sabato 23 febbraio 2013

Di un Sanremo postumo e varie amenità

Il post su Sanremo vi arriva comodamente con una settimana di ritardo. Quello che si dice stare sul pezzo.
Tre giorni lì, vippanza varia (incontrare il divino Otelma al bar dell'albergo resta una delle esperienze più formative della mia vita da adulta), pellicce e tacchi 4 ovunque, quella sensazione tangibile di essere nel posto dove succedono le cose e la domanda costante "ma a Sanremo, quando non c'è il festival, che si fa?", scoprirsi ancora più esperta di trash di quello che credevo di essere, ma ancora non abbastanza, che c'è un mondo dietro e intorno Carla Bruni vestita come una stagista con la sua chitarretta del cazzo e manco mezza voglia di darsi l'anticrespo, c'è tutta un'Italia di Kekki con la scorta e di Annalise stronze coi fans, ci sono posti in platea da 800 euro e senonoraquandismi di ritorno da 800mila, quando già quelli di andata erano abbastanza discutibili.
Alcune considerazioni flash, che vanno fatte, perché l'inviata sul campo ne sa sempre una in più:
- Daniele Silvestri è bono come il pane. E adorabile.
- Le vie a Sanremo sono strettissime, non mi spiego come abbiano pensato di costruirci intorno quel circo assurdo senza modificare il piano regolatore con una super Piazza del Festivàl della canzone italiana (da soprannominare all'occorrenza Una rotonda sul mare).
- Io e Andrea Delogu riusciamo a pagare due drink 50 euro e essere comunque le più fighe del locale, anche se c'è Selen nei paraggi e anche se poi si poteva bere gratis. Faine noi. Fighe ma faine.
- Bisogna rassegnarsi a non avere mai più canzoni come Non amarmi, perchè i cantanti non sono più disposti a essere orribili sul palco (a parte Chiara di X Factor che un tentativo lo fa). Quella bruttezza rara di Mietta che canta Canzoni o quel completo pantaloni di Laura Pausini all'esordio, ci permettevano di concentrarci sul brano, invece ora se siete come me, occhi grandi e sciocche fino al midollo, è tutto da guardare, tutto da percepire, tutto da commentare, confrontare, ricordare. E io so perfettamente che Annalisa ha indossato per tre sere di seguito lo stesso modello di scarpe in colori diversi, ma non ho idea delle parole della canzone di Mengoni, vestito Ferragamo (o commesso Zara come qualcuno ha fatto notare) e con 3/4 dei muscoli facciali bloccati dall'arroganza, o più presumibilmente da sostanze psicotrope gentilmente offerte dalla produzione.
- Aveva ragione Anna Oxa. Tutti comunisti. Tutte marcette zumpappà zumpappà, tutta ironia intellettuale della canzonetta rivalutata in chiave naive, che mica ci prendiamo sul serio no, noi siamo qui per cantare, per il pubblico, mica per i soldi o per la visibilità. Certo.
- Ho scoperto che mi piace la radio, che ho una voce da programma della notte e che entro il 2013 si sparecchia il tavolo e si sgrulla la tovaglia, e ci spiace per quelli in strada a cui cadranno le briciole in testa, ma è ora di ripartire.
Il prossimo anno ci si torna, pass stampa e batterie di scorta, magari si evita di dormire tre ore a notte. O magari no.


Qui i podcast della diretta a Macchianera con Gianluca Neri, Simone Tolomelli, Andrea Delogu, Carlo Gabardini, Paolo Landi, Massimo Dietnam Fiorio e da Milano Matteo Bordone, Matteo Osso e Ilaria Mazzarotta



sabato 2 febbraio 2013

Io credo nel peggio che deve arrivare

Quando ero in analisi a volte mi capitava di citare delle canzoni.
Mi ricordo il sorriso della psicologa, la condiscendenza adulta di fronte all'adolescente impanicata, quell'espressione di incoraggiamento di chi ti sta aiutando a cercare le parole giuste per dire qualcosa che nemmeno dopo dieci anni e infiniti soldi e infiniti pianti e infiniti confronti avrei saputo spiegare, se non sempre con quella stessa canzone del cazzo.
Funziona così, qualcuno dice qualcosa che pensi e dio vi benedica voi che lo sapete fare, ma non crediate di toglierci un peso, per quanto mi riguarda me lo riprendo, sulle spalle e sulla bocca dello stomaco, con gli interessi del non essere all'altezza nemmeno dei propri sentimenti.

Ho ascoltato Nessuno, traccia number 2 dell'ultimo album dei Baustelle.
Bisognava essere pronti, infatti ci ho provato ieri ma ho mollato.
Poi oggi Roma ha un cielo così bianco (cit.) e lavorare di sabato mattina illude di poter fare tutto, quindi alle 9 e 35 l'ho rimessa. E non l'ho più tolta. E sto a pezzi.
Non parlo quasi mai SOLO di musica, perchè sarebbe come vendere le mutande usate sui siti dei giapponesi pervertiti, troppo intimo e mai così redditizio, ma stavolta si fa.

Nessuno by Baustelle on Grooveshark

La voce di Bianconi è sempre più quella di De Andrè, specie all'inizio quando arriva come un gong cristallino e grave, e "non credo alla Bibbia non vedo perché dovrei consultarla, offende gli dei" sarebbe già una frase da bio perenne, quasi come "l'erba ti fa male se la fumi senza stile", se avessi, certo, ancora 19 anni e uno sti cazzi pronto in tasca. Cosa che non.

Quindi andiamo avanti.

Il pianoforte mi ricorda vagamente Because the night, ma so che mi sto prendendo in giro da sola, non ci sarà quell'urlo, non ci sarà quella catarsi, mi resterà sto groppo in gola, quindi non mi illudo.

"Perciò stanotte dormi qui che non esiste oscenità, freghiamo la pornografia, e dammi figli e verità e sesso orale e santità, non mi resta più nessuno tranne te".
Boooom. La mazzata tra capo e collo, pesante, ringrazio dio che sia facile da cantare, sennò potrei morire soffocata. Poi quella voce, quel coro, controcanto, come cazzo si chiama, quell'Uuuu che sembra l'Aria sulla IV corda di Bach (la sigla di SuperQuark per intenderci), ma soprattutto sembra Ivan Graziani e il cuore mi esplode in un milione di minuscoli pezzi e non lo so se ce la faccio ad andare avanti che cristo di dio, c'è tanto David Guetta in giro, io perché devo farmi male così?

"Io credo nel caos e nella violenza, guardate le spiagge, guardate la fame, il figlio di troia che appalta la Rai. Io credo nel peggio che deve arrivare, nell’ego dei calcoli dei governanti, e quindi mi servono armi lo so" bravo Bianconi, torniamo in noi, spostiamo l'attenzione, diciamo una parolaccia che sdrammatizza, piove governo ladro, pezzi di merda, bravo, continua così, non parlare di me, tu che voti Biancò? io sto in crisi.
E allora i muscoli magri da cerva che sono? e le rughe che ti regalai? mi prendi in giro? siete di nuovo te e lei? siamo di nuovo io e te?
non è servito a un cazzo, di nuovo nuda davanti allo specchio, ti fa riprendere fiato solo per mozzartelo.

"E vieni a vivere con me, un mondo atroce, vieni qua a sopportarne la follia. E dammi figli e oscenità e tenerezza e dignità. Non ho amato mai nessuno come te"
I figli e l'oscenità, la tenerezza e la dignità (e la dignità della tenerezza, se posso permettermi, Francè) sono il colpo di grazia. Non voglio nemmeno arrivare all'ultima frase, che sarebbe infierire sul cadavere.
Mettete in conto 5 minuti e 47 secondi di magone, ma di quello bello, che ti fa pensare ancora che vale la pena. Se ve la sentite affrontatelo, non vi farà stare meglio, ma vi farà sentire meno soli.
Ascoltatela, più volte, concentratevi sui vostri cazzi, sul dolore, sui ricordi, niente presente, solo passato, niente progetti, solo desideri, nulla di concreto, mi raccomando.
Rimuginate tanto, vi fa bene.
Date retta a me.

Che sono un'esperta.



Qui il disco
Qui la rece di Raffaella R. Ferrè, la migliore letta finora.