sabato 10 marzo 2012

Marni per H&M: ne resterà solo uno

Fare il riassunto di una settimana passata a sopravvivere al lavoro (noioso, inutile, malfrequentato, alienante, non areato bene prima di soggiornarvi) è quanto di più cattivo potrei farvi, quindi superiamo velocemente il momento frustrazione "è primavera, svegliatevi bambine" e passiamo alle (poche) cose serie di cui vale la pena parlare.

Marni per H&M: io c'ero.
L'8 marzo, festa della donna (ancora? really?), è stato il giorno della vendita al pubblico della collezione in limited edition di Marni per quel santo marchio di magliette di cartone che è H&M, dio lo benedica e lo mantenga vicino casa mia. Il destino ha voluto che potessi prendere un giorno libero a mia scelta durante la settimana e io, che conosco le leggi del misterioso universo, ho capito che una congiuntura astrale mi avrebbe portata lì, alle 7 del mattino, con un bancomat caldo caldo e il sostegno morale di quelle che come me riconoscono, accettano e nutrono quella vena (l'aorta) di consumismo narcisista che almeno personalmente, mi tiene in vita. Quindi, sveglia alle 6 e 20, esco di casa alle 6 e 40, alle 7 sono lì. Convinta di girare l'angolo, trovare un commesso solitario e infreddolito, convincerlo a darmi tre braccialetti in cambio di un ammiccamento e due battutine e invece trovo LA FILA. Almeno 50 persone davanti a me, la prima delle quali, si vocifera, si è svegliata alle 3 del mattino, uno schiavo pakistano che porta cornetti e caffè a tutte, una quantità di brutte vere indicibile, e, fenomeno assai curioso, tante russe, tante vecchie e le commesse di Marni vero. Arriva la mia amica Barbara, che subito condivide la mia preoccupazione di ritrovarmi vestita un giorno come sti cessi ambulanti (una ha una borsa di lana cotta coi fiori, non se lo merita nemmeno un Marni nell'armadio) ma soprattutto, hanno tutte più o meno la mia taglia. Ragazze normali, con un fisico normale, che si sono risvegliate con il diritto al finto lusso dopo quell'esplosione di spandex che era stato Versace, ragazze che mi porteranno via la taglia giusta dei pantaloni pigiama o dio mio, non ci voglio nemmeno pensare, gli shorts a pallini. Prendiamo il fottuto braccialetto, decidiamo che l'alzataccia ci da diritto a una ricca colazione e a un'oretta di chiacchiere, e l'errore è tutto lì. Ci rilassiamo. Perdiamo di vista l'obiettivo, facciamo scendere l'adrenalina, non restiamo sul pezzo. Alle 9 e qualcosa ci riavviciniamo al negozio, finalmente ci fanno entrare e solo sulle scale, davanti al buttafuori (lo stesso che sta a Montecitorio, mi dice Barbara) mi sale l'ansia, mi viene il panico di non trovare tutto, di non capire cosa prendere, di spendere troppi soldi o spenderne pochi e poi pentirmi, e poi ho una missione, trovare un cazzo di spolverino 38 per Zit. E se poi la 38 andasse bene anche a me e non potessi prenderne due? In un attimo è acqua nel cervello. Aprono i cancelli, come al concerto di Vasco, io e il mio bastone da rabdomante interno, che tanto mi guida durante i saldi, troviamo subito le collane per Maris, gli shorts per me, che prendo insieme alla camicia (ma tanto già so che non spendo 80 euro per una camicetta che mi starà male), e trovo due spolverini, uno taglia 34 e uno taglia 42, cioè equidistanti perfettamente da quello che mi serve. Litigo con una stronza di merda che li prende comunque entrambi, il che la dice lunga su quanto non li compri per sè (cosa sei, una matrioska?) e immediatamente capisco che non ho la lucidità mentale per affrontare tutto questo, la battaglia, la determinazione altrui, la cattiveria umana. Prendo roba a caso, la giacchina corta a pois nera, una cintura, i leggins, e mi metto in fila con Barbara che ha talmente tante cose in mano da farsi venire l'acido lattico sulle braccia. Troviamo nel frattempo, grazie al veloce riassortimento delle taglie, uno spolverino 38 e un 36, che custodiamo come una specie di tesoro. Finalmente entriamo nei camerini, una commessa che è un amore mi dà in zona cesarini un colletto bianco, che nel frattempo ho deciso essere il mio mai più senza (non me lo vedrete mai, lo sappiamo tutti). Entro, provo la 38 del cappottino, mi sta leggermente grande, decido che lo prendo per Zit, sono felice come una bambina (non mi pongo nemmeno per un attimo la questione di come glielo farò avere a Milano, magari tramite mia sorella, e del fatto che non la conosco nemmeno e magari manco mi ridarà i soldi. La sorellanza fashion è la base del mio rapporto sociale e affettivo), mi faccio dare da Barbara il 36 e mi sta DA DIO, provo gli shorts sono adorabili, li metterò in inverno con calze pesanti, stringate da uomo e maglione sottile e giacchetta e in estate con sandali e canottiera basic o camicia di jeans, la cintura fa cagare, la mollo e mi tengo gli accessori, tutti tranne la collana coi fiori che convinco Maris a non prendere perchè è davvero cheap ( amiche che non l'avete trovata, era bruttazza e plasticosissima, non vi siete perse nulla), mollo la camicia e mi dirigo alla cassa. Sia benedetto l'iphone, informo subito la mia corrispondente da Milano dello spolverino trovato e immediatamente mi dice che un'amica l'ha già preso per lei, quindi lo lascio alla cassa sapendo che farà la gioia di qualcun'altra, pago e me ne vado con questa busta bellissima di plastica verde acido, che è quasi l'articolo che mi piace di più, pensa come sto. Distrutte ce ne stiamo sotto il sole di Roma, è primavera, la sera andrò al vernissage di una mostra e so già cosa mettere. Sono in pace. facciamo altro shopping, inutile che lo dica, e ce ne torniamo a casa, dove ci aspetta il sonno dei giusti, in fondo ci siamo svegliate all'alba.
Mi addormento come una pupa, guardando il mio bottino, penso che ho buttato tre ore della mia vita e non mi sento in colpa per aver speso i soldi o aver partecipato a un evento tanto "di massa" come fosse una corsa all'oro, rido quando leggo su twitter di una che ci insulta perchè festeggiamo l'otto marzo facendo una roba tanto da donnette. Me ne fotto, come dice elio, non mi giudicate, siete come me.
E aspettate che lo faccia Tom Ford, o Isabel Marant, o  Balmain, poi ve la faccio vedè io, la donnetta...



14 commenti:

  1. Ah, eri tu dalla Zit! Ti sta proprio bene effettivamente. E belle scarpe.

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  2. "cosa sei una matrioska?"
    ti amo baby, sul serio e profondamente

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  3. La citazione di Highlander ci sta;)
    e il cappottino ti sta proprio bene

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  4. Ti amo sempre più io.
    Ho fatto fatica a stare dietro a questo post perché alla terza riga ero già in un viaggio astrale e mi ti immaginavo con un metro da sarta prendere mentalmente le misure delle ragazze in coda per capire chi fosse il nemico.

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  5. perché, perché ti scopro solo ora?

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  6. Quel cappottino è un amore, io l'ho trovato per il rotto della cuffia. Avevo agguantato la 38 pensando fosse giusta per me che ho la 42. Lo provo: ENORME! Panico, vado a vedere e trovo solo la 34, lo provo lo stesso per la disperazione e... ed è perfetto! Per fortuna che hanno fatto taglie del cazzo :))
    Mari

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  7. Quanto amore in cosiì poche righe, amica.
    "La sorellanza fashion è la base del mio rapporto sociale e affettivo" sono santissime parole e SAPPI che non dimenticherò MAI nella mia vita cosa tu sei stata pronta a fare, per me, per me che non solo NON MI CONOSCI ma non mi hai nemmeno mai visto in viso dal vivo.
    Racconterò le tue gesta ai miei figli e dirò a quella stronza dell'Annasofia, la primogenita, che laggiù nella capitale c'è qualcuno che mi ama incondizionatamente e no, non è il papa.
    <3

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    1. l'annasofia sarà la bambina meglio vestita del suo asilo. <3 a iosa!

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  8. Non mi giudicate siete come me! grande :D e cmq ti sta davvero bene lo spolverino, al prossimo evento fashion vengo pure io :*

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