venerdì 29 giugno 2012

Insomma.

Insomma un kindle, manco mio, tra l'altro, ma vabbè, leggerissimo in mano, lo tocchi e gira pagina, niente orecchie da fare, niente da sottolineare, che io sta cosa di annusare in mezzo ai libri l'ho sempre francamente trovata di una banalità inenarrabile, che allora figlio mio, l'elenco telefonico di che sa? di possibilità ed esperienza? ma comunque, il fatto di portarsi in viaggio l'ira di dio di libri, senza togliere il peso in valigia alle, che ne so, scarpe, o a un bottiglione di balsamo, o a un'altra cazzata che ti farà felice tanto quanto, che io quelle che sono felici solo coi libri o solo con i viaggi  o solo con se stesse, senza sesso, senza shopping, senza maschi cretini che forse un po' gli piaci, senza cibo da cucinare, queste sono donne buone per se non ora quando, mica per sta vita di stenti che è quella vera, fatta di smalti di kiko, di prese nel culo, di famiglie di merda e di come si mette un eyeliner senza mostrificarsi o imputtanirsi. E vabbè, non so che pensare, se darmi alla e-rivoluzione o restare la fondamentalista che sono e continuare a comprare il cartaceo, che poi in fondo la mia libreria così piena piena mi fa sentire meglio, trovare le annotazioni sulle pagine e ricordarsi delle madonne per trovare una penna in autobus, o di quando a via altino tenevo la matita sotto il cuscino per segnare i passaggi che avrei riletto il giorno dopo e poi la lanciavo giù dal soppalco e faceva rumorissimo, ma solo d'estate quando toglievo il tappeto di ikea che mi faceva cagare ma dava un tono all'ambiente. Adesso il tappeto è vero, è dei suoceri ricchi, il letto ha le gambe normali e non ho più paura di scendere di notte per pisciare e cadere per le scale. La vita facile, come dire.
Così facile che ho gli e-book, ecco.
E ho ancora questo vizio un po' inconscio e molto insicuro di vestirmi per l'occasione, cioè di pensare a come mi vede chi mi vede e adattarmi un po' al contesto, ma anche a volte adattarmi al contrario, cioè essere volutamente di rottura, quando sto tra i profondissimi tutti oviesse e roberto saviano, tutti birkenstock e acqua pubblica, io c'ho voglia di tacchi altissimi e trucco perfetto, e chissà se sono la più provinciale dell'universo, di sicuro sì, ma mi viene voglia di farmi dire che cazzo s'è messa questa, forse solo per pareggiare, visto che io di voi lo penso sempre e sempre lo penserò. Ma che cazzo s'è messa questa? E arrivare nella vita a pensare davvero ma chi vi si incula sarà l'ultima cosa che farò probabilmente, alla fine di ogni storia, di ogni azione, di ogni pensiero, alla fine di una vita passata volente o nolente al lato, dietro, davanti, in fondo a sinistra ma comunque in mezzo alla gente e prenderla in faccia sta gente, senza riuscire a evitarla mai, piuttosto le pizze ma mai la vigliaccheria di sottrarsi che se ti scoprono sei fottuta, altro che orgoglio e testa alta, io non rubo per paura di essere scoperta, non mi drogo per paura di essere scoperta, non tradisco per paura di essere scoperta, mento certo, ma solo sulle cose che avete tutti paura di scoprire veramente.
Botte di ferro e faccia da culo. E sei protagonista.
E ste pischelle americane in vestitino di pizzo e infradito di gomma, con le cosce pallide e cellulitiche, secondo voi stanno bene come stanno o non lo sanno che stanno di merda?







Ps: sto su Bloglovin, fate il vostro dovere.


giovedì 21 giugno 2012

Empatia portami via.

Oggi sono successe tutta una serie di cose orrende e nessuna mi riguarda.
La più rumorosa è stata l'ennesima lite che il collega picchiatore ha pensato bene di rivendersi a questo mercato del pesce/corsa dei tori/combattimento tra galli che è diventato il mio posto di lavoro da quando lo dividiamo.
Ho realizzato che non sono più immune alla merda che mi circonda.
Non ho più la coperta di vaffanculi che negli anni solo la spalvalderia e l'arroganza mi avevano regalato, io convinta di essere comunque più fica, comunque più sveglia, io che ne sarei sempre uscita meglio, più pulita e più rapidamente.
Come i denti che a forza di fare lo sbiancamento sì per carità sei splendido splendente, ma la sensibilità a tremila e al primo morso vedi le stelle.
Io al primo morso vedo le stelle.
E qua non fanno altro che prendermi a mozzichi.
E forse negli anni mi sono spinta troppo in là, quelli che ti dicono conosci la tua zona d'ombra non sanno un cazzo di come si stia bene al sole, io che sono andata in profondità del mio marcio, che ancora mi vanto di metterlo sul piatto al primo incontro, così sai tutto di me, così so tutto di te, così ci accettiamo per quello che siamo, all inclusive, pure la merda, lo so io che faccio così sperando che serva ma,
non
serve
mai.
Mai.
E allora mi son fatta ferire da gente che conoscevo appena, mi son fatta ammazzare da frasi che ancora mi ricordo completamente decontestualizzate eppure semanticamente potenti, come uno tsunami di disistima, e tutte le volte che mi avete detto che ero cattiva lo ero davvero lo dicevate davvero e certo che si, e più mi accanivo più ero cattiva e più mi sentivo buona nell'accanirmi, onesta nell'accanirmi, trasparente nell'accanirmi, più ve ne sbattevate già il cazzo di capire se lo fossi sul serio. Che poi la gente, giustamente, è così, se ne sbatte il cazzo. Io pure me ne sbatto il cazzo. E infatti sono cattiva.
Però poi cucino, così mi amate.
E mi vesto bene, così mi guardate.
E colmo i silenzi e magari faccio ridere, così vi ricordate.
Così la prima volta che avrete tempo a sufficienza per vedere che sono cattiva, avrete lo shock di una cattiva che fa quella cheesecake da paura, con quelle scarpe carine, e che fa tajà.
Lo shock è fondamentale.
Tutto per dire che ho perso la capacità della contemplazione, tutto quello che succede, succede a me, mi scoppia la testa ed è come se il picchiatore mi avesse massacrata di insulti, già solo perchè mi ha costretto ad ascoltarli riferiti ad altri, e non c'entro un cazzo io, posso stare zitta e stare in disparte e più stozzitta e sto in disparte più soffro, che la maestra in seconda media diceva a mia madre che ero la giovanna d'arco della classe e anche al ginnasio quando chiamai la preside perchè un professore ci metteva il voto in base alla persona che eravamo e io dissi che il giudizio della persona è la cosa più opinabile (che cazzata) e la classe mi guardò pensando "opinabile?" e si scoprì che magari leggevo nella vita, e scrivevo nella vita, ma anche lì alla gente già gliene sbatteva il cazzo. E mia sorella si divertiva ad aprire a caso il libro di storia dell'arte e io sapevo tutte le figure.
Enfant prodige. Come no.
Del resto, come è possibile essere liberi senza essere crudeli?
È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire.
Eliminarmi con una parola.*

Eliminarmi con una parola.





* D. Grossman, Che tu sia per me il coltello. Se non l'avete letto, poveracci voi.

sabato 16 giugno 2012

Pronti via.

Niente partenza, che sono tornata, come testimonia la mia faccia che sembro ricoperta di caramello, riesco ancora a raggiungere livelli di abbronzatura che scusa, nina moric, ti sposti?
Tanta roba, è inutile che posti anche qui le immagini del cristallino mare di giugno (l'avete colta la semicit. sull'azzurro mare d'agosto? che cazzo ve l'hanno dato a fare google?), che se poi vado in russia e ci sono gli incendi, vado in america e c'è l'uragano, vado a symi e c'è il terremoto, poi in fondo forse me la cerco anche.
Però, se volete rosicà, trovate tutto qui, nelle foto.
Ho molto pensato in questa settimana, vuoi perchè il mio fidanzato ha dormito o letto o dormito o letto, o anche a volte dormiva, dopo aver letto un po', vuoi perchè l'altra nostra possibile compagnia erano i pesci e mia suocera col suo gruppone di amiche fichissime radical tajo (ma non temete non sono andata in vacanza con mia suocera, erano semplicemente sulla nostra stessa isola), che voi capite bene, sono sì, una donna emancipata che sa parlare abbastanza di tutto, ma io in vacanza voglio una copia di Diva e Donna e delle pinzette in spiaggia per togliermi quei peli invisibili che solo il sole allo zenit è in grado di rivelare. E basta.
Invece niente giornali e niente pinzette, che viaggio solo col bagaglio a mano come una donna avventurosa, quindi a un certo punto parlavo pure coi sassi e tentavo di strappare a mani nude peli neri dal retroginocchio del diametro di un asparago. E poi nuotavo e nuotavo e nuotavo.
Insomma ho pensato.
Ho pensato molto a un paio di voi, una legge il blog e lo so e mi vuole bene, l'altro forse non lo legge più, e non ho modo di saperlo e chissà se, ma va bene così.
Gente che va e che viene nella vita, come per tutti credo, gente che hai avuto vicino per anni e talmente vicino da vivere il legame in maniera scontata come fosse la pelle bianca all'attaccatura delle dita, gente che hai presentato a chiunque come un fratello senza che la sorella vera se ne avesse a male, gente che poi è successo qualcosa e tutto finisce e io mi domando se si debba forzare sto tombino e scendere giù fino in profondità o se invece tutto resta nella fogna che tanto al massimo, laggiù ci trovi la merda e gli scarti. E al contrario altri cuori, altre mani, altre risate, altri luoghi, scoprire che esiste ancora chi comunque ti sorride, senza apparente altro motivo che non la tua presenza e l'ottimistica predisposizione al bene, nelle sue sfumature possibili, dal ti voglio bene all'andrà tutto bene. Insomma grazie, di questo anno e di quelli che hai tenuto in caldo nel frattempo, prima che ci rincontrassimo.

Passiamo alle cazzate. In ordine sparso.
C'era sta tipa un po' fuffosa ma fichissima in Grecia con noi, molti anni, pochissimi chili, ex direttrice di una rivista che TUTTE conosciamo e leggiamo (ho provato velatamente a farmi dare un lavoro ma odia le blogger e allora vabbè, ha adorato la mia cheesecake allo yogurt greco, miele e noci, ma non credo basti) e aveva addosso una collanina molto lunga e sottile che non toglieva mai, addirittura la faceva passare obliquamente sotto il costume, mi ha raccontato di averla presa a una vendita di beneficenza organizzata da Missoni per l'Africa e che come quella ce n'erano altre, tutte diverse, alcune portavano fortuna per l'amore, altre per il lavoro, altre per i soldi. Ha indossato la sua, per la salute, per sei anni consecutivamente, il giorno che l'ha tolta si è spaccata un polso. Chiaramente adesso non se ne separa mai e la voglio pure io. Basta puttanate di argentucolo, voglio la collanina obliqua con la storia segreta. Trovatemela. O me la farò fare e dirò a tutti che è magica.

Nessuno ha ancora tirato fuori i sandali perfetti, mi toccherà girare per il mondo con le cosce grosse e le pianelle come una qualsiasi sciattona. Se qvvistate qualcosa, possibilmente in saldo, fate un fischio.

Stasera vado a vedere Molto forte incredibilmente vicino, che ho già snasato sarà una cazzata e visto che ho adorato il libro so che soffrirò, ma Cosmopolis l'ho amato ancora di più e se devo scegliere tra quale figlio sacrificare e quale salvare, De Lillo viè da mamma tua.

Due sabati fa in una delle mie rapide uscite salva socialità, di quelle poca spesa tanta resa, cioè giapponese+localino che fa chic e non impegna ho conosciuto questa ragazza. Amica di un mio amico, ci ritroviamo dopo appena dieci minuti dalla stretta di mano, già nella "sorellanza del cappotto", ovvero la saziante attività della critica applicata agli outfit delle semplicione di ponte milvio. A un certo punto il mio ragazzo, che lei non aveva ancora conosciuto, si piazza davanti a noi senza fare nessun cenno, lei lo guarda e spontanea solo come io avrei saputo fare, mi dice "perchè questo, tutto precisino co la maglietta der grande lebowski ndo cazzo va?". Amore a prima vista. C'ha un tumblr, leggetela, seguitela, osannatela.

Esce a novembre Martin Margiela per H&M, Iddio c'è e mi ascolta sempre. Scusa Iddio se ti chiamo in quel modo come l'animale della fattoria, se mi farai avere il perfetto paio di scarpe di Margiela a 79 euri ti giurò che smetterò. Giuro su dio.
Comunque preparatevi.
Io sto già lì.

E basta. Tutto qua.

mercoledì 6 giugno 2012

Guardate le figure.


Ci avevo provato a scrivere un post, che non volevo lasciarvi con l'ultimo, poi parto una settimana e voi lì a chiedervi "ma avranno fatto pace?", insomma è brutto.
Abbiamo fatto pace, stiamo benone, lui sopravvive stoico alla mia dukan, non teme la morte per omicidio da mancanza di carboidrato e se non è un uomo questo ditemi voi chi.
Insomma ci avevo provato, ma non ne ho mezza, la mia punta massima di introspezione negli ultimi giorni è "come starei castana come la nuova Olsen castana?", quindi post di sole foto cazzone e inutili come le vere blogger, o come quando fuori piove, che zitti tutti forse ha smesso ed è arrivata davvero l'estate.
Guardate le figure, io voglio solo mettere la testa sotto l'acqua e sentire il rumore di niente.

Il
rumore
di
niente
.


























Torno presto,
fate i bravi.