giovedì 26 aprile 2012

Scava Scava

Scrivere di sè scegliendo solo la parte più superficiale, come si fa col pollo della rosticceria, che solo la pelle abbrustolita è gustosa e il resto, chissà perchè, è sempre secco, bianchiccio, stoppaccioso, è quello che faccio ogni santissimo giorno, qui, su twitter, su facebook, con chiunque, anche a voce, non perchè sia diventata arida o cretina, molto semplicemente perchè è più facile e non so nemmeno più da quanto tempo non mi guardo dentro come si fa quando sei in analisi o sei abbastanza giovane da scrivere lettere al nuovo fidanzato (ho detto lettere, non email, quindi fatevi un'idea della durata della mia storia) in cui gli racconti di te, come un regalo, come un segreto.
Lo faccio adesso. Vado a braccio.

Ho continuamente ricordi della mia infanzia, momenti flash che non so da dove arrivino e non so perchè proprio ora, proprio quello, proprio oggi.
Per esempio l'odore della palestra Roma 70, dove mia madre portava mia sorella, io andavo con lei a prenderla a fine lezione, ero la sorella piccola, mamma mi faceva vedere queste bambine con il body e la calzamaglia e quelle ballerine che oggi solo la buonanima di Amy Winehouse, e non avevano la minima presa su di me, ma la discesa all'ingresso della palestra, che facevo di corsa (saranno stati 3 metri, ma avevo le gambe corte, mi sembravano sempre un'occasione unica per scatenarmi) quell'odore di linoleum misto all'acrilico delle tute, l'atmosfera umidiccia mi facevano impazzire. Ragion per cui ho fatto ginnastica artistica da piccola, finchè il pediatra non ha scoperto che la mia anca sinistra è più alta della destra di 2 cm (ve lo giuro, non si vede, è tutto offuscato dal grasso) e ho voluto smettere, piangendo tutte le lacrime che avevo e costringendo tacitamente il migliore amico dei miei a falsificare un attestato di saggio con un punteggio finto (26/30) che è poi stato attaccato al muro accanto a quello vero di mia sorella. Solo adesso ripenso a che ingiustizia enorme deve essere stata per lei che il saggio lo aveva fatto davvero (colonna sonora La isla bonita di Madonna, lo adoravo).
Ho fatto la comunione, ero una brutta bambina quel giorno, discretamente pelosa, mal pettinata, col vestito da suorina, eppure è stato un gran giorno. Ho cantato in chiesa, una canzone agghiacciante dal titolo Io vengo a te Gesù (Anna la adorerà), e mi ricordo perfettamente la sensazione di terrore del momento intorno all'altare in cui il prete ti benedice, una specie di "Ora può baciare la sposa", ma tutto tra te e Cristo, e io ero pietrificata. Rivedendo il filmino anni dopo mi accorsi di quella espressione del volto di chi sta per vomitare, chissà che il mio rifiuto per la religione cattolica non sia nato in quel momento, nello stomaco, e non nelle centinaia di riflessioni spirituali che mi hanno portato dopo tanti anni a sbattezzarmi. Comunque cantavo con la mia amica del cuore Francesca, bionda riccia, bellissima, erano tutti innamorati di lei, io le volevo davvero bene, a lei e Elisabetta, ma poi hanno inventato quel crudele gioco del "facciamo ingelosire", che consisteva tutto nel fare finta di dire qualcosa all'orecchio dell'altra escludendo la terza amica. Francesca lo faceva a rotazione con me e con Elisabetta e noi eravamo completamente asservite, non ci è mai venuto in mente di farlo unite contro di lei, non era ammesso, lei era Regina George e noi eravamo chiunque.

Ho bisogno di cambiare lavoro. Non ho l'umiltà per farlo.
Ho studiato per tanti anni, mi sono presa la mia brava laurea specialistica, convinta (i miei genitori hanno il diploma di licenza media, e nemmeno tutti e due) che questo mi avrebbe aperto porte e orizzonti, che un titolo unito alla certezza di essere più intelligente della media (la modestia me l'hanno montata al contrario) mi avrebbero portato al ruolo di prestigio nel meraviglioso mondo dell'arte che merito. Non è andata così, sono un'impiegatuccia, come tantissime altre, mi hanno offerto un lavoro che non implica l'utilizzo di nessuna delle capacità che potrei mai avere o sviluppare, e faccio lo stesso mestiere da sei anni. Sei lunghissimi anni fatti di lamentele e baci a terra perchè ho un contratto con cui pagare affitto e indipendenza, fatti di domeniche noiose di lavoro mentre gli altri sono al mare e lunedi liberi sfruttati male. Arrivata a 30 anni tutti sono più avanti di me, hanno coltivato se stessi, anche quelli che io prendevo per il culo al'università hanno posizioni migliori della mia, soddisfazioni e gratificazioni, e io nonostante tutto ho ancora la presunzione di guardarli e dall'alto del mio inglese stentatissimo, ridere di loro, chè se c'è una cosa che so fare bene è capire i punti deboli degli altri, brava come sono a nascondere i miei.
Ora ho bisogno di cambiare, mi serve una svolta, mi serve il coraggio per farlo e non credo che lo avrò, e allora mi serve almeno il coraggio di restare l'impiegatuccia tutta la vita, di sostenere lo sguardo di chi fa altro ed è altro, di vivere la vergogna del confronto più che con loro, con l'idea sopravvalutata che ho di me.

Direi che può bastare.
Con roba del genere uno psicologo qualsiasi di quelli che ho avuto in dieci divertenti anni di analisi ci si sarebbe pagato le vacanze a Bali.
Da domani giuro parliamo di nuovo di vestiti.


ps: voglio dire una cosa a tutti quelli che credono che un blog sia puro esibizionismo e megalomania. Sì, lo è, alcuni di noi hanno la schiena più dritta, ad altri serve di essere aiutati.

31 commenti:

  1. Wow. Praticamente rivedo me. Tu che cerchi di accettare quello che non avresti voluto essere, io idem. Mi ha colpito soprattutto la frase "vivere la vergogna del confronto più che con loro, con l'idea sopravvalutata che ho di me". Credo sia il mio stesso problema ma non avrei saputo trovare parole migliori. Chapeau, Key

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  2. Ti seguo da un po'. Ti ho inserita nel mio blogroll delle donne che, a leggerle, ti mettono di buon umore.

    Quelle che immagino forti, di successo, serene, appagate, ferocemente capaci di aggredire la vita.

    Poi un post come questo ti ricorda che che tutte, anche quelle che hanno la straordinaria capacità di far ridere, hanno i loro lati oscuri.

    E allora? Io come te ero convinta che avrei spaccato il mondo e avrei guardato tutti dall'alto in basso. Ne ero convinta e gli altri me l'han fatto credere, inutili dispensatori di false speranze.

    Ogni vita normale acquista un che di speciale se raccontata nel modo giusto. Tu lo sai fare. Vantatene pure.

    Ah, oggi - proprio oggi - ascoltavo questa canzone.

    http://www.youtube.com/watch?v=Q5sMTPExBlo

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  3. sono pazza di te, pIccolina
    (anagraficamente intendo.sob)
    E non solo perché sai che avrei adorato quel brano

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  4. (cazzo e'quella I mongola nel mezzo?
    L'iPhone mi fa sembrar più rincoglionita di quel che sono.no,ma benissimo)

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    1. è come noi anna, nell'apparenza un po' stramba, ma nella sostanza commovente.

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  5. Pero' l'insoddisfazione puo' essere un punto di partenza. A te la scelta.

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    1. devo, lo so, devo devo devo porco cazzo devo.

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  6. Non commento mai sebbene ti legga da tempo immemore ma questo post mi ha fatto riflettere e..... anche io soffro di questa odiosa malattia, qualcuno sa come si guarisce?
    Torno nel mio oblio

    Cece

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  7. Valentina iamashoewhore26 aprile 2012 20:13

    Ai tempi della comunione ero così grassa che non entrai neanche nel vestito più grande disponibile nel negozietto dove noi provincialotte compravamo i vestiti da cerimonia e lo dovettero modificare apposta per me.

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    1. oh amore mio, fatti abbracciare forte...

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  8. Mmmm ha parlato al passato Ci'..se va bene ora e'piu'secca della ferry a los angeles

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    1. è il mio guru dukan di twitter, annina, lei è fantastica, ha perso un sacchissimo di chili, valentina diglielo!

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  9. devi gareggiare solo con te stessa, se sei insoddisfatta perchè non hai raggiunto ciò che desideravi ok, però ti assicuro che anche quelli che sembrano essere più in alto, arrivati, sono insoddisfatti allo stesso modo, nessuno crede di avere ciò che si merita;
    anche quelli che sbandierano i loro successi o non ci credono veramente oppure farebbero la stessa cosa con un part time alla coop.
    la gara con gli altri non si vince mai, e credo neanche quella con se stessi.
    l'unico modo per uscirne è cominciare a considerare ciò di buono che si è riusciti ad ottenere.
    scusa , a forza di leggerti mi sembra di conoscerti.
    GG

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  10. Ti seguo da un pò e mi piace come scrivi. io son + avanti anagraficamente di te e quindi i bilanci miei sono pesanti ma sono convinta che ognuna di noi non si realizza solo nel lavoro o nella famiglia, l'insoddisfazione che hai forse è un qualcosa di + ampio che niente ha a che fare con il lavoro. mi piacerebbe dirti tante cose anche se è un blog ristretto non me la sento di farlo qui ma se vorrai tu riprendere il discorso ti lascio la mia mail: riabita.mr@libero.it. a me quello che mancava l'ho intravisto quest'anno durante un viaggio in India ma invece era un viaggio dentro di me. ciao cara roberta

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  11. Mi ha angosciato questo post. Oltre perché mi ha ricordato che anche io sono di quelle che negli anni si è costruita una maschera così spessa da non rendersi conto dove finisce la maschera e dove inizio io, anche (e soprattutto) perché per l'ennesima volta mi sono confrontata con l'idea che potrebbe andare veramente male. Studio da una vita (letteralmente) e mi sembra di avere le stesse possibilità di successo che se giocassi alla lotteria.

    E comunque è vero, siamo tutti insoddisfatti.

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    1. Vabbè, ho inviato il commento senza leggerlo e il risultato è che non si capisce nulla. Possiamo considerarlo una nuova interpretazione della lingua italiana.
      Apprezza il pensiero.

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    2. l'italiano è opinabile, è una lingua quasi morta, ma noi gli facciamo la respirazione bocca a bocca più per il piacere di baciarlo che per tenerlo in vita.
      Oh grazie, e mi dispiace per l'angoscia.

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  12. Ricordati che qui puoi essere quella che preferisci perché sul blog, sul TUO blog, non hai bisogno di nessuna maschera!

    Comunque...

    Non è mai troppo tardi per cambiare ma bisogna avere il coraggio, ma soprattutto l'umiltà, per farlo!

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  13. bellissimo post. sei riuscita a mettere a fuoco, nero su bianco, quello che penso di me e non ho il coraggio di dirmi. (quindi, se vorrai farmi da psicologa, potrai pagarti la vacanza a bali) :)

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  14. è solo un lavoro come un altro... meglio distinguere tra quello che fai per N ore al giorno e ti paga i conti, e quello che sei, "deep within" (guarda come me la scoatto bene con l'inglese! ;)). quelli che si sentono fichi (solo ed esclusivamente) perché fanno una cosa fica sono dei poracci! non sanno chi cazzo sono.
    per inciso, a me sei sempre sembrata il top del fico, ti avevo classificata mentalmente come "una delle poche interessanti di quella facoltà di merda" e già lavoravi mentre io ero ancora a piagne sui libri! mille punti!!

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