni, pensa sulla stessa nave.
Ore 18 e 30: ICEBERG DRITTO DAVANTI A NOI!!!
Ore 18 e 32: niente, hanno tamponato. Merda. Tutto a babordo, qualsiasi cosa voglia dire! Lei è a maniche corte, voglio dire. Effetti speciali pazzeschi per essere il 1997. Il film merita tutti i telegatti che ha vinto.
Ore 18 e 34: inizia l’ansia a palate. Schettino aiutami tu. In terza classe seguono i topi, non lo sanno che a Roma si dice “fare la fine del sorcio”?
Ore 18 e 37: mettono in mezzo il povero Leo, lui non è un ladro!!! Nel frattempo in dieci minuti 4 metri e mezzo d’acqua e 4 compartimenti allagati. Una tragedia. Il Titanic affonderà. “è una certezza matematica”. Abbiamo un’ora. 2200 anime. Un sacco di roba.
Ore 18 e 40: salvagenti per tutti. Il capitano lo dice all’equipaggio e uno risponde “miseria ladra”. Ma un bestemmione no? Io e Stella nel frattempo cantiamo tutte le canzoni che parlano di navi, da Finchè la barca va a Partirà la nave partirà. Zero empatia coi passeggeri, povera gente.
Ore 18 e 45: tentano un salvataggio, donne e bambini per primi, anche se fare una scialuppa con donne e bambini sarà una genialata? Chi rema, chi fa il lavoro sporco? Ma sì chiamiamo i violoncellisti, serve allegria, sto naufragio è un mortorio. Salga a bordo cazzo! Nel frattempo Leonardo è ammanettato a un palo, Kate, non te lo voglio dire, ma devi muovere quel grosso culone e andarlo a cercare. Kate scopre il fattaccio della bugia e non sale sulla scialuppa. Si sta riprendendo.
Ore 18 e 55: c’è un sacco d’acqua, io devo fare un sacco di pipì, ma ho deciso che me la faccio addosso per solidarietà con i passeggeri di terza classe. Rose scende nei sotterranei, io con lo stracazzo che ci andavo. In fondo ci sei stata a letto una volta sola e pure in macchina. Lo trova, non ha le chiavi per aprire le manette. In tre minuti l’acqua è salita di mezzo metro. No ma bravi, baciatevi, tanto avete tempo. Va pure via la luce. No ritorna. Lei ha il trucco intatto, voglio sottolineare. Trova un’accetta, è subito WENDYYYYY, SONO A CASA TESORO. Io e Stella valutiamo se in caso di situazione analoga coi nostri rispettivi fidanzati saremo scese lo stesso, ma il problema non si pone, mi verrebbe un infarto per molto meno.  Lei lo prende ad accettate, rompe le manette, scappano, l’acqua è freddissima. Corrono tantissimissimo. Muoio di ansia. Sta nave è una trappola.
Ore 19. Io sono distrutta, qua continuano a caricare gente random sulle scialuppe, voglio sapere che fine hanno fatto tutti, voglio spin off di tutti, li troverò nei contenuti speciali? Lei sale sulla scialuppa con l’inganno. Invece no, colpo di scena, risale sulla nave, pazza Kate! C’era in fondo il tempo per una pomiciata. “salti tu, salto io, giusto?” eh mica lo dici alla fine quando lui sta ammollo e tu stai sulla zattera eh?
Ore 19 e 02: il cattivo è cattivissimissimo, tentato omicidio, gli spara mentre la nave affonda, accanimento puro. Loro corrono, dio che angoscia, quanto è grande sta nave? Lei ha il cappotto addosso e nella tasca c’è il diamante. Non te lo togliere per niente al mondo, scema! Acqua, acqua ovunque, non stavo così in ansia dalla puntata di Baywatch in cui restano intrappolati in una specie di garage e Cj sta per morire. Lei nuota col cappotto addosso, solo il brillocco peserà 5 kg, non ho idea di come riesca ancora a muoversi. Momenti di follia pura, l’addetto alle scialuppe spara ai passeggeri e poi si suicida. Un’ecatombe. Addirittura il cattivo sembra rinsavire, invece usa una bambina per salire sulla scialuppa, è la merda delle merde. Arriva un tizio in frac e tuba che vuole affondare da gran signore e rinuncia al giubbotto di salvataggio. Ve lo meritate Schettino. Degas e Monet, galleggia tutto, ora nei musei ci sono delle copie in alta definizione stampate a colori con una Epson.
Ore 19 e 05: la domanda è solo una: ma quanta acqua hanno usato? Gente che si lancia, tutti che affogano, e Kate ha ancora il rossetto. Il prete da l’assoluzione. La nave sta in verticale. Paurissima. Stanno tutti sulla stessa barca, nel vero senso della parola.
Ore 19 e 10: la nave si spacca a metà, era dall’undici settembre che non stavo così male. Mando avanti, sto troppo in ansia, vi odio tutti. Stanno per entrare in acqua, ancora si dicono che si fidano l’uno dell’altra, mica l’hanno capito che schiattano comunque.
Ore 19 e 12: sono in acqua, si sono persi, lei urla Jack, quante persone si chiameranno Jack? Tre al massimo, lo sento. Eppure si ritrovano. E lui trova pure il modo di menare uno che provava a importunarla. In compenso hanno smesso di baciarsi, è emergenza pura.  Trovano la zattera, lei sale. Lui no. Ora cristo santo, Sali pure tu Jack, sei pazzo? Faranno meno quindici gradi in acqua, sali pure tu. Sali cazzo, sali pure tu, ci entrate, io vi vedo da qua, ci entrate, sali cazzo. Sali a bordo cazzo, quante volte l’ho detto? Gente con le stalattiti sulla faccia, ghiaccioli fatti a forma di cristiano, e loro si dicono le dolcezze, io sto col mio ragazzo da sei anni e già mi tratta come sua sorella. Questo è l’amore. Ma lei comunque non lo fa salire. Si promettono di non dimenticarsi, grazie al cazzo, se muori è tranquilla, se sopravvivi come ti riprendi non lo so.
Ore 19 e 15: Nel frattempo sono tutti morti, io devo ancora fare pipì, mi sento un po’ male. Lei canta, lui sta in acqua e lei canta. Follia. "Salto io salti tu, io non ti lascio, restiamo sempre insieme", e adesso “Jack rispondimi”, adesso ce famo i cocktail con Jack.
Ore 19 e 18: Lei lo molla, lui affonda. Kate, sei ufficialmente una stronza. Se prendevi la scialuppa dall’inizio, adesso ci stava lui sulla zattera.
Ore 19 e 30: ritorna la vecchia, tutti piangono, 1500 persone in acqua, 700 persone sulle scialuppe, 6 superstiti. Come ti guardi allo specchio la mattina eh, vecchia? Non ci pensi a tutti gli altri? E tu che ti volevi pure buttare…il cattivissimo si è salvato ma poi, la vecchia racconta, anni dopo si è suicidato. Statua della libertà, lei prende il cognome di Jack. Troppo facile adesso.
Ore 19.40: butta il brillocco in acqua. Poi però tiene tanto alle foto e ai pesci rossi.
Ore 19.45: Titoli di coda, è finito. È stato bellissimo, Celine canta, ed è la degna conclusione, la sua voce melodiosa distende i nervi e riporta il sereno. Mi rilasso, ma non troppo, e se poi mi piscio addosso?

Lo dicevo io...




sabato 8 settembre 2012

I To Do dell'autunno 2012

A grande richiesta (di uno solo dei miei followers, ma di uno dei miei preferiti @ilgeegee) (in realtà non me l'ha mica chiesto, ma io mi annoio mortalmente), ritornano le top five di Stazzitta, quel faro nella nebbia per voi comuni mortali che non avete un blog e lasciate nel silenzio le stronzate che pensate. Fate bene, tra l'altro. Dovrei pure io.
Visto il successone dell'edizione estiva siamo lieti di presentarvi i TO DO dell'autunno 2012.
Carta e penna, prego.

I TO DO DELL'AUTUNNO 2012

Abbasta con fluo, abbasta col pizzo, abbasta coi braccialetti di Cruciani che nel frattempo l'abbronzatura se ne sta andando e avete già quel colorito carta da pacchi e le macchie da ghepardo sulla schiena dove non arrivate col guanto di crine, e il braccialetto che un tempo era rosso corallo adesso è marrone schiumetta del caffè, e fa cagare.
Ripensate la vostra immagine e batteteli tutti sul tempo.

1- smettere di fumare. Provate a chiedere un accendino in giro, provate a chiedere una sigaretta, dio ce ne scampi, una cartina. Hanno tutti smesso di fumare, e anche l'ansia di riuscire nell'impresa è out. L'impennata salutista che nel 2011 rendeva tutti vegetariani (poveracci) ha sancito il tramonto dei belli e intriganti con la sigaretta in bocca, vuoi perchè si sono rotti le palle di uscire dai locali per fumare, vuoi perchè con la crisi chi c'ha più i soldi per il pacchetto, fatto sta che nessuno fuma più. Buttate quella sigaretta e trovatevi un passatempo. Tipo la giocoleria, o il sesso occasionale.

2- stare a casa. Basta uscire, soprattutto a Roma. La nuova ideona di Alemanno vieta il consumo di alcol nelle strade dopo le 23, capite bene che fino all'inverno non ha più senso stare fuori. Le ottobrate romane che ci portavano in piazzetta fino a tarda notte ubriachi come le pigne non esistono più, nei locali c'è sempre la stessa gente, a questo punto la serata più cool è a casa vostra, dove potrete stare comodi, sbronzi e gratis. Preferibili outfit invernali sopra e estivi sotto, il golf abbinato ai piedi nudi, per esempio, è sempre sexy.

3- il bordò. Lo hanno chiamato vinaccia, lo hanno chiamato burgundy, io lo chiamo bordò. E basta. Abbiamo comprato talmente tante cose di questo colore lo scorso inverno che evidentemente qualcuno s'è messo una mano sulla coscienza e ha deciso di riproporlo per questo autunno. Ma se non volete passare per sciattoni e poveracci (quali siete, quali siamo, quale sono) sfoggiatelo in versione meno country e più cattivona, soprattutto nel trucco. Il rossetto violaceo scuro è il culo del 2012. Aggiungo lo spoilerone della vita, e fidatevi di Stazzy (e quella vecchia volpe di Yves Saint Laurent) che se lo mette da sempre: l'inverno sarà blu e nero. Insieme. Cose da pazzi.

4- basta ikea. Ha svoltato le case di tutti, io sempre ringrazierò la combo Tromso sopra + Karlstad sotto, che mi ha permesso di vivere 24 h nella stessa stanza per cinque anni senza dover fare la rivoluzione a letto. Ma i bei tempi di globalizzazione e basic minimal sono finiti. Adesso se non avete almeno un vassoio di pora nonna, un tavolinetto shabby chic, una credenza di riuso, un posacenere sbeccato, una cazzo di brocca per l'acqua incrostata di calcare, un vecchio tv color che non funziona più, non siete nessuno. Sono ammesse anche le cose brutte, anzi più sono brutte più vanno bene. Ho visto in case fresche di ristrutturazioni da migliaia di euro le peggio tazzine scompagnate: avevano il loro perchè. Organizzate i vostri weekend nei mercatini di paese, scrivetelo su fb e la gente vi adorerà.

5- cambiate vita. Rifletteteci, è il momento giusto per dare un taglio netto con TUTTO. Licenziatevi, cambiate casa, sposatevi, lasciatevi, cambiate città, cambiate stile di vita, usate le incertezze della crisi in modo costruttivo. Tanto ormai chi c'ha qualcosa da perdere? No more "pensaci bene", il trend dell'autunno è buttarsi, lasciarsi andare e se va male ci metteremo una pezza. So di gente che fa capoeira in Brasile con i pupi e un fidanzato disoccupato, molto più felice e invidiata di quelli con l'indeterminato al catasto. E l'invidia fa tanto 2004. Basta guardare le vite degli altri mentre restate fermi nello stesso punto, è il momento di muoversi. Prendete il coraggio a due mani e rischiate. Peggio dell'anno scorso non potrà andare.

martedì 4 settembre 2012

Lo avreste mai detto?

Andrò un giorno dal mio professore di filosofia del liceo, tale Prof. Diana, che tutti chiamavamo Furio e che mi guardava con quella faccia di merda e quella risatina da "tu non concluderai mai nulla nella vita" e gli sbatterò in faccia non la mia prima laurea, non la mia seconda, non le mie pubblicazioni, non le mie decinaia e decinaia di buste paga accumulate negli anni, non questi miseri traguardi insulsi, ma qualcosa di molto più importante, edificante, scioccante, qualcosa che lo renderà davvero fiero del suo lavoro di educatore e lo farà ricredere sulle potenzialità di quella ragazzina che chiacchierava sempre all'ultimo banco.

La mia candidatura ai Macchianera Italian Awards 2012 nella categoria "Il più simpatico di Twitter"
Ci credereste? Io no, e manco ci crederò, visto che competo con Vendommerda, Carlo Gabardini e Lia Celi, mio personale trio ideale per rimanere bloccati in ascensore ( anche se Vendommerda continuerebbe a ripetere tutto quello che diciamo noi tre, ma vabbè) e professionisti veri della risata a voce alta, soprattutto la donzella, che consiglio caldamente, perchè è una bomba.
Quindi bando alle ciance e alle aspettative:
se volete votare Stazzitta dovete andare qui , leggere la scheda e mettere il pallino accanto al mio nome, ma soprattutto, e qui arriva lo spammone mafioso,
dovete votare senza possibilità di appello, perchè io li adoro:

- La Zitella Acida per il tweet su Claudio Santamaria, che tutte ci ha letto nel pensiero e nelle mutande;
- Sarinski per il tweet su Marcellino pane e vino, che io stessa ho candidato al premio e ho adorato;
- Ci ho il bloggo esistenziale della Cocchi nella categoria promesse, che io lo so che la mantiene, perchè è bravissima;
- Andrea Delogu come la più bona di Twitter perchè è vero, seguitela su IG e poi ne riparliamo. E poi perchè mi intervista e mi ama;
- Natalia Cavalli come il miglior Tweeter italiano, e se la leggete scoprirete quanto se lo merita;
- Zerocalcare come miglior disegnatore o fumettista. Leggetelo, drogatevi, non lo mollerete più.

Per il resto fate come ve pare.
Nessuno si vendicherà o vi farà del male.
Forse mia madre, ma vabbè.
Mamma non conta.


mercoledì 29 agosto 2012

Scusa se sono famosa: l'intervista a Stazzitta.

Mi hanno intervistata.
Non ridete.
Non ridete, ho detto.
Ve la copio qui, ma la potete leggere direttamente su Panorama.it, che qua mica pettiniamo le bambole.

Enjoy it. Per gli autografi poi ci accordiamo.


@Stazzitta e tutto quello che avreste voluto sapere su Fighe Domani ma non avete mai osato chiedere

Per essere Fighe non c’è fretta e ce lo spiega @stazzitta il perché, un profilo che seguo su twitter da molto molto molto tempo e che non solo si butta nelle risse verbali a volo d’angelo, ma fa ridere, riflettere e ora se ne avete bisogno vi da una mano a smettere di poltrire, se voi la date a lei. Ecco il progetto Fighe Domani, segnatevelo nei preferiti.
Prima di tutto di chi è l’idea del nome “fighe domani”?
Ah! Cominciamo subito con una domanda difficile? Devo fare mente locale: metti insieme 8 donne a parlare di difetti fisici e buoni propositi per l’anno nuovo e si scatenerà l’inferno! La prima ad usare l’hashtag #fighedomani è stata sicuramente @theGhiottona, blogger veneta con cui condivido la passione per il cibo e l’odio per le diete drastiche, poi abbiamo iniziato a usarlo tutte, fino alla teorizzazione del “movimento”col manifesto sul blog (http://stazzitta.blogspot.it/2012/08/fighe-domani-un-impegno-concreto.html) subito accolto e sottoscritto dalle altre: @LaZitellaAcida, @Bellammerda, @roberta_talia, @_LaRoby_, @bscass e @oldpinkroom.
Come è nato il progetto?
Un pomeriggio eravamo su Twitter a starnazzare di cosce grosse e prove costume fallite, a scambiarci link motivazionali con foto di americane super palestrate dimagritissime. In realtà lo facciamo da un sacco di tempo, ci fomentiamo a vicenda, di solito dura tre giorni, superati i quali riappare su Instagram la foto di una carbonara da 200g. Stavolta ho pensato di cavalcare l’onda del nostro entusiasmo, mettere nero su bianco la promessa di cambiamento, di crederci di più e creare un gruppo. E ha funzionato. Il post sul blog ha avuto 1300 visualizzazioni in meno di 48 ore, non mi era mai successo. Mi sono accorta subito che stava prendendo piede, su twitter ne parlavano in molti, l’hashtag girava parecchio e in tante chiedevano di farne parte. La sera eravamo nei Trending Topics italiani, e la neonata fanpage di Facebook faceva il pieno di like.
Chi è una Figa Domani, e come si fa a far parte del gruppo?
Una Figa Domani è una donna che vuole migliorare il proprio aspetto: forse ha la pancia, forse il culone, forse i capelli non stanno mai come vorrebbe, forse è sfinita dalle cerette, forse vorrebbe svegliarsi domattina e somigliare davvero davvero davvero tanto a Kate Moss. Io stessa non mi vergogno di dire che se incontrassi il genio della lampada, dopo salute e soldi chiederei un metabolismo della madonna. Molto spesso è una donna che ha già provato tutto, ma con scarsi risultati, con poca costanza e pochissima determinazione, magari ha tre figli, due lavori, un marito, tremila cose da fare e altrettanti alibi già pronti da usare. È la classica donna che senza un’amica non si iscrive in palestra, che si fa consigliare la dieta dall’estetista, che compra i pantaloni di una taglia in meno per avere un obiettivo reale e poi li lascia nell’armadio col cartellino attaccato. E ora scusami, vado un attimo in bagno a piangere…



A cosa punta il progetto?
Il progetto vuole creare un circolo virtuoso di motivazione e impegno: ci sosteniamo l’un l’altra nel raggiungimento di un obiettivo estetico, di miglioramento dello stile di vita e delle abitudini. Io ad esempio devo perdere più o meno 7 kg per tornare al pesoforma, con qualcuno che mi sproni ad andare in palestra e mangiare sano posso riuscirci meglio. Ma ci sono ragazze sottopeso, donne che non sanno truccarsi, uomini che vorrebbero tonificarsi, non facciamo distinzioni. Diventiamo l’una la coach/tifosa dell’altra, convinte che un po’ di supporto aiuti ad arrivare alla meta. Non ci sostituiamo a dietologi, nutrizionisti, personal trainer e quant’altro, non ne abbiamo la competenza e francamente nemmeno la volontà. Non abbiamo nessuna pretesa di responsabilità sul risultato, ma sull’umore sì: siamo il grillo parlante, ma meno rompicoglioni, non siamo medici, non diamo diete, siamo le amiche che quando ti sentono dire “oggi non mi va di andare a correre” ti ricordano quanto ti sentirai meglio dopo. Ci lavoriamo in quattro, e considerata la nostra presenza sui social ci sono ottime possibilità che qualcuna ti risponda anche in piena notte quando ti svegli con la voglia di pane e nutella. Succede solo a me?
Hai scelto come luogo d’incontro mediatico prima un blog poi una pagine di Facebook e poi Twitter,come mai?
In realtà è stato un caso. Il progetto a parole è nato su Twitter, mi è venuto spontaneo pubblicare il manifesto sul mio blog, molti dei miei followers arrivano da lì, e forse la fanpage di facebook è il luogo più adatto per l’interazione, lo scambio di foto e di link utili. Tre di noi sono blogger, ci trovate su www.stazzitta.blogspot.com ,www.matiseivista.com, www.thebarbabelladiet.blogspot.it,ma siamo aperte a qualsiasi forma di contatto, se serve. Mi ha colpito tantissimo la mail di una ragazza che dopo aver letto del progetto Fighe Domani ha voluto raccontarmi del suo passato di obesa e di anoressica, del suo percorso di cambiamento, delle enormi difficoltà e della voglia di arrivare alla fine di un tunnel orrendo. Non ne aveva mai parlato in rete e con noi l’ha fatto. Dimmi tu se è poco.



Com’è secondo te una “bella donna”?
Che domandona! Ti rispondo con una battuta del film Tutto su mia madre, “una più è autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”. Per me la bellezza è questo, io nei miei sogni sono bellissima, se mi guardo da fuori mi sento in un modo, poi mi specchio nelle vetrina per la strada e spesso sono diversa. Voglio provare a far combaciare le due cose. Sarebbe banale risponderti che una donna bella è una donna che si piace, ma è così, sentirsi bene nel proprio corpo è tutto. È difficile parlare di bellezza, soprattutto “in pubblico” e per mille ragioni: se dici di voler essere bella ti prendono per una superficiale antifemminista, per un’aspirante velina senza cervello, standardizzata da una società che ci vuole tutte magre, tutte bone, tutte sexy. Non è così, io ho 30 anni, una vita, tantissimi interessi, amici a cena tutte le settimane, mi faccio il mazzo per avere quello che voglio e che merito, e vale per tutto, perchè non dovrebbe valere anche per il corpo?
Cosa fai nella vita e come gestisci il tuo tempo sui social?
Ho una laurea in storia dell’arte contemporanea, ma mi pago l’affitto facendo la libraia e da un po’ mi occupo di comunicazione sui social media. Mi piace avere la scusa e dire che sto lavorando, in realtà cazzeggio con voi su Twitter. Sono una drogata di social network, forse lo ero da prima che li inventassero: io salgo in autobus e dico “buongiorno”, per me parlare con la gente è come respirare, lo faccio involontariamente.
Cosa ne pensano le “Fighe domani”del progetto SheCanDJ, dove cercano la Dj più tosta d’Italia?
Ci piace un sacco e lo sosteniamo! Il ruolo del dj è potente, ha nelle mani il mood di un’intera serata, lo spirito di centinaia di persone, quando riesce a sostenerlo è magia. Mi piace trovare una donna dj, mi piace il senso di forza che esprime, forse siamo tutti vittime di un pregiudizio e il talento è talento, ma una donna in consolle è una supereroina! E anche qui, senza moralismi, la presenza scenica conta un sacco ,è giusto considerare anche quello.
Sei felice? O meglio, le “Fighe domani” sono felici?
Le Fighe Domani sono felici, ma possono esserlo di più. Lo saranno di più, è poco ma sicuro.
Prendi me, oggi compio 30 anni, sono felice, non mi manca niente.
Al massimo c’ho quei 7 kg in più!


mercoledì 22 agosto 2012

Fighe Domani: alcune precisazioni e un gesto di fiducia

Non potevamo immaginarlo.
Fighe Domani è nato un po' per gioco ieri pomeriggio con altre amiche su twitter, sempre noi, sempre quelle a dieta, quelle che non riescono a farsi allungare i capelli come vorrebbero, quelle alle quali hanno sbagliato lo shatoush, quelle che fanno la luce pulsata per disboscarsi.
Alla fine della serata l'hashtag #fighedomani era nei Trending Topics e sulla pagina di facebook c'era il pienone di like.
Non so che dire, se non che vi ringraziamo tantissimo e che la prenderemo seriamente, cercando davvero di essere presenti a noi stesse e per voi, nei prossimi mesi.
Servono alcune precisazioni però:
- la prima è che non siamo un movimento di sole donne a dieta. Non prendiamoci in giro, moltissime di noi devono e vogliono dimagrire, ma da qui a diventare un gruppo di frustrate che brandiscono gambi di sedano e petti di pollo ai ferri ce ne vuole. Sappiamo come funziona una dieta, ne abbiamo già fatte tante, sappiamo che la cosa migliore è rivolgersi a un nutrizionista e a un dietologo e non saremo certo noi quelle disponibili ad avallare comportamenti pro ana o poco salutari. Speriamo in un cambiamento sano, costante e duraturo.Ci speriamo per noi stesse, e lo auguriamo a chi ci legge. Fatevi aiutare, in base al vostro obiettivo, fate tutto per bene, non sprecate questo entusiasmo per qualcosa che possa far male al vostro corpo, proprio ora che cominciate ad amarlo un po' di più.
- la seconda è che, con mia grande scoperta, hanno aderito anche uomini, ragazze che devono ingrassare, donne che non sono felici del loro aspetto, persone che sono ora finalmente soddisfatte di come appaiono e ci seguono perché sanno quanto sia faticosa la strada. A voi diamo lo stesso benvenuto, so che fa tanto "setta" ma ci piacerebbe che diventasse una specie di gruppo di sostegno, in cui se uno arriva e dice "sto per rasarmi i capelli a zero", magari trova chi lo fa ragionare. Non io magari, io li ho i capelli rasati a zero.
- la terza è che siamo superficiali. Lo siamo, innegabilmente. Ma vorremmo esserlo con coscienza, con spensieratezza, se ci riusciamo con leggerezza. Il rapporto con il proprio corpo, non lo devo certo spiegare io, è quanto di più personale e a volte conflittuale possa esistere, e noi siamo qui solo a dare una mano. Se si può, se ne siamo capaci, se la volete. Chi può dirlo. Teneteci d'occhio, e aiutateci, avremo i nostri momenti di isteria.
- non siamo delle fighe di legno.O magari qualcuna di noi sì, ma magari altre no. Non lo so di certo io, probabilmente non lo sapete nemmeno voi, quindi evitate generalizzazioni sceme.
- l'ultima, la più importante, è che non siamo dei medici. Scordatevi di ricevere da noi consigli come "eliminate il sale e lo zucchero", non vogliamo prendere il posto di nessuno, prendeteci come delle amiche della palestra, quelle che ti spronano a fare il centesimo squat mentre sei sudata come un maiale, quelle che ti guardano impietose fuori dal camerino quando provi i jeans bianchi che tanto desideri (true story), noi stiamo sulla stessa barca, non siamo il capitano.

Per tutte le altre perplessità che avrete, la pagina di fb è lì a disposizione di chiunque, usatela, strapazzatela, likatela, consigliatela, fate come volete.

Vi saluto con un regalo enorme, che è stato fatto a me ieri pomeriggio, e che io, con l'autorizzazione dell'autrice, faccio ora a voi. Questa mail è stata la prova che quello che facciamo può avere un senso, al di là della frivolezza. La ringrazio per questo gesto di fiducia, me lo prendo e prometto di trattarlo bene.
Siate serie nei vostri desideri, per quanto piccoli vi faranno felici.

Su Twitter ho sempre cercato di palesare quello che ero: una che vuole essere figa domani. 
Ma mai come farò ora. 
Quando @stazzitta ha scritto quel post sono rimasta per dieci minuti a pensare se scriverle o meno un dm, poi l'ho fatto. Nel primo le ho scritto che avevo giá perso trenta chili, e che ne dovevo perdere altri venti. 
Lei mi ha risposto con un telegrafico "come cazzo hai fatto?". 
Da lì ho aperto un libro immenso. 
Ho passato tutti gli stadi dei disturbi alimentari. Tutti. L'Anoressia, la Bulimia e l'Obesità. 
Se devo dirvi, l'Obesità, quella con il BMI sopra i 40, bé quella fa malissimo. Fa male perchè ti guardano male, ti giudicano e ti feriscono. Ti additano come una che non ha saputo fermarsi. E invece, l'obesità é molto di più. É un crepaccio che ti apre l'anima, ti si annida dentro sotto forma di paura e insicurezza.  
Quando decidi che basta, vuoi dimagrire, questa paura esplode. Esplode sul tapis roulant della palestra, mentre ti passano davanti donne che ti guardano con disprezzo, esplode nel costume che ti metti per andare in piscina. Ti vergogni per quello che hai fatto al tuo corpo, e per quello che gli altri, con sguardi che non mentono, ti dicono che sei diventata. Vivo da anni nel corpo di una persona grassa, e fidatevi se vi dico che essere considerate persone e non "ciccione" é sempre un'impresa. Quindi se come me dovete partire da un + 50 non scoraggiatevi, e dateci dentro, ce la si può fare, ce la si deve fare. Soprattutto per dimostrare a noi stesse che c'é molto di piú del cibo. Su una strada lastricata di pizza e patatine fritte, di dolci e leccornie ci deve essere un motivo in piú. Io ho trovato il mio nella malattia che ho alle ossa. E non voglio continuare a dimagrire per portare una 40 o una 42, voglio dimagrire per annientare quella paura che ho, che il mio corpo ha, e che fino ad ora mi ha fatto vivere, paradossalmente, a metà. 
Mi faccio prendere da periodi bui, dove vedo riavvicinarsi lo spettro dell'Anoressia, dei lassativi e del cotone bagnato nel succo d'arancia per tappare la fame, ma cerco di farcela. Cerco di non cedere, anche se non é sempre cosí facile. Ponetevi degli obbiettivi raggiungibili.  
Quando il mio BMI é sceso sotto i 30 per me è stata festa. È stato uno dei giorni migliori che mi sono meritata. 
Di tutto questo così totalmente, qui sopra, non avevo mai raccontato a nessuno, neanche a quelli che ormai sono amici.
Perdonerete il mio rimanere anonima, ma quando avrò perso anche questi 20 vi prometto che vi dico chi sono.
AVANTI NOI :) #FIGHEDOMANI!





martedì 21 agosto 2012

Fighe domani: un impegno concreto

Lo so che l'ho detto tante volte.
Lo so che alcune volte l'ho anche fatto.
Lo so che dopo averlo fatto ho ricominciato con i cupcakes e le carbonare alle 4 del pomeriggio.
Lo so.
Lo so che lo sapete.
Ma stavolta è diverso. Stavolta è per sempre.
Puntuale come lo scrub di fine estate arriva il post sulla dieta. Ma la novità di quest'anno è che non sarà una dieta, sarà un cambio epocale di stile di vita, una di quei percorsi che Mtv ci farebbe una serie sopra, se solo sapesse che esisto. E voi lo farete con me.

Oggi, 21 agosto 2012 nasce ufficialmente dall'unione spontanea di donne stanche di essere sovrappeso, stanche di sentirsi a disagio in un mondo di magri, stanche dei sensi di colpa dopo le abbuffate, stanche del sudore tra i rotolini d'estate e della voglia costante di canederli ai quattro formaggi d'inverno, il movimento FIGHE DOMANI.

Questo movimento accoglie e rappresenta tutte le donne che si ritrovano per strada a fissare i corpi altrui con invidia e disperazione, ipotizzando tossicodipendenze, ipertiroidismi, fidanzati picchiatori e traditori, povertà e altri alibi che rispondano alla fatidica domanda "perchè lei è magra e io no?"
Questo movimento non vi darà una risposta, vi renderà le protagoniste della domanda: le magre sarete voi.
Preparatevi all'esperienza più gratificante della vostra vita, che ormai una laurea la danno a cani e porci, non siamo più così speciali. Basta con i pianti nei camerini di Zara, con le ansie durante lo shopping online, con la paura di essere taggati nelle foto di fb, con le calze cento denari per contenere la cellulite, con le mezze maniche perenni e i leggins sotto i vestitini. Basta.
Noi del movimento Fighe Domani vogliamo un futuro di cosce all'aria, di shorts di jeans con gli anfibi, di bikini da surfista californiana, di braccia sode e canottiere, di sesso con la luce accesissima, di addominali d'acciaio e culi a zainetto, noi del movimento Fighe Domani vogliamo questo:


E non ci muoviamo da un millimetro dall'obiettivo finale.

Per ottenere questi risultati abbiamo bisogno di un programma, ed ecco i punti salienti del manifesto del movimento Fighe Domani

1) Essere figa è un mio diritto. Me lo merito. Ammetto di aver, in passato, sabotato la possibilità di essere felice del mio corpo ma questo non accadrà più.
2) Essere figa è sacrificio. Sono pronta ad affrontarlo, perchè ne varrà la pena. Abituarsi a mangiare sano sarà facile come lo è stato abituarsi al topping al cioccolato sul cono da 3 euro doppia panna, nocciola e variegato alla nutella. Cambiare la sostanza, cambierà la forma. E questo è l'importante.
3) Essere figa è per sempre. Non affronterò il calvario della dieta e della palestra per poi ricascarci, non sono così stupida. Oggi è il primo giorno della mia nuova vita, non ne ho un'altra a disposizione, e mi rifiuto categoricamente di viverla ancora trattenendo la pancia.
4) Essere figa è difficile, mi serve l'aiuto degli altri. Non avrò paura di chiedere aiuto, agli amici, al fidanzato, alla famiglia, al nutrizionista, al personal trainer. Ognuno conosce il proprio goal e la perseveranza necessaria per arrivarci. Siano benvenuti i dopocena, se non ve la sentite di mangiare fuori con gli amici, non rinunciate al cinema, alle passeggiate, a tutte quelle esperienze di socialità che vi aiutano a stare in compagnia ma senza cibo. Evitate la sagra della porchetta ad Ariccia fin quando sarete pronte, i vostri amici capiranno e vi sosterranno, e se non lo faranno non temete, quando sarete bellissime li manderete a cagare e ve ne farete di nuovi.
5) Essere figa è bellissimo. Dimagrire in modo malsano forse mi aiuterebbe a perdere peso, ma rovinerà i denti, i capelli, la pelle e il tono muscolare e io non voglio. Io voglio essere figa, non voglio essere solo magra. L'alimentazione e l'attività fisica, con l'aiuto di una cura costante del corpo, sono l'unica via per raggiungere il mio obiettivo.
6) Essere figa crea circoli virtuosi. Non parlo di mens sana in corpore sano, parlo del poter indossare quel vestito perfetto che ti fa sentire una dea al primo appuntamento o a un colloquio di lavoro, quella sensazione di onnipotenza che solo l'essere figa ti da. Se ora che sono un cesso faccio così tante cose, da figa molto probabilmente governerò il mondo.
7) Essere figa è un'esperienza da condividere. Noi non siamo le magre cattive, che guardano le altre dall'alto in basso, noi abbiamo la forza delle grasse, la forza delle grasse dimagrite e poi ringrassate, noi abbiamo la forza della pancera di spandex, noi conosciamo il dolore e lo rispettiamo. Siamo amiche delle donne in sovrappeso, le sosteniamo e le guidiamo nel loro percorso di cambiamento, siamo pronte a motivarle nei momenti di debolezza ricordando loro che questo è quello per cui lavoriamo.




Non dimenticatelo mai.


Il movimento Fighe Domani si offre come guida e sostegno di tutte quelle donne che hanno bisogno di un aiuto subito per cominciare il proprio cammino di rinascita.
Siamo già tante, ci trovate sui principali social network e sui blog di alcune di noi, che spontaneamente e con coraggio condividono speranze e perplessità, confessioni e ispirazioni.

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Contattateci per consigli, per raccontarci le vostre esperienze, per avere qualcuno che vi fomenti a mille quando avete voglia di cheesecake.
Non siete sole. 
Stiamo sudando per un obiettivo comune.