giovedì 11 aprile 2013

Bad loop

C'è questo mix di autoindulgenza e autocensura a corrente alternata che funziona tantissimo, che fa venire i capelli splendidi e il magone fisso, che se non lo avete ancora provato e avete la mia età le cose son due, o siete morti o siete salvi.
Prendete una cosa che volete e non potete avere, rendetela l'unico pensiero della giornata, ossessionatevi quanto basta per farvi un po' pena da fuori e un po' rabbia da dentro, arroccatevi su una posizione comoda ma non troppo, del tipo "non è giusto" o "non è un problema mio" o trovatene una inedita che si adatti al vostro caso, di stronzate la testa è piena, non avrete difficoltà.
Poi pensate alla cosa, poi pensate a voi, poi pensate a voi e alla cosa insieme, poi pensate a tutti gli altri personaggi coinvolti nella cosa e staccateli da voi e dalla cosa, che la cosa è vostra, il modo in cui gli altri la gestiscono è non è di vostra competenza, ricordate "non è giusto/non è un problema mio".
Proprio mentre siete lì, col vostro film e la vostra sceneggiatura, immersi nella ragione fino al collo, a cullarvi in quei "fai bene" che tutti vi dicono, fermatevi un attimo a riflettere sul quel saporaccio in bocca da contento e coglionato e guardatevi le mani.
La cosa non c'è, non l'avete comunque, sto petto gonfio che tanto mostrate a che vi serve?
Allora iniziate a biasimarvi, a farvi un po' tenerezza, a castrarvi i pensieri e le azioni, a giudicarvi un po', solo un pochino, riscoprite lungimiranza e buon senso, morale e etica, paura e fatica. Sgonfiate il petto, chinate il capo, sentitevi di merda. Riprendete tutto in mano, il senso della realtà è vostro amico, e per quanto nascondiate benissimo la polvere sotto al tappeto ricordatevi che se siete allergici, vi farà starnutire pure da lì.
Pensate agli altri, non siate egoisti, non siate cattivi, non siate ingenui.
Poi andate a dormire, lasciate fare al vostro inconscio.
Lui sì che la sa gestire.
La mattina dopo, con un bel sogno invalidante sulle spalle,
ricominciate tutto daccapo.

domenica 7 aprile 2013

Perché Antonio Baldes funziona e Matteo Renzi no: proposta di traccia per la maturità

Ieri sera c'è stata l'apparizione mariana.
E per "mariana" si intenda nel programma dell'unica divinità che la nostra televisione possa ancora riconoscere come guida spirituale e culturale di un paese altrimenti abbandonato nelle grinfie di Caterine Balivo qualsiasi, mal vestite e troppo sorridenti, artificiosamente empatiche con chiunque.
Matteo Renzi, il grande sconfitto dalle primarie del Pd, colui che tutti immaginiamo da settimane a farsi le pippe a due mani di fronte allo specchio dei bagni di Palazzo Vecchio, inguainato nei suoi skinny preferiti, con una basic t-shirt Zara Trafaluc e un chiodo - "questo straccetto? ce l'ho da anni"- si è presentato di fronte ai concorrenti del serale di Amici per parlare addirittura di speranza.
Come una cretina non l'ho visto in diretta, ero a teatro (non dite nulla, lo so) ma ho rimediato stamattina, probabilmente nell'esatto momento in cui Harrison Ford cercava Sabrinona Ferilli su Youtube e trovava "beato chi soofà er sofà".
Una domenica di epifanie.



Alcune considerazioni:
La prima è che Renzi ha capito, nella teoria, come si deve stare da Maria.
Si sta sciolti, si parla con la gente in studio e mai col pubblico a casa, si va per macrocategorie (speranza, talento, giustizia, futuro, sogni), la forma è niente e la sostanza è tutto, e nonostante a 00.23 gli sfugga un pollice alzato che con quell'outfit fa veramente troppo troppo Happy Days, non si gigioneggia MAI.
Maria non fa spettacolo, Maria non è Silvia Toffanin, Maria ha la cartelletta solo per tenerci le caramelle, Maria costruisce un universo in cui "sono così, sono vero" è la giustificazione a qualsiasi disdicevole azione e imbarazzante dichiarazione, Maria manco per le televendite concede spazio alla fiction, manco per i super ospiti, manco per lo share. Figurati per la politica.
E se Emma Marrone con la verità ci ha vinto Sanremo e Belen ci ha svoltato un giovane ballerino incensurato e molto fertile, Gianni Sperti ci potrebbe pagare l'università dei figli se Paola Barale gli avesse lasciato una prole a testimonianza di un'autentica relazione etero.
Renzi un po' ci prova a stare al gioco, ma non ce la fa, è più forte di lui.
L'avanguardia pura di descriversi come il piccolo sindaco artigiano che fa "quella parola brutta, la politica", l'aria di superiorità illuminata in confronto ai politici infeltriti che snobbano la tv (ma magari Mattè, ma magari), quel "perdonateli" che da Papa Giovanni saremo forse passati a Giovanni Paolo, quell'autobiografia del caduto da cavallo e se ce l'ho fatta io ce la puoi farcela anche tu (cit.), quell'invito a non perdere la faccia, ecco, quello è tanto teatro, tutto teatro, solo teatro.
E il teatro in tv fa cagare.
Non a caso sta su Raitre in quarta serata.
Non lo so se stavolta ha funzionato, a me è sembrato comunque un esame, e le due inquadrature su Argentero e Ferilli (se l'intellighenzia di sinistra sta a Capalbio senza tv a leggere i classici, qualcuno dovrà pur sorvegliare il forte) entrambi perplessi e diffidenti sono forse il miglior termometro della performance.
Il ragazzo è bravo ma non convince, è portato ma non buca il video, magari in un gruppo e non da solista può fare bene, magari con un taglio di capelli diverso, magari l'anno prossimo ripresentati ai provini.
Ma senti a me, prova da Barbara D'Urso.
Guarda a Silvio, come gli è andata bene.



mercoledì 3 aprile 2013

Non una di più.


Prendi il coraggio a due mani
Fa che non siano le mie.
Prendi la ruota e girala forte,
Prendi la porta e sbattila ora.
Prendi un coltello, quello del pane,
quello con la lama a onde cattive,
prendilo e aprimi il petto a metà
voglio il sangue e gli effetti speciali
e la paura delle grandi occasioni
la carne bianca e la bava rossa
e luce fredda e lucidità.
Aprimi il petto,
infila una mano
prendimi il cuore
pompalo forte
quattro volte, non una di più.
Ho detto quattro, non una di più.
La prima volta mi trovi morta,
E la seconda mi dai una chance,
La terza volta mi vedi gli occhi,
La quarta volta rivedo i tuoi.
Non una di più.
Non una di più.
Prenditi il cazzo con una mano sola
Fa che sia bello, abbastanza per me
E lascia stare l'educazione
Io voglio solo l'idolatria.
Guardami e sentilo
il cuore che muore
Guardalo e sentilo
se ce la fai
Guardalo e lascialo
Senza fiatare
Girati e vattene
Girati e vai.


lunedì 1 aprile 2013

La top five musicale del disagio

Su questo blog spuntano rubriche fisse da un solo post come le prime uscite a 1 euro in edicola sulla collezione di monete dello stato vaticano.
Solo che noi ci divertiamo di meno.
Oggi inauguriamo lo spazio, vi prego interattivo, della


TOP FIVE MUSICALE DEL DISAGIO

ovvero quelle canzoni che a toglierle dall'Ipod vi fate un favore
Ci sono quei periodi che meno si parla meglio è, tipo in autobus o in ufficio, e se fate come me e vi proteggete dal mondo infame con musica e cuffie, vi capiterà di imbattervi in angoscianti epifanie nelle quali il pensiero "Guccini, mi stai stalkerando su Twitter?" potrebbe avere quasi un senso logico. Procediamo:

1- Mi sono rotto il cazzo, Lo stato sociale


mi sono rotto il cazzo dei codardi con l'amore degli altri
mi sono rotto il cazzo perchè poi non si dorme più
si sta svegli finchè non muore la speranza
maledetta stronza che non muore mai mentre io vorrei dormire


Non credo di dover aggiungere altro. Maledetta stronza, che non muore mai.

2 - Quattro Stracci, Francesco Guccini. 

quando sei dentro vuoi esser fuori cercando sempre i passati amori
ed hai annullato tutti fuori che te,
ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri, quei quattro stracci in cui hai buttato l' ieri,
persa a cercar per sempre quello che non c'è.


Chiederò un contributo Siae per questa frase, ma grazie Fra per il poetico omaggio ai cazzi miei, non avrei saputo dirlo meglio.
Sei un amico.


3- Back to black, Amy Winehouse




I love you much
It's not enough
You love blow and I love puff


La peggiore truffa dell'amore è credere di poter essere uguali. Col cazzo.
Ricordatevelo e preparatevi a farvi un culo così.


4- Cose che non ho, Subsonica



é come una costante sensazione di
mancata appartenenza
che suona e vedo le tue mani
allontanarsi alla deriva delle cose che non ho


Non rivendico con particolare orgoglio i Subsonica dei miei 20 anni, ma abbiamo tutti dei cadaveri nell'Ipod, e poteva andare peggio: potevano essere i Sottotono.
E comunque "guardale a fondo, non cerco una scusa". Per dire.


5- Talk show host, Radiohead



You want me?
Well come and break the door down
You want me?
Fucking come and break the door down
I'm ready


Ecco, cazzo. Non ci vuole tanto.
I'm ready.
Dio solo sa se I'm ready.


Aspetto le vostre, non siate timidi.
Stay Tiziano, stay Gigi.