venerdì 30 marzo 2012

State boni.

Ci sono quei periodi in cui uno non scrive niente, non dice niente, non fa niente, e non necessariamente sono dei periodi di vuoto, magari è solo sto sole primaverile che toglie un po' le forze e rimette un po' le speranze e anche il fatto che tanto quelli che mi leggono qui son gli stessi che mi leggono su twitter, che son gli stessi che mi hanno amica su facebook, che son gli stessi che vedo ogni venerdì sera a cena fuori, quindi che scrivo a fa?
Tante cose eppure succedono mentre uno non sta attento a comunicarle (ma non vi viene sempre in mente la scena di The social network quando l'ex fidanzata di mark zuckerberg lo incontra al pub e gli dice che tutti quelli che hanno un blog sono convinti che sia necessario avvertire il mondo di ogni singola cazzata gli passi per il cervello? a me sì, momento inadeguatezza blogger), tipo che:
- mi sono tatuata su tutte e due le braccia, niente di enorme e visibilissimo, una scritta sul sinistro e un simbolo sul destro, il mio ragazzo ha commentato dicendo che rivuole indietro la sua bambolina, del resto la mia scorta di femminilità è sempre in riserva e voi lo sapete bene. Segue rutto a bocca aperta.
- ho iniziato un allenamento intensivo di circuit training, e come le americanone col body fuxia e gli scaldamuscoli, lo faccio in casa, sul tappeto, tutti i giorni, mezz'ora al giorno sudando come un maiale. Il primo giorno fomento al massimo, il secondo giorno avevo problemi a sedermi sulla tazza del cesso, perchè i muscoli sulle cosce che non so come si chiamano erano in fiamme, il terzo giorno vai di ballerina perchè io davvero non so come avrei potuto allacciarmi delle scarpe qualsiasi, il quarto giorno Fiona May famme tre pippe, ero già slegatissima e sodissima. Sono al decimo, vi lascio immaginare la nonscialanz con cui oggi ho affrontato il level 2 dell'allenamento e soprattutto come mi sveglierò domani. Del resto chi bella vuole apparire deve farsi il culo a spicchi come i mandaranci. E io modestamente sono pronta.
- a tal proposito, ho un'amica che si sposa, il 24 agosto, il giorno dopo i miei gloriosi 30 anni e lo so che lo fa solo perchè così ho qualcos'altro a cui pensare invece della Tappa con la t maiuscola, grazie Bà, so che mi ami. Insomma matrimonio in estate, facile direte voi, una dà un'occhiata ai vestiti ora, magari approfitta anche dei saldi di giugno, e poi figurati, più magretta, con l'abbronzatura, un bel vestitino pastello, un sandalo alto e passa la paura no? (rimando quelle di voi che ne sanno meno al post di pubblica utilità della Zit sul cazzomimetto matrimoni, a quella donna andrebbe dato un fottuto ministero) Col cazzo! Qua ci si sposa in un posto con la piscina, bisogna trovare un costume da sposa per la gentil donzella e una tuta da palombaro in pizzo sangallo per me, scatenatevi, pensate a tutte le scene di film ambientati a Miami, pensate a Federica Pellegrini di merda, pensate a chiunque abbia avuto a che fare con un costume e un pubblico e poi pensate a me, che il rischio Gegia in Professione Vacanze è costantemente in agguato.
- martedi e mercoledì prossimi sono a Venezia, a fa che? non lo so, ormai prendo offerte trenitalia al volo come se dovessi morire domani, quindi che faccio a venezia? a parte le robe standard che ho già fatto intendo. Che si fa? tipo lo shopping dove si fa?
- domenica sera c'è una finale del Grande Fratello da onorare, che gente come noi resta fedele alla linea anche di fronte a becere e sterili provocazioni come la regina della mortadella, perchè noi capiamo al primo sguardo il poteziale di un Vito, o di un Armando, e allo stesso modo difendiamo l'amore puro e discreto delle lesbiche dell'ultima ora, noi capiamo la differenza tra la inutile realtà e un reality ben strutturato e la nostra scelta l'abbiamo già fatta. Quindi stiamo a cena da me, chi vuole si aggiunga virtualmente sui social cosi, insomma stiamo uniti.
Ah no, quello era sanremo.
Non ne sono ancora uscita del tutto.

sabato 17 marzo 2012

Stazzitta wanna be

Giornate di cambio di stagione, di saccheggio nell'armadio della suocera (ciao, ho una giacca di velluto burgundy di Armani PERFETTA, crepate di invidia), di solitudine da fidanzato in vacanza ( struccarsi prima di dormire? naaa), di fancazzismo maximo illuminato dal sole romano più primaverile degli ultimi 130 anni.
In più mi sono tatuata e ora le mie braccia sembrano quelle di un carrozziere rapinatore uscito con l'indultone del 2006, però tanto tenero.
In questi giorni mi faccio allegramente i cazzi degli altri, nel senso che involontariamente (si si chiaro) mi ritrovo a spulciare blog altrui con un effetto domino di disinteresse misto a stalkeraggio random e mi accorgo solo a un certo punto che non ho fatto altro per tipo 5 ore e sono quasi alienata.
Nel marasma di diet blogger, fashion blogger, beauty blogger, stocazzo blogger, ne spuntano alcune fantastiche e adorabili in tutto, dallo stile, alla scrittura, alla grandezza del carattere dei post, e soprattutto  quelle che ti faranno sentire inadeguata per tutta la vita, e ringraziamo sempre le macchine digitali, le fotocamere sui telefoni e la facilità con cui ste stronze arrivano ai nostri occhi. Inauguriamo dunque una nuova interessante rubrica dal nome Stazzitta wanna be, in cui io piango e voi mi dite che sono bellissima lo stesso.
Per esempio, LEI.
Lei è come io nei miei sogni sono, e voglio dire mi sarei potuta spingere mooolto più in là.
Si chiama Anne Catherine Frey, studia moda, è francese, è dimagrita non so come quanto e perchè, ha LO stile, è una ragazzetta perfettamente pret a porter, non una deficiente che se ne va alle fw con un casco di bananine brasiliane al posto della clutch, insomma ha ancora buon gusto e buon senso, che ditemi oggi se vi sembra poco.
Il suo blog è http://annecatherinefrey.blogspot.it/
e io la amo. Amatela pure voi. E convincetemi a tagliare i capelli a ciotola rivoltata che non ho il coraggio ma invece sento che devo.


Mi faccio il casco? state attenti, rispondete bene.

è sempre super sorridente

ha un bellissimo corpo senza essere scheletrica
LA PELLE.

anello, t-shirt, sopracciglia, disinvoltura


borsa, giacca, pantaloni. voglio tutto


la gonna al parco, la amo



 
Osannatela.

ps: inutile dire che abbiamo lo stesso sfondo del blog, e quando l'ho scoperto mi sono sentita davvero molto affine. Anne è la mia nuova migliore amica.

sabato 10 marzo 2012

Marni per H&M: ne resterà solo uno

Fare il riassunto di una settimana passata a sopravvivere al lavoro (noioso, inutile, malfrequentato, alienante, non areato bene prima di soggiornarvi) è quanto di più cattivo potrei farvi, quindi superiamo velocemente il momento frustrazione "è primavera, svegliatevi bambine" e passiamo alle (poche) cose serie di cui vale la pena parlare.

Marni per H&M: io c'ero.
L'8 marzo, festa della donna (ancora? really?), è stato il giorno della vendita al pubblico della collezione in limited edition di Marni per quel santo marchio di magliette di cartone che è H&M, dio lo benedica e lo mantenga vicino casa mia. Il destino ha voluto che potessi prendere un giorno libero a mia scelta durante la settimana e io, che conosco le leggi del misterioso universo, ho capito che una congiuntura astrale mi avrebbe portata lì, alle 7 del mattino, con un bancomat caldo caldo e il sostegno morale di quelle che come me riconoscono, accettano e nutrono quella vena (l'aorta) di consumismo narcisista che almeno personalmente, mi tiene in vita. Quindi, sveglia alle 6 e 20, esco di casa alle 6 e 40, alle 7 sono lì. Convinta di girare l'angolo, trovare un commesso solitario e infreddolito, convincerlo a darmi tre braccialetti in cambio di un ammiccamento e due battutine e invece trovo LA FILA. Almeno 50 persone davanti a me, la prima delle quali, si vocifera, si è svegliata alle 3 del mattino, uno schiavo pakistano che porta cornetti e caffè a tutte, una quantità di brutte vere indicibile, e, fenomeno assai curioso, tante russe, tante vecchie e le commesse di Marni vero. Arriva la mia amica Barbara, che subito condivide la mia preoccupazione di ritrovarmi vestita un giorno come sti cessi ambulanti (una ha una borsa di lana cotta coi fiori, non se lo merita nemmeno un Marni nell'armadio) ma soprattutto, hanno tutte più o meno la mia taglia. Ragazze normali, con un fisico normale, che si sono risvegliate con il diritto al finto lusso dopo quell'esplosione di spandex che era stato Versace, ragazze che mi porteranno via la taglia giusta dei pantaloni pigiama o dio mio, non ci voglio nemmeno pensare, gli shorts a pallini. Prendiamo il fottuto braccialetto, decidiamo che l'alzataccia ci da diritto a una ricca colazione e a un'oretta di chiacchiere, e l'errore è tutto lì. Ci rilassiamo. Perdiamo di vista l'obiettivo, facciamo scendere l'adrenalina, non restiamo sul pezzo. Alle 9 e qualcosa ci riavviciniamo al negozio, finalmente ci fanno entrare e solo sulle scale, davanti al buttafuori (lo stesso che sta a Montecitorio, mi dice Barbara) mi sale l'ansia, mi viene il panico di non trovare tutto, di non capire cosa prendere, di spendere troppi soldi o spenderne pochi e poi pentirmi, e poi ho una missione, trovare un cazzo di spolverino 38 per Zit. E se poi la 38 andasse bene anche a me e non potessi prenderne due? In un attimo è acqua nel cervello. Aprono i cancelli, come al concerto di Vasco, io e il mio bastone da rabdomante interno, che tanto mi guida durante i saldi, troviamo subito le collane per Maris, gli shorts per me, che prendo insieme alla camicia (ma tanto già so che non spendo 80 euro per una camicetta che mi starà male), e trovo due spolverini, uno taglia 34 e uno taglia 42, cioè equidistanti perfettamente da quello che mi serve. Litigo con una stronza di merda che li prende comunque entrambi, il che la dice lunga su quanto non li compri per sè (cosa sei, una matrioska?) e immediatamente capisco che non ho la lucidità mentale per affrontare tutto questo, la battaglia, la determinazione altrui, la cattiveria umana. Prendo roba a caso, la giacchina corta a pois nera, una cintura, i leggins, e mi metto in fila con Barbara che ha talmente tante cose in mano da farsi venire l'acido lattico sulle braccia. Troviamo nel frattempo, grazie al veloce riassortimento delle taglie, uno spolverino 38 e un 36, che custodiamo come una specie di tesoro. Finalmente entriamo nei camerini, una commessa che è un amore mi dà in zona cesarini un colletto bianco, che nel frattempo ho deciso essere il mio mai più senza (non me lo vedrete mai, lo sappiamo tutti). Entro, provo la 38 del cappottino, mi sta leggermente grande, decido che lo prendo per Zit, sono felice come una bambina (non mi pongo nemmeno per un attimo la questione di come glielo farò avere a Milano, magari tramite mia sorella, e del fatto che non la conosco nemmeno e magari manco mi ridarà i soldi. La sorellanza fashion è la base del mio rapporto sociale e affettivo), mi faccio dare da Barbara il 36 e mi sta DA DIO, provo gli shorts sono adorabili, li metterò in inverno con calze pesanti, stringate da uomo e maglione sottile e giacchetta e in estate con sandali e canottiera basic o camicia di jeans, la cintura fa cagare, la mollo e mi tengo gli accessori, tutti tranne la collana coi fiori che convinco Maris a non prendere perchè è davvero cheap ( amiche che non l'avete trovata, era bruttazza e plasticosissima, non vi siete perse nulla), mollo la camicia e mi dirigo alla cassa. Sia benedetto l'iphone, informo subito la mia corrispondente da Milano dello spolverino trovato e immediatamente mi dice che un'amica l'ha già preso per lei, quindi lo lascio alla cassa sapendo che farà la gioia di qualcun'altra, pago e me ne vado con questa busta bellissima di plastica verde acido, che è quasi l'articolo che mi piace di più, pensa come sto. Distrutte ce ne stiamo sotto il sole di Roma, è primavera, la sera andrò al vernissage di una mostra e so già cosa mettere. Sono in pace. facciamo altro shopping, inutile che lo dica, e ce ne torniamo a casa, dove ci aspetta il sonno dei giusti, in fondo ci siamo svegliate all'alba.
Mi addormento come una pupa, guardando il mio bottino, penso che ho buttato tre ore della mia vita e non mi sento in colpa per aver speso i soldi o aver partecipato a un evento tanto "di massa" come fosse una corsa all'oro, rido quando leggo su twitter di una che ci insulta perchè festeggiamo l'otto marzo facendo una roba tanto da donnette. Me ne fotto, come dice elio, non mi giudicate, siete come me.
E aspettate che lo faccia Tom Ford, o Isabel Marant, o  Balmain, poi ve la faccio vedè io, la donnetta...



mercoledì 7 marzo 2012

Zalibar

Provate a chiedere a quelli della mia generazione, cresciuti a pane libri tv e wifi e raccontategli di un posto invaso di volumi, con un tavolo, due poltrone, cibo, una macchina per il caffè, musica e amici, chiedete loro come si chiama e contate quanti vi risponderanno "paradiso".
Noi la prova l'abbiamo fatta, e dato che di crepare c'abbiamo voglia per un cazzo, ora heaven is a place on earth.
Zalibar, in via della gatta 1b a Roma, è la nostra associazione culturale, bar, caffetteria, posticino tranquillo, di quelli quasi casa quando casa non va bene.
E badate bene che non vi sto spammando nulla, vi sto proprio invitando.





martedì 6 marzo 2012

she's a maniac

La domanda del giorno ( in realtà del mese, vero Maris?) è:
Quante paia di ankle boots si possono avere, se si è una persona normale, intendo non una fashion blogger mal scolarizzata a cui regalano i vestiti?
Perchè ieri con la gioia nel cuore ho preso questi


da Aldo, a 79 euro, però in taupe, per soddisfare chiaramente la voglia di questi


di Isabel Marant, 410 euro
che sapete tutti che voglio da natale, ma quel progetto di diventare milionaria con la sola forza del pensiero e di una giustizia divina meritocratica (de che poi?) alla fine non so come, non è andato più in porto e con quei soldi c'ho pagato l'affitto. La vita è fatta di scelte.
Insomma solo ieri avevo la scatola in mano, mi godevo il nuovo acquisto, facevo le prove a casa con tutti gli outfit primaverili che ho e che non vedo l'ora di indossare (oggi piove, ça va sans dire), solo dodici ore fa ero supereccitata per il nuovo acquisto e già oggi ne voglio anche un altro paio neri, più strong, meno froufrou,
cioè questi


di Nelly.com, a 42 euro, ovviamente copia scamuffa di questi


i Frye Phillip Short Harness Boot, i più perfetti che abbiamo mai fatto, che costano almeno 250 euro e che cerco secondhand da una vita ma col cazzo che chi ce li ha li da via.

Ora riflettiamo insieme:
può lo stivaletto essere l'oggetto costante di ogni uscita di shopping estate inverno primavera autunno con le calze a cosce nude col vestitino o con i leggins? Perchè secondo me sì, del resto lo sono già le magliette bianche e nere e i jeans, quella roba che più ne ho e più ne voglio, e più ne voglio e più ne so, nel senso che un ankle boot, uno skinny carino, una magliettazza bianca e un blazer ben fatto non è forse il più perfetto outfit da giorno che possiate immaginare? aggiungi per l'aperitivo una clutch e un bel trucco, una collana lunga e un fedora e la primavera è ai tuoi piedi, non credete?
Come vedete roba forte, profondità a gogo.
Marzo è così, è tutto un sopravvivere al sonno pesante e smadonnare per non aver portato l'ombrello quando ti sembra ci sia il sole e poi invece ti prende il diluvio.
Aprile coming soon. Ve lo prometto.