giovedì 23 maggio 2013

But i never really know where to go

Qua è tutto uno stare male, dirsi no dai basta stare male, riprendersi, stare benissimo, ma benissimo proprio, divertirsi da pazzerelli, fare cazzate, spendere soldi, prendere treni, andare in tivvù tutte le settimane, ridere ridere ridere, bere vodka lemon, fumare sigarettine, e poi di nuovo, prevedibilmente, stare di merda.
E altro giro altra corsa.
Che a sto punto insomma risparmiamo i soldi dei treni, e le sigarettine e l'alcool fanno venire la pelle brutta, e poi la tivvù non è mai stato il mio sogno, più che farla guardarla tutto il giorno in pigiama senza lavarsi i capelli con delle enormi buste di M&M's marroni e il telefono a portata di mano come Lelaina Pierce che resta, a distanza di quasi 20 anni, la mia figura di riferimento cinematografico e massima immedesimazione aspirazionale, già solo per la magrezza e il taglio di capelli, poi per il senso di inadeguatezza costante e il fatto di non essere mai amata abbastanza, ci ho lavorato da sola.
La differenza è tutta nella guarigione. C'è chi passa un brutto periodo, poi ne esce e torna il ghepardo di una volta, e chi non ne esce mai, chi ha con lo stare male una confidenza quotidiana, sottintesa, come quei diabetici che si fanno le iniezioni di insulina davanti a tutti senza rompere troppo le palle.
Ecco, io forse non ce la farò mai.
A non essere plateale, melodrammatica, a non piangere forte, a non lamentarmi, cercare il conforto, vomitare addosso a chiunque ogni singola ossessione, a credere che passerà, a non stare sul bordo del precipizio e pensare che sarà comunque il soffio di vento e mai il coraggio a buttarmi giù. Io non ce la faccio a non essere malata terminale con gli spasmi e il coma e tutti intorno al letto d'ospedale.
Quindi alle quattro di notte, su via dei coronari, seduta sempre sullo stesso gradino dello stesso negozio, con il tizio che porta i cornetti al bar che ormai mi riconosce e saluta, io mascherona di ansia e freddo che ascolto in loop lo stesso pezzo e bestemmio dio e la madonna e cerco le forze e mi dico che tra sei mesi non starò sicuramente così e tra sei mesi qualcosa sarà cambiato e faccio finta di non ricordare che sei mesi fa era un'eternità e se succedono tutte le cose che sono successe in sei mesi, io stavolta ci muoio sotto, di stanchezza e indecisione e ansia da prestazione.
E tra l'altro sei mesi fa era inverno.
E lo è ancora.
E il pezzo è questo.
E allora capitemi.






11 commenti:

  1. Sai che c'è? E' fifa. Fifa blu.
    E nessuno da fuori può farti proprio nulla. Eh sì, lo so che lo sai. Che è bello in fondo farsi consolare e piangersi addosso.
    Io sono un perfetto sconosciuto, direi una persona del tutto insignificante per te e quindi sono la persona perfetta per dirti una cosa fondamentale, segnatela: tu sei molto meglio di così. Molto ma molto meglio.

    ;-)

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  2. Antonsesfemmina23 maggio 2013 13:23

    La chiave della felicità / è la disobbedienza in sé / a quello che non c'è
    Disobbedisci a sti mostri, fattelo apposta.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Mi piace sempre tanto come scrivi e soprattutto quello che scrivi. E trovare quelli che potrebbero essere pezzetti di me tra le righe di qualcun altro è sempre un pugno nello stomaco.

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  5. Si spera sempre nel tempo intanto che desideriamo il miracolo che ci ribalti la vita.

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  6. Non avrei dovuto scegliere di leggere proprio oggi il tuo blog e non avrei dovuto farlo da questo pezzo di anima, cuore e sangue che tanto somiglia al mio. Con la differenza che i prossimi sei mesi saranno uguali a quelli passati e non c'è proprio nulla in cui sperare. Grazie.

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