martedì 30 ottobre 2012

RITI DI PASSAGGIO, ovvero Momenti televisivi fondanti di un'identità.

Arriva prima o poi il momento di scoprirsi davvero, per quello che siamo.
Il momento in cui aprire un varco dentro di sé e raccontare al mondo quali siano stati i passaggi fondamentali della propria crescita, cosa ci abbia reso le persone speciali e uniche che siamo.
Ho rimandato troppo a lungo questo confronto, lo prendo adesso come un punto di partenza e non di arrivo, per un rapporto con voi che leggete, basato davvero sulla sincerità e sul desiderio di condividere.
Nel profondo.
Inauguriamo dunque la rubrica

RITI DI PASSAGGIO, ovvero Momenti televisivi fondanti di un'identità.

Nella mia crescita ricordo precisamente alcune tappe, alcune prese di coscienza, attimi in cui tutto è stato chiaro su chi ero, cosa volevo, come ottenerlo, cosa sarebbe stato importante per il resto della mia vita e cosa no.
La prima, la più emozionante è stata questa.

NON È LA RAI.
Tornavo da scuola, mangiavo veloce, io e mia sorella spostavamo la poltrona in salotto per avere più spazio e iniziava Non è la Rai. Il periodo più felice della mia esistenza.
Ballavano, erano vestite tutte abbinate, e tutte dell'Onyx e della Phard e io AVEVO delle cose dell'Onyx e della Phard, le compravo a Via dei Castani e mi sentivo fichissima. Cantavano canzoni di merda come Dio come ti amo, che non mi spiego tuttora a chi sia venuto in mente di dare la combo Modugno/Cinquetti a una ragazzina di 16 anni (ma vabbè, era il pretesto per una serie di inquadrature intensissime che adoravo, tipo che Alessia Merz non ha mai recitato così bene) ma anche canzoni della madonna come Tele Tele Telefonarti ( "se mi rispondi riattaccherò, col mio silenzio ti stupirò" poi dici che una viene su così ).
La sigla, ma solo quella originale, il cruciverbone, Mary Patty, Cristina Quaranta, Francesca Pettinelli, Emanuela Panatta, tantissimo Please don't go, lo zainetto di Ambra, il Perchè viviamo di Miriana, fino alle gloriose e memorabili serate di Bulli e Pupe, con le ragazze in versione "ballo delle debuttanti" in prime-time, tutto era materiale per me, giovane stronzetta con le tette già grandi che sapeva che un giorno sarebbero stati utili tutto quello smorfiettare e tutti quei testi imparati a memoria. Infatti come rimorchio io ai Karaoke, levatevi proprio.
Ma una puntata più delle altre mi ha insegnato tutto. TUTTO.
Tutto quello che c'è da sapere sulle relazioni e sul flirting io l'ho imparato lì.



Prima di tutto, al Gianluca Grignani di allora la Stazzitta di oggi darebbe tre colpi (maglione splendido, capelli morbidissimi e puliti) ma poi, vogliamo parlare dell'imbarazzo? della tensione sessuale tra lui e Alessia Gioffi? del bisogno fisico di toccarsi di lui e della paura fottuta di lei, di lui che le dice qualcosa all'orecchio? delle altre ragazze che rosicano come non si rosica mai più nella vita? quello è stato il momento in cui ho capito che avrei avuto un potere. Che sarebbe bastato essere diversa dalle altre e spontaneamente cretina come solo una che si fa chiamare Terminator può essere e avrei avuto un uomo meraviglioso e fintogrunge che si sarebbe inginocchiato per me.
Beata innocenza.
Quello è stato un passaggio determinante nella crescita di tutte noi e del programma stesso: la vita vera entrava nella trasmissione, in quel playback svelato si annidava la fine della fiction meglio organizzata della tv e l'inizio della stagione fallimentare-sotto-ogni-aspetto dei talent/reality di Mediaset. Non ce ne fregava un cazzo se fosse brava a ballare, volevamo tutte sapere una cosa sola:
ma con Grignani, poi, c'aveva scopato?
Si vocifera che siano andati a prendere una cioccolata, ma io li voglio ricordare così, con lei che fa la sua mossettina tipica di alzare gli occhi al cielo e svolazzare con le mani e lui, fatto di hashish e promettente come mai più.
E io, eccitata come un bufalo,
che li guardavo a bocca aperta.



Ps: questo post è dedicato a @SugarKane e @ClabHouse, che iddio li benedica e protegga sempre.

lunedì 29 ottobre 2012

Pill Tapes, ovvero la salvezza.

Attenzione, che questa è una storia vera.
Solo a ripensarci adesso mi vengono i brividi.
Me ne sto lì, tranquilla tranquilla, a canticchiare Troppo buono di Tiziano Ferro (ove per canticchiare si intende bocca spalancata, piastra per i capelli a mò di microfono inclinato verso l'alto, occhi chiusi e fronte corrucciata a dare intensità) quando, improvvisamente, mi sento poco bene.
Inizio a sudare freddo, le gambe cedono, vedo tutto bianco e mi ritrovo a terra, in stato di semi-incoscienza, con la piastra per i capelli che mi ustiona l'interno coscia.
Sola in casa, ché Titti si canta in solitudine, potrei morire così, nell'indifferenza più totale, con i capelli crespi, in mutande, senza nessuno accanto che tiri fuori il vestito lungo a stampa pitonata di H&M pagato 10 euro ai saldi con cui voglio essere seppellita.
Ho esagerato, ho abusato di Tiziano Ferro, sono stata incauta, non ho cantato responsabilmente e questo è il risultato: sono posseduta dal morbo melodico, la sindrome di Rismi (Radio Italia Solo Musica Italiana) è ormai conclamata, altri 5 minuti e potrebbe venirmi voglia di una french pedicure, o di andare in vacanza in Salento a fare un giro dentro me (semicit.).
Penso che sto per morire, e che mi troveranno sfatta, spettinata,
con la bava alla bocca e l'orrida traccia 5 in loop e allora tutto sarà perduto, tutto sarà cancellato, tanti concerti, tante serate, tanti mp3 di Bjork saranno stati vani, al mio funerale canteranno Emma Marrone e la mia memoria sarà infangata per sempre.
Poi, d'un tratto, la luce.
La luce accecante della salvezza.
Questa luce.
Qualcuno sa, qualcuno vede, qualcuno sta ascoltando il mio grido d'aiuto.
Qualcuno ha previsto tutto.
Mi trascino sul pavimento, senza forze, come posseduta da una coscienza aliena che telepaticamente mi tiene in vita, riesco a prendere il telefono in mano, scopro un link, lo apro e c'è questo.



Faccio partire il video, milioni di immagini al minuto mi passano davanti agli occhi, questa malattia (chiaramente ereditaria nel mio caso, ché mia madre va ai live di Massimo Ranieri) si palesa in tutta la sua malvagità e immediatamente è tutto chiaro.
Pill Tapes mi sta salvando la vita.
Suoni prodotti da gente che non so manco chi sia (a parte Aphex Twin, certo) e della quale non saprei pronunciare il nome (tipo XXYYXX), perfettamente equilibrati, calibratissimi, scelti con la maestria che solo l'onniscienza permette, il sangue riprende a circolare, le gambe riacquistano sensibilità, i valori tornano normali e smetto di rantolare in sanscrito:
questa gente è venuta dal futuro per salvarmi dal passato.
Hanno letto il post, hanno intravisto i sintomi di una degenerazione mentale, hanno usato la loro scienza per me, che ad alcune blogger regalano i cosmetici ma, scusate se io sono più figa, a me danno
la MUSICA PERFETTA.
Ora so cosa fare, in caso di malessere, so che potranno aiutarmi ancora, e che con questa malattia si può convivere, ho la mia terapia farmacologica e mi sento una persona normale, posso correre nei prati e giocare con gli altri bambini. Fatelo anche voi, fatevi salvare la vita, la giornata, il rodimento di culo del lunedì, il down domenicale, il ritardo di trenitalia, il post sesso del venerdì sera, fatevi salvare.
Fatevi salvare da voi stessi.
Grazie Pill Tapes, non so come avrei fatto senza di voi.
Di cuore, davvero.
Grazie.


http://www.pilltapes.com/
https://twitter.com/PillTapes
https://www.facebook.com/PillTapes





giovedì 18 ottobre 2012

La musica degli ex

"Quando nasce un amore non è mai troppo tardi" cantava una che ha esagerato con le dentiere ma che a Sanremo ancora spacca i culi, invece spesso quando un amore finisce è il momento perfetto per riprendersi in mano la vita, le lacrime, i propri cazzi e ricominciare da zero.
Restano pesanti eredità, strascichi emotivi, zavorre quotidiane (per esempio, come si fa a non telefonarsi alle due del pomeriggio? che si fa quando non si ha il ragazzo tra le 14 e le 14.15? Si aspetta Uomini e Donne ok, E POI? ) ma restano anche tracce di un mischione culturale che se siamo stati insieme ci sarà un perchè e vorrei riscoprirlo stasera. Nell'ipod.
Questo post è la biografia musicale (postuma, poichè oggi ho realizzato di non aver salvato 10 anni di musica nell'hard disk esterno e il pc non si accende più) di Stazzitta in love, dal primo bacio a oggi, pomiciate comprese.

1995: avevo tredici anni e le tette di adesso, in spiaggia facevo la mia porca figura e c'era la classica comitiva del mare, tutti con la chitarra, c'erano i falò con le pannocchie e le birre, le bicilette, la sala giochi, il pienone di clichè. Mi piaceva uno che aveva 21 anni, cantava benissimo, occhi celesti e capelli scuri, ce l'ho ancora su FB, insomma sarà stata l'ormonella puberale o che il poro Baglioni lo abbiamo consumato, fatto sta che per me questa canzone è LA canzone d'amore per eccellenza e "non tagliare i tuoi capelli mai, mangia un po' di più che sei tutt'ossa" è la frase più dolce che abbiano mai scritto. E che, per ovvie ragioni tricotiche e di metabolismo nessuno mai mi dirà.

1996: il mio primo ragazzo vero era mezzo napoletano, c'ho ancora su FB anche lui, poi si scoprì che gli piaceva la mia migliore amica come nei grandissimi classici e allora vabbè io piansi tutte le mie lacrime mi umiliai e continuai per lunghissimo tempo ad ascoltare la sua musica. Cioè il rap. Facevamo all'amore ascoltando i Bisca, i 99 posse, Speaker Cenzou, altra varia gente che credo ora sia morta di overdose e disoccupazione, ma soprattutto una canzone, ancora vivida nella mia memoria, che diceva "lo sperma del diavolo è freddo, il diavolo non prova soddisfazione". Da un'esperienza sì romantica avrei dovuto capire tanto di me e di lui e di noi insieme, invece un cazzo. Recidiva dall'inizio.

1998/99: mi lascio con il napoletano, mi strappo i capelli, soffro e sto male, poi conosco l'amico di una mia amica che gli piacevano tanto i gelati magnum e odiava toccare il velluto, suonava se non ricordo male il basso e ascoltava in quel periodo i Colle der Fomento, ci baciamo a Capodanno, a casa di un tizio mai più visto, ci baciamo tantissimo, con kili di lingua, poi io me ne vado a casa presto, che ero piccola e lui bacia, credo con gli stessi kili di lingua, una mia amica. Un altro grandissimo classico, inizio a credere di aver vissuto la mia adolescenza a Melrose Place e evidentemente con amiche più fighe di me. La sua eredità, musicalmente parlando è Il cielo su Roma, da Scienza Doppia H, disco che ho sempre amato tanto, ma mai come Odio pieno (1996). C'ho su Fb anche lui.

1999: ero una ragazzetta hiphoppettara, andavo a ballare tutti i venerdì sera all'Alpheus che puzzava di vomito già allora e pomiciavo come se non ci fosse un domani. Modestamente io e il mio gruppetto di squinzie eravamo le regine della festa e avevamo conosciuto dei giovincelli che breakavano, tra cui uno calabrese col piercing alla lingua e un albanese che si faceva chiamare Angelo, l'uomo con gli addominali più scolpiti che abbia mai visto dal vivo. La sua colonna sonora, rodata in intere serate di strusciamenti attraverso i pantaloni larghi e i microtoppini è abbastanza imbarazzante, ma se la ascolto ballo ancora. Lui, non ho idea di che fine abbia fatto.

1999/2002: il primo grande amore della mia vita, anche lui più grande di me, è tuttora una delle persone a cui sono più affezionata. Stavolta lui piaceva alla mia amica ma non il contrario, il che ci creò qualche problema all'inizio ma poi la storia fu bellissima e mi sono ritrovata di recente a ringraziarlo, di cuore, per l'amore pazzesco che ci siamo dati. Ascoltava musica eccellente, io del resto avevo 17 anni e già avevo il mio bel bagaglietto di cantautori e fisse adolescenziali. Tra le miliardi di canzoni, di notte, a Castel Gandolfo nella Panda scassata e gelida,  Pandora's Aquarium di Tori Amos è la più adatta, la più iconica di quel periodo, e naturalmente quella che canto peggio. Però certi spogliarelli su Little Amsterdam che non ve lo sto a dì. Ovvio che siamo amici su FB.

2003/2006: altra storia importante, lunga e pienissima di musica, scambiata, cantata, masterizzata su cd dalle copertine autoprodotte, poco ballata che non sapeva ballare un granchè. Tantissimi cantautori, e roba forte che già avevo e mi porto volentieri dietro, De Andrè, Guccini, Capossela, Ivan Graziani, i Subsonica, tanti concerti ma soprattutto i Tre allegri ragazzi morti e soprattutto una canzone, che resta bellissima, nonostante tutto sia andato a finire abbastanza di merda. Non dico che "mi è rimasto un buco al cuore", ma insomma l'amaro in bocca un po' sì. Ma vabbè, sti cazzi.

2006/in corso: il mio attuale ragazzo, che iddio lo protegga e lo mantenga sano, sa cantare solo una canzone. Quella canzone è di Alan Sorrenti. Vi giuro che è davvero l'unica canzone della quale conosca tutto il testo e sappia la melodia, per le altre riesce a ricostruire una mappazza di note e parole sbagliate che mai riuscirai a distinguere Leonard Cohen da Gigi Finizio. Ma mi rifiuto di ricevere quella roba in eredità quando e se (tocco ferro) ci lasceremo, quindi, essendo un appassionatissimo di dance anni 90 (risata libera) ho deciso che la nostra canzone dell'amor perduto sarà King of my Castle, il mio capolavoro truzzo preferito, la canzone con la quale, un giorno, romanticamente, mi piacerebbe arrivare all'altare. Se ci riesco vi invito, promesso.