venerdì 17 maggio 2013

diciassettemaggioduemilatredici

La camicia bianca di Banana Republic scarto dell'armadio di mia suocera,
spiaccicata sui ragnetti rossi minuscoli che sono solo un puntino, quelli che giocavo a uccidere con mia sorella e mio cugino alessandro da piccola sui muri farinosi di una sardegna che poi è sprofondata.
Le fragole del despar che non sanno di nulla, che dalla busta sembrano sempre perfette, poi le apri e sotto sono ammaccate e violacee, e servirebbe un coltello, due limoni e tantissimo zucchero per dar loro una parvenza d'estate e invece ho solo la fontanella dove il barbone si lava la mattina, poveraccio lui.
Le mutande scomode ma carine, che però non stanno bene di colore nè coi ragnetti nè con le fragole, e tanto vale allora non spogliarsi oggi, resto vestita, tanto la nudità se vuoi è come l'acqua, si infila, ti bagna e ti si asciuga poi addosso.
Il tizio di Bracciano che mi lancia i soldi invece di poggiarli delicatamente sul tavolo, che se c'è una cosa che mi fa andare in bestia è questa, ma tranquillo amico braccianese, non è colpa tua che sei un bifolco di merda, sono io che coi soldi sono sempre a disagio.
Le chiacchiere in loop delle colleghe di là, che non so se è cortesia o semplicità o un problema di memoria a breve termine, ma un giorno io, e lo giuro davanti a tutti, mi alzerò e urlerò che sta cazzata di tuo nipote che da piccolo dormiva con te e del padre non ne voleva proprio sapere, voleva solo te e la madre, porca eva l'hai detta seicento volte ed era retorica e triste anche la prima, e graziaci, cristo che cazzo, e pensa a tuo genero che povero lui, non doveva essere piacevole.
"E la conosci questa sensazione, questo senso di vuoto senza una ragione".
Le sigarette che non compro, l'accendino che mi porto comunque dietro, la voglia di fumare ogni tanto e l'inutilità del farlo, le gambe lisce, la panzetta, la frangia lunga che non ho la fronte, sentirsi fuori come sono dentro, dirsi di sì, ogni tanto.
"Ma la conosci bene questa sensazione, è una specie di ottimismo senza una ragione".
Le cose da scrivere, quelle da dire, quelle da stare solo zitti, quelle da ripetere, quelle da fare finta che mai sentite, quelle che poi lo sappiamo comunque che le abbiamo dette, i taciti accordi, le mani avanti, le spalle indietro, la pancia in dentro.
I 5 euro nuovi, che ieri sera i Valeri ridevano e "volete vedere la faccia dello stupore?" e la facilità con cui la gente è normale quando vuole, sentirsi a casa ovunque, non avere nemmeno il problema di stare con le spalle verso il muro, neanche il fastidio di avere gli estranei che mi camminano dietro.
I venerdì puliti e in ordine, i ritorni nella casa che mi somiglia che valgono la pena di fare un bilancio e dirsì che in fondo poi tutto in merda non è poi andato.
La dipendenza.
Le aspettative.
La dipendenza dalle aspettative.

12 commenti:

  1. Entro in punta di piedi in questo post che sembra così intenso, così profondo, così intimo che qualsiasi cosa è un di più.
    Mi piacciono i flussi di coscienza e a te riescono sempre bene.

    RispondiElimina
  2. Un giorno butterai anche l'accendino.

    RispondiElimina
  3. che il 17maggio2013 è stato un cazzo di giorno d merda. Ma pure ieri ad esempio. E se mi continuo a dire si, io credo che sprofonderò. Ma non sto una merda oggi, e sono felice di stare a casa, che quando ci somiglia allora si, tutto in merda non è andato.

    baci bella stazz

    gaia.

    RispondiElimina
  4. Un esempio contemporaneo di stream of consciousness...
    intrispettivo, profondo, letto tutto d'un fiato..Mi aggiungo ai lettori fissi ;)
    xxx
    V.
    http://ledeuxmoi.blogspot.it/

    RispondiElimina
  5. Mi piaci molto. Quello che scrivi. Tu.

    RispondiElimina