giovedì 20 giugno 2013

Vedi Cara: esegesi di un pugno nello stomaco

 
La scorsa settimana è stato il compleanno di Francesco Guccini. Ho postato su Twitter e su Fb il testo di una canzone che è, in particolare ora per me, un manifesto, un miracolo di trasparenza, una cosa da tatuarsi in ogni parte del corpo e da far studiare nelle scuole agli adolescenti che saranno i futuri fidanzati dei nostri figli.
La canzone è Vedi Cara, se non la conoscete avete trenta secondi per andare ad ascoltarla, mentre io e Lara, dividendoci le strofe, facciamo l'analisi del testo.
Fate attenzione, che quello che vi stiamo scrivendo, a quattro mani, quattro polmoni, due cuori, due stomaci e enormi palle, è qualcosa che io mi sono presa a calci in faccia in metropolitana, in spiaggia, di notte camminando verso casa, una valanga di verità in cuffia non sempre nei momenti in cui la potevo sostenere. Ma il masochismo di avere Guccini nell'Ipod da quando si possiede un Ipod è qualcosa su cui io e la mia terapista siamo lavorando.
Mettetevi comodi, leggetevela con calma, prendete appunti, e alla fine ne riparliamo.
 
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
[Lara] C'è questa cosa che l'ottimismo è molto meglio tollerato del suo contrario. E se sei blu, cazzo no, blu non va bene, tutti vogliono vedere il giallo, e allora inventatelo quel giallo che non hai, quel colore che non sai, ma dentro sei blu e come fai a spiegarlo quanto blu è quel blu, non lo sai spiegare non ci sono le parole giuste, forse ci sono dei suoni, ma delle parole no, blu, come cambia, come vira come diventa cangiante.
E ci sono giornate gialle, quante volte sei stata là in alto con tutto quel panorama negli occhi che soltanto l'altezza di un volo alto e un attimo dopo, una parola sbagliata, giù a terra, schiacciata e distrutta ci sono giorni così, davvero e arrivano e li prendi così come arrivano, ci voli sopra come un aquilone al vento, ma sei anche consapevole che poi torni a terra, più a terra che mai, ma come fai a spiegarlo a chi non ha già capito che eri vera mentre volavi leggera come un aquilone e sei vera anche quando torni a spiaccicarti per terra, e c'è molta incoerenza in questo, ma che ne sai, se non l'hai capito non c'è niente che io ti possa spiegare.
 
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
[Daniela]: In un'altra canzone nel mio Ipod si dice "quando arriva una crisi è tutt'altro che folle, è un eccesso di lucidità". Chi meglio di me? Io che di "urlare per uscire" ne ho fatto ragione di vita e di analisi, io che mi sono ripromessa più e più volte di non tenere dentro nulla, dalla ritenzione idrica al rancore. Eppure è vero, certi giorni sono un anno, di pesantezza, consapevolezza, crescita ai limiti della vecchiaia, certi pomeriggi da sola in mutande nel letto a fissare la riga della coperta marrone di ikea e a prepararsi all'epifania che davvero "certe frasi sono un niente che non serve più sentire". Basta parlare, basta dire, basta dirselo, basta ripetere. Non serve più. Non ci fai un cazzo, con quel tempo speso a sapere tutto e non fare nulla, riprenditi stagioni e sorrisi, riprenditi la proprietà, nel senso vero e potente e liberatorio del termine. La dovuta proprietà. Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già. E chi capisce prima, faccia tana libera tutti.
 
Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.
Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.
Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
[Lara] Eccolo qui il sognatore, l'atmosfera, le frasi di canzoni, i libri, gli aquiloni, quelle cose che a vent'anni sono tollerate e man mano si cresce lo sono molto meno, che diventi grande e mica ti puoi mettere a sognare ancora così, cosa fai, sei scemo?, ma se sei sognatore, se hai bisogno di quel lato molto meno concreto, di quel pensiero volatile e frammentato, di quella fantasia da rincorrere non cambi solo perché cambia il numero delle candeline su una torta sempre più piccola, cambia solo il modo di manifestarlo, e devi trattenere molto di più, e diventi solo molto più capace di scindere quello che senti dal modo in cui lo riesci a fare uscire, quindi piangi senza un grido e vorresti urlare, ma no, perché sei grande ora e non puoi, ma cazzo com'è difficile, e quanto non lo capisce chi invece concreto ci è diventato davvero, non ci sono parole per spiegarglielo, che si diventa grandi in molti modi e non ce n'è uno più giusto di un altro.
 
Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.
Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
[Daniela:] Strofa pregnissima, piena di roba.
Darsi le colpe, prendersi i meriti. Bravo chi non lo fa. Ma il rimpianto, quello no, quello è da stronzi: ciò che dai dai, ciò che prendi prendi, e forse tutti sti abbracci e ste mani strette servono a creare un circolo ininterrotto, finché uno dei due non si stacca. Ma qui il senso è tutto in quel "che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora": c'è sempre uno dei due che costruisce materialmente l'equilibrio emotivo della coppia, l'altro si affida, per mancanza di creatività, di profondità, di confidenza con i sentimenti, di coraggio, di energia. Quando entrambi lo vogliono fare di solito volano i coltelli, ché "nessuno ti amerà mai come ti amo io" non è mai vero quando la ascoltiamo ma l'avremo pronunciata mille volte. Ma attenzione, il punto focale non è "tutto il tempo", e non è nemmeno "non dimentico", ma "perché questo tempo dura ancora". Chiedetevelo ogni giorno chi è la persona con cui vi siete svegliati, chiedetevi che ci fate in quel letto. Il tempo dura lo stesso, ma "questo tempo" che dura a fare? E la risposta non è altrove, niente visi, niente nomi, ve piacerebbe. Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già. E soprattutto non inventiamoci stronzate.
 
Tu sei molto, anche se non sei abbastanza, e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!
[Lara] La parte che mi sbriciola fine fine. Tu sei molto anche se non sei abbastanza. Ci vuole molto coraggio a dirlo ma è così. E non è che non sei abbastanza per qualche mancanza, non sei abbastanza perché io sono così, non saresti abbastanza comunque, non saresti abbastanza mai, tu sei tutto ma quel tutto è ancora poco per chi la vita- le persone - tutto lo affronta famelica, irrequieta, con una sola domanda in testa, sempre, costante "c'è ancora altro?" e finisce per continuare a cercarlo in un totale senso di insoddisfazione costante, che tu mi chiami rompicoglioni, ma ci vuole una gran forza per continuare a chiederselo, a pretenderlo, a cercarlo, e lo so che tu sei capace di essere contento di quello che c'è ma io no, io continuo a cercare, a volte vicina a volte lontana, ma senza smettere di amarti neanche per un attimo, vado lontana a cercare quell'ancora altro e poi torno, solo un po' più disillusa, un po' più disincantata, non è colpa tua è un sogno mio, tu mi chiami rompicoglioni, io ho smesso di chiamarmi da un pezzo, restiamo qua vicini, anche se, anche ma, anche io.
 
Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
[Daniela]: La conclusione e la carezza sulla guancia. La parte che mi fa incazzare di più. "Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai": accettare di dover scendere dal piedistallo, quando il piedistallo a volte nemmeno c'è, è una roba che quando l'hai imparata o sei matura o sei sola. Ma essere contenta di avere quello che ti viene dato, e con tutta questa onestà poi, è una roba che quando l'hai imparata, non sarai mai vecchia e sarai sempre innamorata. E non ha nulla a che fare con l'esseresestessismo, con l'accontentarsi o l'arrendersi, con il prendere la vita fricchettone come viene qui e ora (che insomma, certe volte, buttalo via), quanto con lo smontare quello schema perverso di voler conoscere e contemporaneamente cambiare chi ti sta intorno, e sentirsi legittimati nel pensare che se non cambierà per noi, è perché non è amore.
Se vi fa spazio, e ci state comode e bene in quello spazio, godetevela e non rompete i coglioni, che "chi ha la colpa non si sa", e già nell'immaginare che ci sia una colpa sta facendo uno sforzo sovrumano. "Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà" è abbastanza chiaro, ma basterebbe confrontare il Guccini lucido e dolce di Vedi Cara con quello impietoso di Quattro stracci per imparare la potenza di un tono che cambia (ricordatevelo nelle vostre future litigate). "Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare, ma non raccontare a me che cos'è la libertà!", fateci i conti con la libertà, che non è una gentile concessione, e se poi va dove vuole andare, se poi invecchia come gli pare, non è uno stronzo, è che è difficile (e inutile) spiegare, è difficile (e inutile) capire, se non hai capito già.

 

26 commenti:

  1. Io poi non sono sicura di volere che si capisca già. Fa incazzare, tanto e a morte, ma meglio che essere paga del mio gioco.

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  2. dio ma che canzone terrificante

    Anna

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  3. questo post è bellissimo. bellissimo bellissimo.

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  4. canzone bellissima e bellissime voi :) ci vuol coraggio a capire,
    Lisa

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  5. ma dunque secondo voi lui parla di una relazione vera? perché io sono sempre stata convinta che si rivolgesse alla sua trombamica, quella di cui evidentemente -ovviamente- non era innamorato. O forse ero solo io che, quando mi ammazzavo di questa canzone l'ipod, avevo bisogno di leggerla così per darmi una svegliata!

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  6. Non conoscevo questa canzone. Ora e' gia top nel mio iphone. grazie.

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  7. Rendermi conto che non ci sarà mai un abbastanza anche se tutto ce l'ho.Che i libri e gli aquiloni continueranno a pesare più delle candeline sulle torte e che queste rimpiccioliscono a vista d'occhio.
    E sentirmi in colpa perchè ormai sono "grande" e le mie priorità dovrebbero essere altre.
    E non sono mai contenta. E piango, e poi rido, e poi rido di me perchè ho pianto per stronzate.E l'equilibrio che speravo di conquistarmi con l'età è sempre più precario.
    E a vent'anni me la tiravo perchè io sì, che avevo capito già (dopotutto "a vent'anni si è stupidi davvero!")
    E a trenta suonati da un po'non ho capito niente.
    E invecchio come mi pare, anzi, come posso.

    GRAZIE per aver condiviso l'esegesi.

    Ti leggo sempre.

    G.

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  8. Devo farvi i complimenti. Da folle amante di Francesco Guccini non avrei saputo dargli interpretazione migliore della vostra...

    L.

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  9. Solo grazie.
    Non commento mai (ma leggo sempre)ma oggi dovevo.
    M

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  10. Brave. Bravissime. Grazie.
    "accettare di dover scendere dal piedistallo, quando il piedistallo a volte nemmeno c'è, è una roba che quando l'hai imparata o sei matura o sei sola. Ma essere contenta di avere quello che ti viene dato, e con tutta questa onestà poi, è una roba che quando l'hai imparata, non sarai mai vecchia e sarai sempre innamorata".
    Io l'ho imparato che ero ormai sola, più matura solo di conseguenza....ma prima di tutto sola. E ora non sarò mai vecchia e sarò sempre innamorata....ma non sarò mai più innamorata così come lo sono stata. E va bene comunque!

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  11. Bene, ho capito com'è finita (te lo chiedevo al post sui "fianchi"). È che ti ho beccata oggi e ti sto leggendo random. E mi ritrovo, precisa, non random.
    Ma l'hai visto guccini? Chi cazzo se l'è filato uno così? Povera! Se solo avessimo la stessa lucidità prima di cominciare, certe canzoni non le canterebbe nessuno.
    Provate a riscriverla tu e lara.. un "vedi caro" (d'annartene affanculo) sono certa che diventa la canzone dell'estate.

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