venerdì 11 maggio 2012

Il marcio della Marcia

Domenica 13 maggio sfilerà per le vie di Roma la Marcia Nazionale per la Vita.
Fin qui tutto bene.
Dal Colosseo, luogo di martirio cristiano secondo una menzognera tradizione, fino a Castel Sant'Angelo, un -possiamo già immaginare- nutrito gruppo di cittadini e accorsi per l'occasione attraverserà le strade di quello che gli organizzatori ci tengono a definire, casomai a qualcuno sfuggisse, il "centro della cristianità e del potere politico" del Paese, per ribadire democraticamente alcuni messaggi fondamentali, appannati in questo mondo di peccato, fatto di orridi individualismi e liberi arbitri.
Tra gli obiettivi dell'iniziativa, copiati e incollati qui dall'homepage del sito:



  • affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio;
  • chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita;
  • deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti;
  • ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto;
  • invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà.



  • Permettetemi ora alcune considerazioni.
    Che la vita sia un dono indisponibile (di cui quindi per definizione non si possa disporre liberamente) di Dio, è un pensiero che personalmente mi spaventa. Ma non ho l'arroganza di entrare nel merito del percorso spirituale di chi invece ha deciso di credere, e da qui direttamente al punto 2.
    Se si abbandonasse la convinzione per cui i non credenti, gli atei, gli agnostici, o chi professa altre religioni, si siano accidentalmente allontanati dalla retta via giusto il tempo di essere salvati per un futuro roseo alla destra del Padre, forse oggi il dialogo, se di questo si sta parlando (perchè solo di questo si può parlare in un Paese democratico, tutto il resto è fascismo e fanatismo) sarebbe meno faticoso, più attuale, più civile e costruttivo. Là dove c'era l'erba ora c'è una città, non ve l'ha detto l'amico Celentano? L'educazione spirituale di ognuno negli anni, e dovremmo solo esserne felici, si è emancipata da questo cristianesimo di default, a favore di un pensiero più aperto, più discusso, più profondo, e lo Stato è laico, lo è nero su bianco nella Costituzione. Se è vero che la nostra storia e la nostra cultura affondano le radici nel credo cristiano, è altrettanto vero che queste radici si sono allargate anche al di fuori delle mura del Vaticano, mura all'interno delle quali oggi succedono cose che dovrebbero far passare la voglia a molti di parlare di moralità. Anzi, un esame di coscienza, sul perchè di tante anime smarrite, male non farebbe.
    E finalmente il punto 3. La legge 194 approvata dal Parlamento nel 1978 e confermata con un referendum nel 1981 tutela la libera scelta a una procreazione consapevole e responsabile: non esiste nulla di più sacrosanto di questa legge e nulla di più anacronistico delle lotte per abrogarla. Questo sì che ci riporterebbe al Medioevo, quello stesso Medioevo in cui si credeva al Bene e al Male con le iniziali maiuscole, anche se permettetemi di sottolineare che lì, almeno, il pensiero filosofico era così "curioso" di crescere che la lettera maiuscola era destinata a entrambe le fazioni, e non sono a una, come si può vedere nell'ordine del giorno. Piccolezze. Meschinità che sfuggono.
    In ultimo, la mobilitazione degli uomini di buona volontà.
    Non abbiate timore che la buona volontà delle nostre Istituzioni sarà in prima fila, come sempre in occasioni di manifestazioni che riguardano la tutela dei diritti dei cittadini e della libertà individuale.
    Come del resto per il Gay Pride, che i nostri politici tanto amano e sostengono, dall'ex sindaco di Roma Rutelli, che  ritirò il patrocinio al World Pride del 2000 per non "intaccare la forza e l'autorevolezza morale del Giubileo", fino al senatore Giovanardi, che lo scorso anno ha dichiarato“Non ha senso l’Europride, perché già in passato eventi come questo hanno offeso il Papa e i sentimenti di milioni di cattolici.” 
    Quindi amici pro-life, manifestate liberamente, godetevi la passeggiata e salutatemi Alemanno.
    Voi di certo lo conoscete meglio di me.






    9 commenti:

    1. grazie dani, comunque si prevede una contropartecipazione...ti tengo informata...zu

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    2. Al netto di un pallidissimo, anemico omaggio al dogma della tolérance (di felice memoria), l'argomentazione che leggo dispiegata qui sopra è più o meno questa: "voi non potete permettervi di marciare per l'abrogazione di una legge che ritenete ingiusta, perché io ritengo che sia giusta, anzi, diciamo direttamente che è giusta e sacrosanta. Lo stato è laico e c'è scritto pure in Costituzione. Anzi, giacché ci siamo fatemi dire che in fondo penso che facciate anche tutti un po' schifo".
      E' un'argomentazione che conosco bene, dato che tutta la modernità l'ha usata contro la fede cattolica, da Locke al giorno d'oggi, in cui quello anticattolico è ormai diventato, come ha scritto un americano, "the least acceptable prejudice", l'ultimo pregiudizio socialmente accettabile.
      A dire il vero, più che della gioiosa e complessa democrazia pluralista, questo modo di vedere le cose mi sembra parente stretto della tragica bidimensionalità di chi pensa che agli "altri" cortei,i cortei dei "buoni", siano tutti una banda di drogati che vogliono sfasciare le vetrine.
      Non capisco poi esattamente quale sia la ragione che rende in evidenza migliore (intendo dimostrabile logicamente per tale, senza argomentazioni o giudizi di valore) colui il quale ritiene iniqua la legge che oggi non permette i matrimoni fra persone dello stesso sesso, e pertanto vorrebbe modificarla (si tratta d'un articolo del Codice Civile), rispetto a colui il quale ritiene iniqua la legge che oggi permette l'interruzione volontaria di gravidanza, e pertanto vorrebbe modificarla. Mi paiono due punti di vista esattamente sullo stesso piano epistemologico: valori. Fedi. Fuffa. Roba indimostrabile, inverificabile, e quindi parimenti importante e degna. Fin tanto che entrambi gli schieramenti non facciano del male ad alcuno, sia chiaro (anche gli antiabortisti più accesi non rifiutano l'aborto terapeutico, credo).

      Fin qui la critica, ma non è questa la parte più importante del discorso che voglio fare (del quale spero mi perdonerai, visto che sto abusando della tua pazienza). Quello che mi preme affermare è che le cose non sempre hanno solo due dimensioni, non sono cartoline in tricromia.
      Io sono credente, cattolico e laico - anzi, avendo (credo) una cultura umanistica, anche se non forse classica, sai benissimo che la laicità l'ha inventata il cristianesimo. Personalmente ritengo inevitabile avere delle leggi "di garanzia" in uno stato aconfessionale, anche se considero altrettanto indispensabile che sia sempre garantita la mia obiezione di coscienza; non scriverei mai il Giusto in grande e l'ingiusto in piccolo, intendendo me e gli altri (sì! Sono proprio come i medievali, brava). Come me ce ne sono tanti, ce ne sono sempre stati tanti: in tutto il Popolo di Dio, che non è fatto solo di prelati maneggioni, politici, fanatici...e Alemanno. La Costituzione e la democrazia in questo Paese sono nati anche grazie all'apporto di tanti cattolici, e non è serio appiattire tutta la vertiginosa polifonia del pensiero e delle anime della Chiesa in una visione stereotipata e caricaturale.
      La convinzione per cui "i non credenti, gli atei, gli agnostici, o chi professa altre religioni, si siano accidentalmente allontanati dalla retta via giusto il tempo di essere salvati per un futuro roseo alla destra del Padre" è profondamente inattuale: anche se riteniamo un gesto d'amore pregare per la conversione di chi non crede, sappiamo bene che esiste un mistero, nell'incontro della volontà di Dio e quella dell'uomo, che nessuno può turbare; nessuno può presumere di togliere gli altri dalla condizione di libertà che è loro propria, connaturale.
      Credo di averti scocciata abbastanza, ma questo, per come lo vedo io, è dialogo: farsi intendere, non cercare di ricondurre gli altri alle proprie (di sé) posizioni di partenza.
      Ovviamente, nel Medioevo "il Vaticano" stava al Laterano, ma insomma, se semo capiti.
      Con amicizia

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      1. Intanto non mi scocci e non abusi della mia pazienza, son ben felice di confrontarmi con te, quindi procedo per ordine:
        non so bene quale parte di quello che ho scritto (sicuramente non "Fin qui tutto bene" e nemmeno "quindi amici pro-life, manifestate liberamente")ti abbia portato a quel "voi non potete permettervi di marciare per l'abrogazione di una legge che ritenete ingiusta", mai vieterei una manifestazione, un corteo (buono o cattivo mi sembra una semplificazione davvero banale)o qualsiasi altra forma di affermazione o protesta o rivendicazione, certo nei limiti del rispetto altrui e delle leggi.
        Mi chiedo davvero però, come si possano mettere sullo stesso piano le manifestazioni per abrogare una legge come la 194 che già esiste e da ben 34 anni (confermata, ripeto, da un referendum regolare nel 1981) con le manifestazioni per la legge che permetterà i matrimoni tra omosessuali, legge che il parlamento italiano non solo non ha approvato, ma sta ostacolando in tutti i modi, proprio(quanto sono Maligna con la M maiuscola) per proteggere i legami politici e di potere con il Vaticano, legami testimoniati dalle adesioni da una parte e opposizioni dall'altra, agli eventi di cui parliamo.
        La legge sulle unioni di fatto e sui matrimoni tra persone dello stesso sesso è, sarebbe e sarà un passo avanti nella costruzione di una società che tuteli ogni sua forma di libertà, che accompagni i cittadini nelle libere scelte che vogliono prendere, esattamente come la legge sull'aborto. Nessuno ti costringe ad abortire, nel caso in cui tu non volessi farlo, e le motivazioni non sono riducibili all'aborto terapeutico, le motivazioni sono PERSONALI e qui sacrosante (non smetterò mai di dirlo) e nessuno a parte chi si sottopone all'interruzione di gravidanza ha il diritto di giudicare o gridare al crimine (nel falso nome della paura dell'estinzione del genere umano...fate mai manifestazioni di protesta per le vasectomie o le isterectomie?).
        E in ultimo, il problema dell'approccio tra credenti e non credenti. Il gesto d'amore del pregare per la mia conversione parte da un presupposto sbagliato, cioè quello dell'errore della mia condizione, e voler convincere qualcuno di qualcosa che si crede giusto pur non riconoscendo nell'altro alcun dubbio o tormento interiore è prevaricazione. Inutile. Fastidiosa. Il processo di evangelizzazione spontaneo che si innesca ogni volta mi trovi a parlare con un credente (e l'ultima volta è stato ieri a fronte proprio di questo post) è immagino, inevitabile per voi, ma evitabilissimo per me, che son stata battezzata, catechizzata, comunicata e solo dopo ho scelto di diventare atea. So tutto del perchè si crede, ma non mi capita mai che un credente chieda a me come mai non credo più, tutti mi vogliono raccontare il loro percorso di fede ma nessuno vuole sapere del mio percorso nella direzione opporta. Strano no?
        Credo di averti risposto abbastanza, ti saluto con un'ultima curiosità: parlami ancora di questo Laterano, il mio docente di storia dell'arte medievale deve essere morto prima di potercelo raccontare, si trova vicino a dove hanno fatto il Family Day?

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      2. Cara padrona di casa, innanzitutto ti ringrazio per la tua risposta e sono contento che tu non mi abbia mandato direttamente chez les grecs, perché ne avevi tutto il diritto. Ad ogni modo, io sono un logorroico e quindi, visto che non ho ancora avuto modo di abusare della tua pazienza, ci riuscirò sicuramente ora. Vorrei, infatti, precisare alcune cose: evidentemente, non sono riuscito ad esprimerle con sufficiente chiarezza.
        Lascio subito perdere il problema della neutralità assiologica nella dialettica democratica, perché il saperlo infliggere agli altri come si dovrebbe va, con tutta evidenza, molto al di là della mie capacità (anche solo per chiacchierarne in modo men che soddisfacente ci vorrebbero il tempo e l'umore giusto, e non posso approfittare troppo della tua cortesia).
        Vengo invece, con la massima rapidità possibile, ai punti che più mi sollecitano,e cioè

        1) il Laterano, sì esatto, è proprio là, più o meno pure dove hanno fatto i girotondi tanti anni fa! Brava!...comunque, a parte ciò, l'ho detto solo perché mi da' un po' fastidio l'abitudine di parlare del "Vaticano" intendendo la Chiesa, è un costume invalso ma, in realtà, sottintende giudizi di valore (non esattamente benevoli) a cui il più delle volte chi usa l'espressione non fa nemmeno caso. Pignolerie, comunque.

        2) e molto più importante, vedi, il senso del mio post era proprio quello di accennare al fatto che esistono tante anime della Chiesa e tanti modi di vivere la fede, e non tutti sono riconducibili all'idolo polemico dell'integrismo con mire (bassamente) politiche. Prendiamo il caso del rapporto fra credenti e non credenti. Non so che tipo di cattolici hai frequentato negli ultimi tempi, in ogni caso doveva essere gente presa molto bene, forse troppo, perché io (e non sono un'eccezione) sono stato abituato ad un modo un po' diverso di vedere le cose. Non a caso ho parlato di preghiera, e non di propaganda; non nego che quest'ultima, fatta in un certo modo, può essere una cosa positiva, ma per chi non ha questo speciale carisma o quantomeno non è professore di teologia, l'apostolato non significa andare in giro cercando di convincere la gente che la pensa diversamente da te. In primo luogo perché la fede è una sfida perenne per la maggior parte di noi, in secondo luogo perché "la libertà è la condizione della creazione" come scrisse, mi pare, Thomas Mann, e quindi le scelte di chi non crede vanno accolte con profondo rispetto, senza presumere di cambiarle con l'utilizzo a sproposito di fervorini più o meno benintenzionati. Pregare per la conversione significa rivolgersi al Padreterno per impetrare un dono che si chiede innanzitutto per sé stessi, e poi per gli altri, per l'amore che si ha o si dovrebbe avere nei loro confronti. Ma la "conversione" non è una "persuasione", no: è una grazia, nessuno può cercare di indurla come se sollecitasse l'adesione ad un partito politico o ad una causa civile. Io, poi, avrei (come la maggior parte dei cattolici che conosco) parecchia ritrosia a parlare di un mio "percorso di fede", perché significherebbe, forse, dimostrare la presunzione di essere giunti da qualche parte, mentre tutto quello che posso fare è implorare "Domine, ut videam". Quindi, troverei molto più interessante ascoltare il racconto di come ci si può allontanare dalla fede, davvero, sarebbe uno stimolo intellettuale e creerebbe un legame molto più intenso fra persone in dialogo (perché è questa la prima cosa che conta, il fatto che siamo persone ed abbiamo come tali un certo valore, non è un facile irenismo, è San Tommaso). Quanto al resto, vivere da cristiani significa, fra le altre cose, non giudicare(e quindi mai partire dal presupposto che l'altro sia in errore), dare testimonianza e, soprattutto, cercare di farsi santi. Tutto qua.
        Scusami per il bis! Giulio

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    3. E se organizzassimo una marcia per:
      -l'abrogazione del concordato
      -far pagare le tasse e l'IMU a TUTTI, Vaticano compreso
      -obbligare i sacramenti solo alla maggiore età
      -abolizione dell'ora di religione nelle scuole statali
      -mandare a lavorare i cappellani militari (chi ha fatto la naja sa di quale orrore parlo)
      -eliminare l'equiparazione del matrimonio cattolico a quello civile.
      pensi che scenderebbero dal loro piedistallo di infallibilità?
      F.

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