domenica 23 dicembre 2012

Buon Natale...si fa quel che si può!

Inutile fare bilanci sul 2012, che o c'eravate o tanto ve l'ho raccontato già.
Inutile fare previsioni sul 2013, che se vi va restate e se non vi va non voglio rompervi le palle.
Solo grazie, davvero, per la compagnia e per aver letto, e, so che non è da me, ma BUON NATALE.
Un po' vi voglio bene.
Pensa te, la follia.


martedì 11 dicembre 2012

Maya mi sto fidando di voi.

No, dico vi siete accorti che è Natale?
Giornate di regali, traffico e atmosfere festose divertenti quanto una colonscopia, Via del Corso è già invasa dalle luminarie, per carità più discrete dello scorso anno, ma sarebbe stato difficile il contrario.
Mi sto fidando dei Maya più di quanto mi sia mai fidata di un fidanzato, non ho fatto progetti a lungo termine, mi sputtano tutti i soldi che ho, confido in una fine del mondo pronta e indolore, ché io la fatica di vivere del 2012, di pensare di cambiare lavoro, dimagrire, stare dietro a un taglio di capelli ad alto mantenimento, e forse poi negli anni successivi, comprare casa, fare figli, sposarmi, salvare l'umanità, io ecco, non ce la posso fare.
Nel profondo del mio cuore so che resterò delusa, non mi sento così sicura come quando ho acquistato PRIMA DI TUTTE LE ALTRE una gonna lunga plissè color cipria, stavolta avverto una interferenza nella forza, so che il 22 dicembre staremo ancora tutti qui.
Ancora incazzati come i bufali.
Quindi se proprio proprio devo restare su questa terra, vediamo almeno di soddisfare alcuni dei bisogni primari che la vita nel 2013 mi riserverà.
Fatene tesoro, ditelo a Babbo Natale, riconsiderate le vostre priorità.


Lo scaldatazza a forma di cookie. Io lo voglio. Ne ho bisogno. Se devo continuare a lavorare in quel luogo di morte e perdizione in cui mi trovo ora, io lo pretendo. Fa freddo, fa freddissimo, mi si gelano le dita e non posso twittare, lavoro con un giaccone da tranviere addosso e sono brutta e io non voglio lavorare da brutta. Quindi ho bisogno dello scaldatazze a forma di biscotto, con il the dentro e la voglia di vivere a parte, in un piattino di ceramica vintage. E questo è uno.



Il campanello Star Trek. Tutti sanno che non ho il citofono, e nemmeno il campanello. Tutti sanno che per entrare in casa mia ci sono due opzioni: o telefonarmi o urlare dalla strada superando i doppi vetri e la mia famosa misantropia. Direi che è ora di dotarsi di un moderno dispositivo citofonico, basta che promettiate di usarlo con moderazione. Quello che non fanno i Maya lo posso sempre fare io, ricordatevelo.



 
 
I calzettoni autoriscaldanti. Ma allora lo vedi che tutti quegli anni di 5x1000 alla ricerca hanno dato dei frutti? Come è possibile che non li abbia inventati io questi? io che ho sempre i piedi freddi, io che non ho idea di come circoli il mio sangue, resterà forse impigliato in grumi di cellulite e grasso all'altezza delle cosce, perchè sennò non si spiegano sti due ciocchi di ghiaccio e smalto che mi tengo nelle scarpe ogni giorno, tutto il giorno, tutto l'anno. Addio gelato piedone, non mi avrai mai più.



Le clips per il telo da mare. Ora Maya, di fronte a cotanta civiltà, voi poveri stronzi che non avete visto arrivare gli Spagnoli ma pretendete di spiegare a noi come e quando salteremo in aria, io vi dico, arrendetevi. I ganci per il telo da mare sono la prova della supremazia del genere umano su qualsiasi altra forma di vita, e io sento di aver bisogno di questo aggeggio meraviglioso. Così avrò qualcosa da aspettare, ossia le vacanze estive, e potrò bullarmela con voi, poveri spiaggioni che ancora armeggerete con le finte Havayanas. Burini che non siete altro.


Dio solo sa che se c'è qualcuno che merita di avere un brownie maker, quel qualcuno sono IO. IO che non paga del panetto di burro da 250 g che la ricetta prevede, ho pensato bene di arricchirla con cucchiaiate violente di impasto del cheesecake, per un effetto marmorizzato da bava alla bocca e apparizioni mariane, IO che potrei allietare i vostri pomeriggi con aggiornamenti instagram di cubetti ciccioni di cioccolato puro e cattivo ogni 7 minuti, IO che renderei fiero l'inventore della piastra da otto pezzi, che tutti sanno essere la dose giornaliera consigliata  per una corretta ed equilibrata alimentazione. IO che so che un brownie vale più di mille parole. Chi meglio di me? nessuno, ve lo dico.



Detto questo, sì va bene magnà, sì va bene tutto, ma io so che se i Maya decidono di risparmiarci è per dare a tutti una possibilità di redenzione e recupero di quello che lasciamo in sospeso. Come molti sanno, sto imparando ad andare in bicicletta. A 30 anni, non rompete le palle. So andare in rettilineo, so curvare, so anche suonare (prima urlavo, frenavo, cadevo e mi mettevo a piangere al passare di qualsiasi piccione, passante, pigna rotolante, ombra di pianta, soffio d'aria) ma ho paura delle macchine. Tantissima. Ho paura che non mi vedano, che mi calpestino, ho paura di dover indossare quell'orrendo gilet catarifrangente che rovinerebbe tutti gli outfit da bicicletta che ho nell'armadio e che aspettano solo me. Quindi regalatemi le lucine da ruota (o almeno lo specchietto con led incorporato) le voglio, mi servono, sono bellissime e posso continuare a vestirmi in total black come sto facendo (con delle vivaci spruzzate di grigio antracite o blu, iettatore style) senza perderci in brio. E magari non andremo io al creatore e voi ar gabbio. M'hai detto poco?







sabato 8 dicembre 2012

Aggiungi un post a tavola #1

Immacolata concezione: ovvero partorire qualcosa senza sporcarsi le mani.
Non a caso oggi.
Tempo fa ho scritto una cosa sulla musica degli ex raccontando quel patrimonio di canzoni e dischi che ogni storia d'amore ci lascia in eredità, insieme di solito alle corna e alla clamidia.
Dall'inaspettato successo di quel post nasce oggi la rubrica AGGIUNGI UN POST A TAVOLA esperimento di blogging partecipativo che si articolerà nel seguente modo:
una volta al mese affitterò il blog a un lettore che avrà la possibilità di usare questo prestigioso spazio per dire il cazzo che vuole, nei limiti della decenza narrativa. Mi piacerebbe che si continuasse con le canzoni che hanno segnato la vostra vita o le persone che ne hanno fatto parte, ma non voglio porre limiti al flusso di coscienza. I materiali dovranno essere inviati a stazzitta@gmail.com, selezionati dalla sottoscritta e saranno di volta in volta pubblicati. Per un giorno avrete un blog senza lo sbattimento della costanza, della manutenzione e dello stalkeraggio degli haters e potrete bullarvi con i vostri amici.
Mica male no? Quanno ve ricapita?
La iniziamo oggi con il post di un'amica che è più di un'amica, che per me c'è sempre e quando c'è la differenza si vede. Date il vostro caloroso benvenuto a Nora, io la amo, sono sicura che per voi sarà lo stesso.


Mi appresto a scrivere per Stazzitta. Grande onore, grande paura.
Tempo fa la signorina Stazzitta scriveva un post sulle canzoni legate agli uomini più o meno rilevanti che hanno soggiornato più o meno brevemente nella sua vita.
Quel post racchiudeva in sé tre mie gradi passioni: il rimembrare, il fare liste, l'abbinare delle canzoni a persone/momenti di vita.
Le ho espresso il mio entusiasmo, dato anche dal fatto che liste del genere vengono create dalla mia mente più o meno ogni volta che accendo l'ipod, e la signorina Stazzitta ha caldeggiato fortemente che tali elugubrazioni mentali le mettessi per iscritto, offrendomi un'ospitata sul suo blog, dato che il mio ha cessato di esistere con la chiusura di Splinder quasi un anno fa.
E dunque partiamo...cronologia portami via:

- Mia cugina Sadhbh  Mia cugina è irlandese (indi per cui il nome impronunciabile). Agli irlandesi piace cantare. Alla mia famiglia irlandese anche. Soprattutto quando poranonna era in vita non c'era pranzo o cena di famiglia che si rispettasse che non finiva con uno show canoro degno di X Factor con poranonna a capotavola come unico pubblico/giudice supremo. Io e Sadhbh (insieme a lo zio Tom – se chiama proprio così mi zio - padre di Sadhbh, fratello di matremi e primogenito di poranonna) eravamo le preferite, nonché il numero di punta dello spettacolo. In tenera età il nostro repertorio era traditional Irish, poi due folgorazioni:
1. un'estate i miei e i suoi decidono di fare un viaggio insieme in giro per le campagne irlandesi, verdi, silenziose e piene di pecore e pioggia. Io sono figlia unica e dunque viaggiavo con i miei zii per paura di morire di noia in macchina sola con i miei. I miei zii avevano preso in prestito la macchina di altri parenti, dentro c'era un box set 3 cassette degli Abba, lo consumiamo, così come consumiamo le orecchie dei miei zii. Thank you for the music diventa il nostro inno, nelle parole “thank you for the music the songs I'm singing, thanks for all the joy they're bringing” rivediamo il sorriso raggiante di mia nonna quando cantiamo per lei, glissiamo invece su “I am the girl with golden hair” dotate sin dalla più tenera età di una quantità abnorme di spessi capelli castano scuro.
2. Per un compleanno di mia cugina ci portano a vedere Les Miserables a teatro. Andiamo a rota. Compriamo l'audio cassetta del musical e un stop-play dopo l'altro ci scriviamo a mano tutti i testi (io premo i pulsanti, mia cugina scrive). Siamo piccole, le canzoni, e per i testi, e per le difficoltà vocali, sono molto più grandi di noi, ma non Little people che riarrangiamo a duetto e presentiamo, da lì al compimento dei nostri 12 anni, ad ogni occasione sociale che coinvolga la famigghia.

- Mamma  A proposito di famigghia...mamma cantava sempre, mamma mi cantava sempre, mamma suonava la chitarra, io e mamma organizzavamo le guitar evenings, eravamo star e pubblico di questi eventi casalinghi. Mamma era un'ex frikkettona. Mamma mi insegnava Joan Baez, Bob Dylan, Gaber, Simon &Garfunkle, i canti partigiani e quelli anarchici, Bob Marley, Jimmy Cliff, i Cheiftains, ma la nostra canzone da sempre e per sempre è Bird on a wire di Leonard Cohen. Chitarra (mamma) e due voci. Mamma fa le armonie, da piccola non le sapevo fare.

- Papà  Gli uomini non cambiano, Mia Martini. Si commenta da sola.

- Mamma e Papà  E un giorno di Guccini. Il giorno del mio 18esimo compleanno sono uscita di casa alle 6 e mezza per fare le fototessera per il libretto firmato da me a ricreazione ma arrivare comunque in tempo per la campanella delle 8. Sul tavolo della cucina ho lasciato una busta per i miei, dentro avevo trascritto le parole di questa canzone. Ad oggi non riesco ancora ad ascoltarla senza piangere.

- Giulia  Io e Giulia abbiamo fatto tutto insieme in questi quasi 30 anni di amicizia. Quasi tutto tranne cantare (se non al karaoke che con tutto l'amore che c'è, proprio Giulia ha organizzato per i miei 30 anni). Ma ne abbiamo ascoltata tanta di musica insieme e per quanto ci siano molte e nobili passioni musicali che condividiamo, non ultimo, né in ordine di tempo, né tanto meno di importanza, l'amore eterno per gli Smiths e il signor M, inesorabilmente legata a lei è Principessa di Marco Masini che ascoltavamo da preadolescenti col walkman in viaggio con sua madre e amici di famiglia in Portogallo. E Annarella dei CCCP.

- Primo Amore  Io ero primina, lui svolantinava per il collettivo all'entrata di scuola. Aveva lunghi boccoli castani, i piedi storti e degli enormi occhi color nocciola, i più buoni che io abbia mai visto. Ci siamo amati per un anno senza andare oltre il ciao e senza mai sfiorarci. Poi, dopo uno scambio epistolare estivo e lunghissimissime passeggiate assolutamente silenziose, ci siamo messi insieme. Siamo stati insieme sei mesi, poi lui mi ha spezzato il cuore mentre io ero a casa con la mononucleosi. L'ho però continuato ad amare per i successivi due anni, con alterne fortune. Non lo vedo quasi più, ma gli voglio ancora un gran bene e per sempre sua è Roses from my friends di Ben Harper. Ma la canzone di quel mio cuore spezzato è Another lonely day sempre di Ben Harper.

- Amore Numero 2  Se amore si può chiamare...diciamo una travagliata love story, con un mio amico di classe, latin lover dei licei di Roma, che dopo mesi di amicizia fraterna (che puzzava a tutti però. Tranne a me.) mi mise la lingua in bocca a buffo dopo una festa a casa dei miei. Divenimmo inseparabili per tre mesi, poi lo lasciai sull'aereo che ci riportava a Roma dalla gita di classe, divenimmo insopportabili fino alla fine dell'anno scolastico e poi incomprensibili per tutto l'anno successivo, rincorrendoci e crogiuolandoci nell'impossibilità (perché???) del nostro amore, stando sempre appiccicati, ma stando malissimo perché l'altro (o io o lui alternativamente) si tirava sempre indietro...comunque Tranquillo dei Sottotono è tutta sua!

- Amore Numero 3  Please pleaseplease let me get what i want è la mia canzone preferita. È una canzone perfetta. Quella sera pioveva ed eravamo nella sua Renault 4, sotto casa dei miei, accostati ai secchi della differenziata che a quel tempo avevano tentato di rendere più accattivanti con un cangurino che ti spiegava come fare la raccolta. Dal mangianastri dell'autoradio esce questa canzone, io e lui ci guardavamo nello specchietto retrovisore, si vedevano solo i nostri occhi nel riflesso. E la pioggia e il buio e la canzone. Era perfetto. Era quello che volevo. Ma no, non ebbi quello che volevo nemmeno quella volta. Io innamorata persa, ma lui, onestamente mi disse che non poteva darmi quello che volevo. Cuore spezzato numero due. La canzone di quel cuore spezzato è La canzone dell'amore perduto di De Andrè a parimerito con La canzone che scrivo per te dei Marlene Kuntz.

- Amore Numero 4  Ora siamo noraeemiliano, ma la canzone di Emiliano appartiene ad un tempo, tanti anni fa, quando io non sapevo niente di lui e lui sapeva di me ciò che segretamente leggeva su masochisticgirl.splinder.it. Sapeva che ero timida e che mi piacevano gli Smiths e che mi piaceva un timido con la barba e con gli occhiali (anche a quel timido piacevano gli Smiths, ma quello lo abbiamo scoperto dopo), lo sapeva per il testo di Girl afraid da me trascritto sul blog. E così mi chiamò in quel primo sms, dopo il primo bacio sulle note di A forrest dei Cure, mandatomi perché anche io potessi avere il suo numero, oltre che lui il mio: “buonanotte, girl afraid” scrisse.
E dunque Girl afraid degli Smiths è la canzone di Amore Numero 4, la canzone di noraeemiliano prima di noraemiliano, quando noraemiliano era solo in potenza.

- Stazzitta  Non poteva mancare! Non solo perché mi ha ospitato qui in casa sua, non solo perché siamo capitate l'una nella vita dell'altra un po' molto per caso in un'età in cui spesso non si ha più lo spazio per creare un'amicizia forte e ce ne siamo fregate e tra un cupcake, una pizza, un wrustel, un gelato, un trench, un succappera, un matrimonio reale, una pasta, un tiramisù ci siamo raccontate la vita facendoci i mejo pianti e le mejo risate, ma soprattutto perché con Stazzitta ho cantato tanto, sempre sguaiatamente, e ovunque. E la canzone di Stazzitta non poteva non essere di Tiziano. Lo sai, E fuori è buio è tua, per sempre.

 
 


giovedì 6 dicembre 2012

i TO DO dell'inverno 2012

A grandissima richiesta e con grandissimo ritardo -del resto fino a due giorni fa sembrava di stare in California, e vi vedevo scalpitare voi e i vostri piumini lucidi e i vostri finti UGG, ah se vi vedevo! -ritornano i TO DO dell'inverno 2012, dopo la summer e la autumn edition.

Come al solito, direttive su lifestyle e nuove religioni che vi faranno essere super cool e rientrare nei vostri mitici jeans.
Attenzione, ché stavolta ci andiamo giù pesanti.

1- Capodanno CHE? Lo so che state già in ansia, lo so che avete appena superato il trauma del domandone sulle vacanze estive, lo so che nessuno c'ha una lira e diventa anche brutto raccontare alla gente che le lenticchie le mangiamo da aprile, che costano poco e riempiono tanto e magari quella cosa dei soldi è pure vera (si si, certo), eppure mettetevi l'anima in pace, ci sarà sempre lo stronzo di turno che vi chiederà a bruciapelo, quando non siete preparati: "e a Capodanno che fai?".
In una società bigotta e castrante che ritiene ancora troppo invadente e poco educato chiedere "sei gay?" questi impiccioni guastafeste fateviicazzivostri girano a piede libero, seminando panico e senso di inadeguatezza..."perché? che devo fare a Capodanno?" TI DEVI DIVERTIRE. Non esiste al mondo che non ti metti una roba sbrilluccicosa, possibilmente swaroskata, che non ti piazzi un bel gloss rosso da battona sulle labbra, non esiste la scarpa bassa, non esiste che a Capodanno non si scopi. Non esiste. Bisogna festeggià. Bisogna fa il panico.
O meglio, bisognava.
Il Capodanno 2012, sempre che i Maya non decidano di farci sto bel regalone di natale, prevede pigiama (possibilmente brutto), libro, tisana, pochi amici, i più silenziosi che avete. A mezzanotte si brinda con la Bonomelli, a mezzanotte e venti si dorme. Niente sesso, che tanto sarete tutte mestruate. Voi, io ormai c'ho rinunciato. Il primo che tira fuori un fuoco d'artificio è fuori.

2- Acquistare arte contemporanea Certo c'è la crisi, certo abbiamo a malapena danaro per soddisfare i bisogni primari (cibo, riscaldamento, Margiela per H&M) eppure un trend che registro soprattutto tra amici normali con redditi normali, è l'acquisto di opere di artisti contemporanei, meglio se sconosciuti, meglio se molto grafici, meglio se costosissimi. Io che nella vita mi sono congiunta carnalmente con diversi di loro (poi vabbè c'ho preso pure un paio di lauree, ma figurati che credibilità posso avere), in verità vi dico che nove volte su dieci state a fa una cazzata. Non vale mai la pena economica, non acquisteranno valore, a meno che non venga ucciso da Silvio Berlusconi durante la notte degli Oscar difficilmente il gggiovane avrà la visibilità necessaria a far salire le quotazioni. Ma se vi piace fate bene, compratelo, guardatelo tantissimo, mostratelo agli amici e salvate il mondo dalle tele di Ikea con Audrey posterizzata.

3- X-Factor Questo è un TO DO NOW. Vi ho dato finora il tempo di scoprirlo da soli, ma ho paura che sia troppo tardi e dato che stasera c'è la prima parte della finale e il tempo stringe, ora o mai più. X-Factor ha compiuto il miracolo, ha messo d'accordo tutti e riconciliato con il trash pure i più snob che non hanno la TV e forse ancora sciacquano i panni al fiume con la Marianna che la va in campagna quando il sole tramonterà. Questo perché è un programma della madonna, c'è tutto: la merda (grazie Simo), la musica (grazie Morgan), lo spettacolo (grazie Elio), e una che è dimagrita da guardare con morbosa attenzione (grazie Arisa) e in più ti permette di odiare liberamente dei perfetti sconosciuti che tentano di coronare il loro sogno di gloria. Non so, che volete di più, il sangue? Stasera e domani, come al solito, facciamo il livetwitting su Twitter, uniti contro Ics ce la possiamo fare.

4- La punta quadrata. Io non ci credevo, eppure è tornata. Io che l'ultima volta l'ho indossata nel 1996 alla festa di compleanno di @livaletutti al Cilindro di Roma, location assai prestigiosa e gettonatissima per i diciottesimi, non potevo credere ai miei occhi quando ho visto (e apprezzato) tronchetti neri, super basici, con una bella punta squadrata da stronza darkettona. Mi sono guardata i piedi e ho provato per le mie puntarelle vintage un senso di disagio pari solo a quello che provo in presenza delle punte tonde della Camper. Per tutte, è arrivato il momento di correre ai ripari.

5- Il delirio di onnipotenza da social network. Ne so qualcosa, lo rischio ogni giorno, poi fortunatamente c'è tanta gente che conosco -e farei spesso finta di non vedere per strada- che mi ricorda cosa è davvero la dignità, online e offline. Quando hai un blog, di qualsiasi tipo, un account Twitter, una pagina Facebook, un cazzo di badge sbloccato su Foursquare, qualunque cosa ti metta di fronte a un computer, in solitaria, a scrivere per un pubblico X, a un certo punto scatta la dinamica schiavo-padrone del feedback.
Se il feedback è positivo, sui social, diventa moooolto positivo: l'iperbole è l'unica figura retorica che si usa e tutti siamo geni, tutti siamo fantastici, tutti dovremmo pubblicare una Treccani di cazzate, dodici e-book, sedici autobiografie. Essere lo scrittore preferito dei lettori è un attimo, e questo dovrebbe già dirci molto, per esempio su cosa altro legge chi ci legge, ma invece no. Noi dritti alla meta a sentirci sto cazzo.
Se il feedback è negativo, sui social, diventa moooolto poco negativo: siete tutti invidiosi, del resto se gli altri ci dicono che siamo dei geni, fantastici, che dovremmo pubblicare ecc ecc, mica saranno tutti scemi no? Capirete bene che non si va da nessuna parte, e ve lo dice una che, la seconda volta che è stata fermata per strada "scusa, ma tu sei Stazzitta?" ha creduto veramente che potesse funzionare. Poi sono rinsavita e sono andata a lavorare. Ma la megalomania va tantissimo, a piccole dosi potrete usarla anche voi, soprattutto con chi non usa i social e non ci capisce un cazzo. Magari in vista della primavera poi ridimensioniamo tutto. Mi raccomando.