mercoledì 27 marzo 2013

I TO DO della mezza stagione che non c'è più 2013

La prima cosa che voglio dire è che Marzo ha sminuzzato le palle.
La seconda cosa che voglio dire è che Marzo ha sminuzzato le palle.
Entriamo nel vivo del post che in questo periodo di cittadini al governo (ma prima che erano?) e troie in parlamento aprirà un varco di luce nelle profonde angosce del nostro domani incerto.

I TO DO DELLA STAGIONE CHE NON SI CAPISCE SE PIOVE O FA CALDO 2013

Un inverno duro si è appena concluso, ho visto donne e uomini confusi alle prese con elezioni papali, scie chimiche e calze velate, e la primavera ci dà un po' di vantaggio forse perché Dio ha deciso di esistere e far piovere in eterno o forse perché siamo tutti terrorizzati dalla collezione nuova di Zara, che io dico, davvero, i fiorellini gialli e le spalle a bottiglia di CocaCola, ma perché?
Come al solito 5 punti, tatuateveli nell'interno coscia fino all'estate, poi torno e ne riparliamo.

1- Ricominciate a fumare. Lo so che qui dicevo di smettere, ma era tanto tempo fa e in giro non c'erano tutte le sigarette elettroniche che ci sono ora. La sigaretta elettronica è l'antigrazioso per eccellenza, mi ricorda di quando da piccola facevo finta di fumare con la bic, e sparge nell'aria quell'odore strano di cadaverino e fragola, di polvere e castagna, di disagio e speranza che mi disgusta. Lo so che vi salva la vita, è l'unico motivo per cui vi concedo di comprarle, ma abbiate pietà, almeno niente cordoncino per il collo.

2- Fate la radio. Lavorare in radio nel 2013 è come fare il dj nel 2012, ve l'ho già anticipato. Io stessa faccio la radio. Trovate una trasmissione qualsiasi, imbucatevi come Paolini in quelle degli amici, fatevela da soli a casa se siete smanettoni illuminati (non è il mio caso), l'importante è mettere un link sulla pagina di FB in cui dite che da tale ora siete IN DIRETTA da qualche parte. La gente oggi impazzisce per la radio, se continuiamo di questo passo tra circa ventisei anni tornerà di moda vedere Beautiful e avremo un mondo finalmente migliore. Aspettiamo pazienti.

3- Bianco e nero. Basta con i colorini e i coloroni. Le case migliori che ho visto ultimamente erano bianche e nere, e lo stesso si dica per outfit, grafiche di siti, accessori, macchine, robe di design, capelli. Non ho quasi nemmeno voglia dell'emerald 2013, voglio solo il bianco e il nero. I rossi ce li teniamo per il 2014, sempre che ci si arrivi. E se anche David Bowie fa la copertina del disco in un Helvetica rigorosissimo super basic, cos'altro vi serve per essere certi (cit.)?

4- Intendetevi di Social Media Marketing. Lo sapete, è uno dei miei due (due?) lavori, eppure non mi sognerei MAI di fare un post su come si sta su Twitter o cosa bisogna fare per essere pizziccati su LinkedIn, perché per me il "fai come ti pare" regna sovrano, soprattutto sui social network, dove, dal lavoro alla figa, chiunque cerca quello che vuole. Invece a quanto pare va un casino. Prendete il vostro blog, fate un bel duecentoquaranta righe sulle regole della buona convivenza con i vostri followers o sui trucchi per diventare un influencer di successo e mi raccomando allegate listino prezzi, non fosse mai che la gente pensi che dietro tutta quella voglia di socialità ci sia un entusiasmo sincero. Le polemiche si sprecano, e basta un po' di qualunquismo per cavalcare l'onda, ma ricordate: siamo in mille mila su Twitter, leoni e gazzelle altamente sostituibili e ogni santo giorno io incontro qualcuno più simpatico di me.
Figurati di te.

5- Fate tanto all'amore. Rilanciate il trend, da recenti sondaggi tra le mie amiche ( io no, no no, io no, vi dico di no) ho scoperto che la gente fa poco all'amore, e non va bene. Avrete la pelle più distesa, brucerete calorie e vi sentirete così belli da pensare di non doverne poi bruciare molte altre, dormirete meglio, mangerete meno, indosserete meno i vostri vestiti e vi sembreranno sempre nuovi, risparmierete soldi stando a casa e sarete meno irascibili sul lavoro. E la regola aurea è che se avete tanto sesso da fare, sti cazzi delle sigarette, della radio e del social media marketing. Nel dubbio, scopare. Sempre. Date retta a me.

sabato 23 marzo 2013

Dicono di oggi e Pour Parler, due progetti belli de zia

Tra le tante cose con cui affogo l'horror vacui dell'oggigiorno ce ne sono un paio di cui vado molto fiera e di cui sono molto grata, ché fare quello che ti piace - al di là di ogni banalità del cazzo che mi farebbe storcere il naso se lo leggessi da un'altra parte - è l'unica cosa da fare nella vita.

Una di queste è Dicono di oggi, un progetto che mi è piovuto addosso durante una colazione con una persona che mi ha insegnato tanto (nel vero senso della parola) e che, inaspettatamente come me, nascondeva passioni e divertenti manie ben al riparo da occhi indiscreti.
Noi che della serendipità abbiamo fatto uno stile di vita e sempre continueremo.
Si tratta di un gioco di citazioni letterarie e calendari paralleli, basato su un enorme database di date trovate nei libri, raccolto manualmente (stupitevi e Google books scansati!) nel corso degli anni:
ogni volta che incontrava il riferimento a un giorno preciso, Antonella segnava la data, la pagina, il titolo e l'autore e registrava nella memoria storie e atmosfere che si sarebbero mischiate al tempo presente della sua vita. E adesso della nostra.
Abbiamo recuperato il database, ne abbiamo fatto un blog, una pagina di Facebook e un account di Twitter e quotidianamente regaliamo le citazioni del giorno a chi ci legge, perché con buona pace di Aristotele, si può essere nello stesso momento in due luoghi diversi, almeno con la testa.
Abbiamo idee e progetti, collaborazioni in piedi, voglia di allargare il gioco e di leggere nuove storie sulle date, riflessioni sul tempo e sulla lettura, vogliamo sapere che da un nostro tweet vi è venuta voglia di comprare quel libro o di scoprire quali storie accadevano il giorno del vostro compleanno, insomma, seguiteci, leggeteci e da oggi, quando incontrate una data in un libro (o film, o canzone, o opera d'arte) segnalatecela e perdete (o ritrovate) un po' di tempo con noi. Non vogliamo altro.

L'altra cosa che faccio è la radio.
Che già senti come suona bene.
Fare la radio è il fare il dj del 2012, nel senso che fa fico, è divertentissimo, più o meno tutti possono farlo comodamente da casa (tranne me che sono un'inetta) e vuoi mettere la soddisfazione di riempire di musica la gente che ti ascolta facendo finta di saperne più di loro? Io, che sono donna di onestà e trasparenza, o vi inondo di Tiziano Ferro o rinuncio a ogni proposito di megalomania e invece di scegliere i dischi, chiacchiero. Se il martedì vi sintonizzate su Muzak Radio (canale Daze) dalle 19 alle 21, trovate me e il mio compare Emiliano che cianciamo di roba varia ed eventuale e trashate di ottima qualità, e state tranquilli che alla programmazione ci pensa lui. Il programma si chiama Pour Parler, c'è un tema ogni settimana, rubriche più o meno fisse come la Shit Parade con le 5 peggiori canzoni che abbiano mai raggiunto il vostro padiglione auricolare, e soprattutto ci siamo noi.
Che altro volete, il sangue?
Siamo su Facebook e su Twitter, seguiteci anche durante la settimana, cazzeggiate con noi in diretta o veniteci a trovare fisicamente al Big Star, portateci doni e cibo e beato chi soo fa er sofà.

E se a qualcuno venisse voglia, chessò, di sborsare dei soldi in cambio di tutta questa gioia di vivere, bando alla timidezza e fatevi avanti.
Supereremo insieme l'imbarazzo del vil denaro.

giovedì 14 marzo 2013

Alcuni luoghi comuni su di me che non posso sfatare

Quando si arriva a quasi trentun anni le cose sono due: o si è felici di come si è o si è già troppo stanchi di cambiare.
E il post potrebbe finire qui.
Trentun anni non sono pochi e non sono troppi: nella maggior parte dei casi ci siamo tutti laureati e lavoriamo, qualcuno ha una casa di proprietà, altri sono in affitto, storie lunghe alle spalle, operazioni e cicatrici, un bel po' di km di viaggi, passioni sfanculate, una giusta dose di dolore che non è mai abbastanza, amici coi figli, cugine divorziate.
Io c'ho un po' di tutto, a parte l'interesse a fare un bilancio. In compenso mi rendo conto che, per quanto io odi quelli che dicono "sono fatto così" sento la necessità di confessarmi in una nuova rubrica dal titolo

Se avessi i soldi tornerei in analisi
ovvero
           Come Stazzitta sopravvive a se stessa, nonostante il reciproco tentativo di omicidio
 
La top 5 dei luoghi comuni su di me che non me la sento più di sfatare, ché il tempo lo perdiamo a fare altro.
 
1- Sono una stronza. Lo sono, inutile fingere. Non ho nemmeno troppi alibi per giustificare il fatto che lo sia, mi piacerebbe inventare storie tristi di abusi e cattiverie familiari ma niente, sono stata una bambina amata, ho avuto amici, giocattoli, cibo in quantità, la domenica si andava al mare e non mi facevano aspettare nemmeno troppe ore prima di fare il bagno dopo mangiato. Sono una stronza perché intuisco il marcio (del resto intuisco il mio) e non c'ho voglia di nasconderlo, di farvi credere che non me ne sia accorta (del resto non nascondo il mio), se siete delle merde io lo dirò e se ancora non sapete di esserlo io vi aiuterò nella presa di coscienza. Io non faccio MAI finta di niente. Mi spiace, è così. Li vedo i vostri sguardi un po' a disagio quando dico ad alta voce qualcosa di insostenibile (che però state tutti pensando) e percepisco il biasimo silenzioso, ma più lo percepisco e più vado avanti, che il biasimo silenzioso per me è la forma più spregevole di moralismo possibile. Se volete davvero stare con me vi accollate il pericolo di essere scoperti, sennò amici come prima.
 
2- Mi piace stare al centro dell'attenzione. Questo post ne è la prova. Nella maggior parte dei casi è perché vi trovo noiosi e perché quello che succede nella mia testa mentre commento da sola quello che vedo e che ascolto è enormemente più divertente di quello che succede. Ci provo, ma ho il dono della battuta pronta e non si spreca mai un talento. Non facciamoci sto torto, dai.
 
3- Mi sento una fica. Sono bella tonda, ho un taglio di capelli per molti discutibile (Fantaghirò perdonali, non sanno quello che dicono), mi vesto da Zara, eppure nove volte su dieci mi sento una bomba di donna. Fighedomani poteva uscire solo da me (e da quelle come me) perché meglio di altre conosco il continuo altalenare tra il delirio di onnipotenza da "mondo guardami" e il rifiuto del corpo, entrambi sempre e comunque risolvibili con una bella carbonara. Non ho indossato una calza color carne dopo il 1995, non esco mai completamente struccata, ho una piastra per capelli da quando molti di voi non avevano nemmeno il cordless a casa, vi giudico nei vostri piumini lucidi e nelle vostre hogan, e pur nel timore del confronto con quelle più belle di me, non mi sottraggo mai, che finora son più le soddisfazioni che le sconfitte. Il punto 1 e 2 contribuiscono parecchio.
 
4- Flirto. Non c'è un cazzo da fare. Sono fidanzata da secoli, ormai lo sapete, eppure quel giochetto del cazzo che fanno le donne e gli uomini di mandarsi per funghi con battutine e allusioni io lo faccio. Più per un esercizio di stile che per altro, solo per il gusto della conquista (punto 2 e punto 3, a bestia), non si va mai fino in fondo, ma è un'arte, quella dello stuzzico, che si affina giorno per giorno e che, se si impara poi viene spontanea, naturale, come respirare. Poi io rido e faccio ridere, e come diceva qualcuno di un po' banalotto ma sicuramente flirtone come me e come voi, ridere è il miglior preliminare di sempre.
 
5- Mento. Non per cattiveria, non per mancanza di memoria, non per rifiuto della realtà. Mento e basta. A volte, anche senza motivo. Credo di poter affermare che sia un dato di fatto da accettare senza alcuna ricerca di cause e conseguenze. Mento. C'è chi si mette le dita nel naso, io dico le cazzate. Poi scrivo post come questo in cui invece dico tutta la verità, ma non fidatevi di me. In generale non fidatevi di nessuno. Se vi dice bene è comunque uno che si mette le dita nel naso.
 
 
 
E state tranquilli che in analisi, comunque, ci voglio tornare.

 
 


martedì 5 marzo 2013

Stai Lucio stai

C'è stato il concertone per Lucio Dalla ieri sera.
4 Marzo 2013, 70 anni dopo quel 4 Marzo 43 che mio padre canta ancora come se fosse l'unica canzone mai scritta nella storia della musica italiana.
Povero papà.
Non ve lo sto a dire cos'è Dalla per me, perché con grande probabilità sarà lo stesso per voi, ché alcuni di quella generazione lì sono patrimonio dell'umanità eppure continuiamo a credere che parlino di noi, proprio di noi, ma ti giuro quella strofa lì sono proprio io, incredibile Guccini cazzo, smettila.
Funzionano sempre, da vivi e da morti, quelli là.
Eppure ieri sera Piazza Maggiore era piena di gente che visibilmente non si divertiva, non cantava, cercava la telecamera per salutare a casa e soprattutto non piangeva.
Non so se fosse l'effetto Morandi, costantemente fuori luogo, rigido, finto, zero coinvolto, o se fossero i soliti 10 cantanti politicamente impegnati e commossi, che ormai indipendentemente se il concerto sia per un morto, per una calamità naturale o per l'inaugurazione del centro commerciale Le Torri, il quartetto Mannoia-Sangiorgi-Mengoni-Bersani esce da solo dal tombino più vicino (fate un gruppo, a sto punto, è più comodo anche per noi) fatto sta che se non si canta o non si piange con Quale allegria o con Anna e Marco, c'è qualcosa che non va.
E quel qualcosa è che le avete cantate di merda.
Strascicate, drammatiche, lente, distrutte, svociate, ste vocali eterne che rompono ogni parvenza di emozione, il virtuosismo esasperato e inutile, quel "Ciao Lucio" alla fine di ogni cazzo di canzone, e non stupisce che l'unico decente sia stato proprio Pierdavide Carone che l'ha cantato così, come gli veniva, con l'imbarazzo di quello che ha duettato col defunto per un puro caso del destino, lui uscito da Amici, forse più facilmente talentuoso di altri, ma di nicchia dall'esordio in quanto cantautore, che si sa, nei talent è come dire che hai tre palle e due cervelli, ti guardano male ma ti trattano con il rispetto che si deve a un pensatore.
Insomma io ero a casa e twittavo intanto, non c'è stato niente, nessun coinvolgimento, e io ne ho fatti di concerti nazionalpopolari e li rivendico tutti, comprese le lacrime da Renato Zero, che più di così, che volete, il sangue per i Modà? eppure boh, manco cantavo, non gli andavo dietro e allora mi chiedo, che senso ha?
Mi ricordo che quando morì Mia Martini (avevo 13 anni) me ne accorsi dalla radio perché tutti passarono per ore solo sue canzoni, e a casa mia si cantava e si piangeva e si scuoteva la testa e si rosicava tantissimo, e allora penso che forse io sarei stata più felice ieri sera, di farmi un catartico karaoke in solitudine invece di assistere all'accanimento sul cadavere.
Lasciateci soli la prossima volta, con il nostro dolore e con il nostro Ipod, che la musica è un fatto privato.
E se proprio volete condividere il ricordo, merda, almeno imparate i testi delle canzoni.




sabato 2 marzo 2013

A valanga

Succede sempre così.
Mi tengo alla larga da qui, scrivo roba in 140 caratteri sperando di fare meno danni, scrivo messaggi su whatsapp agli amici, ma se poi lo riapro è come tornare a casa dopo le vacanze, bello tutto, bello stare fuori, ma questa è casa mia e qui comando io.
In tutte le spiagge del globo, forse per esigenze di cartolina, c'è la barchetta del pescatore, quella un po' sgarrupata, con il nome scrostato, con le reti vecchie e il fornelletto a gas dentro, quella che mentre la gente la instagramma (tutti, non fate i vaghi) io mi chiedo sempre "ma d'inverno, sta barchetta, che fine fa?". E me la immagino col mare grosso e un sacco di vento e la tempesta e i flutti e le sirene e i mostri marini e lei attaccata alla sua cordicella, col nome sempre più scrostato ma sempre così fica e così solida e tenace che anche il mare fa il tifo per lei. E la barchetta di solito resiste.
Io sono così. Fica, solida e tenace. E sì, me lo dico da sola, perché ci ho speso soldoni negli anni, e lacrime e cattiveria e rapporti e delusioni mie e di altri per essere come sono e magari non va benissimo, ma almeno non vi do colpe non vostre.
E in fondo lo so che fate il tifo per me, anche adesso che sono in piena tempesta.
Non lo so che succede, o forse sì, ma se lo dico ad alta voce crolla tutto, quindi non dico nulla, vado avanti tipo ariete medievale sul portone della torre, e non so se sono l'ariete, il portone o la torre, ma quello che so che qualcuno si farà per certo male. Sicuro un po' anche io, nonostante sia adesso completamente anestetizzata dall'euforia, ché stare in tempesta è forse la cosa più bella degli ultimi tempi, avere il cervello che fuma, vedersi le mani grandi, non sentire la stanchezza e la febbre, vivere di botte allo stomaco, di eccitazione costante e perenne, di idee e persone, di desiderio.
Il desiderio.
Io non desideravo qualcosa da tanto.
Ora ci sono di nuovo e mi sento di nuovo, e faccio tutto e tutto insieme perché se perdo qualcosa muoio di invidia e di frustrazione e rosico, dio quanto rosico. E allora vorrei il teletrasporto, il dono delle lingue, 100 ore al giorno, vorrei cucinare cene da dieci portate come mai ho fatto e far godere un uomo come una truppa di spogliarelliste asiatiche, vorrei suonare viaggiare mangiare e essere stupenda, lavorare tantissimo, studiare, salvare progetti e inventarmene altri, perché lo so che se imparo ad andare a nuoto in profondità durante la tempesta allora io in superficie potrei anche non tornare più.
Mi sembra di investire tutto e di non sprecare niente, di seminare ovunque e non svendermi mai, invece mi regalo, senza impacchettarmi troppo, come quando porti una torta a casa di amici avvolta nello scottex e nessuno ci fa caso, perché quella torta profuma di forno di casa e cioccolato fondente e sti cazzi dello scottex, mangiatemi, magari non sarò buonissima, ma una cosina dolce a fine cena ci sta bene.

O la mattina dopo anche.

Con il latte freddo sono la morte sua.
Giuro.

venerdì 1 marzo 2013

Che fretta c'era.

Maledetta primavera.
Non scrivo più, non twitto più, mi scordo di pranzare, non faccio nemmeno tanto shopping, leggo molto, lavoro molto, parlo molto, metto tanta carne al fuoco, ma c'ho sempre e comunque voglia di pasta. You know what i mean.
Aggiornamento su più fronti, preparatevi che vado a braccio.

Ho bisogno di una crema antirughe: oggi, 1 marzo 2013 io sono vecchia.
Succede come col telefonino, il giorno prima funziona benissimo, sembra anche di avere un pezzone di tecnologia in mano, potente affidabile maneggevole, poi il giorno dopo fa cagare, voglio l'iphone 16 con la funzione orange moca frappuccino e vibratore incorporato. Quale compro? esiste qualcosa che riporti la mia faccia al V ginnasio? Grazie.

Da martedì 5 marzo, tutti i martedì dalle 19 alle 21 io e il mio compare Emiliano Tortora saremo in radio a deliziarvi con Pour Parler, programmone a tema trash, del quale ci fregiamo di essere i massimi esperti viventi. Noi e Lory del Santo. Musica ottima (la sceglie Emi, tranquilli), chiacchiere di livello, ospiti e rubriche fisse. Inutile dirvi che saremo contemporaneamente su Twitter, su Facebook e fisicamente al Big Star Pub a Trastevere, fate sentire la vostra presenza nel modo che vi è più congeniale e in caso portate del cibo.

Fighedomani. Che succede? Forse quello che succede ogni anno alla sottoscritta tra natale e pasqua, cioè mi risveglio dal letargo. Ci siamo sempre, per quanto riguarda me sono solo più silenziosa, cerco di mangiare decentemente, non ho il tempo di andare in palestra dunque evito di pasteggiare a nutella e provo a sentirmi bene nel corpo che ho, che mi è sempre sembrata in fondo la cosa migliore e la prima ( ma non l'unica) da fare. Sto attraversando un periodo strano, di testa soprattutto, tanti stimoli, tante persone nuove e non so se sia l'effetto del sentirsi vivi, ma mi sento bella, mi specchio di meno e non mi giudico mai. Passerà questo stato di grazia, l'estate è dietro l'angolo e sentirsi fighe nelle cosce porchettate sarà più dura, quindi prepariamoci, gagliarde e toste dritte alla meta. O almeno alla metà. Nel frattempo qui l'intervista di Andrea Delogu (figadomani e amica mia) per Panorama al  Dottor Samuele Orlandi, che mi piacerebbe coinvolgere in qualche modo, che ne dite? Parliamone.

Inizia The Voice, il 7 marzo, non sto nella pelle. Continua la lunga strada verso la fine della socialità diretta, perché ho intenzione di fare il livetwitting anche di questo (metteteve l'anima in pace), non chiedetemi di rinunciare a Raffaella Carrà e Piero Pelù nella stessa stanza, re e regina dell'ombelico scoperto, ho bisogno di capire come interagiranno i Marlene Kuntz e Riccardo Cocciante, voglio sapere se Noemi ha trovato uno stylist vero e soprattutto devo cantà. Sanremo m'ha lasciato addosso la voglia di Sing-along e in qualche modo devo pur sopravvivere.

L'11 marzo sarò la twitter-dj ufficiale per l'account @Disaronno_Ita, vi ucciderò di musica, dovete followarmi e farmi followare, richiedermi canzoni, fare dediche, raccontarmi tutto, una specie di Musica degli ex, ma su Twitter. Ci state?

Intanto e infine: MI DITE CHE CI METTIAMO QUESTA PRIMAVERA? ho paura di tutto quel giallino.