lunedì 29 luglio 2013

L'altra metà: La casa in fondo a destra


Chiaro che uno scrive per scrivere.
Chiaro anche che poi pubblica un link e sa che ci saranno tot persone che leggeranno e commenteranno e alcune le conosco anche di persona, un bel po' a dire la verità, altre non serve mica.
Una di queste è Alberto Sorge
Che ha letto questo post qui e mi ha mandato una mail. E io la pubblico. Perché lui è bravissimo e io gli sono davvero affezionata e se metto in moto anche solo una volta questo circolo virtuoso con gente come lui, insomma, ne stravale la pena. 
Ah, Alberto ha anche un primo libro in giro, fate voi. 


LA CASA IN FONDO A DESTRA

Nella prima casa in cui ho vissuto c'erano tante persone.
Qualcuna se n'è andata presto. Qualcuna non se ne andrà mai.
Mi chiamavano 'Albi' e io odiavo questo cazzo di soprannome.
Anzi, odiavo anche il mio nome.
Crescendo, poi, ho iniziato ad accettarlo.
Dormivo da solo, sin da bambino.
Avevo i capelli abbastanza lunghi e neri, e gli occhi verdi chiarissimi d'estate e verdi scurissimi d'inverno.
La stanza era piccola, e c'era un quadro con un paesaggio, del mare, e delle cose che non posso descrivere, perché sembravano messe lì apposta per essere dimenticate.
C'era un pianoforte che nessuno suonava, e dei giochi ammassati in un angolo.
Il pallone da calcio lo tenevo sotto il letto, oppure lo abbracciavo, oppure me lo mettevo accanto alla testa, sul cuscino.
Era il migliore amico che potessi avere. O desiderare.
Dormivo poco, e quando lei veniva a vedere se fossi ancora là dove mi aveva lasciato, io facevo finta di sognare.
Poi, quando sentivo i suoi passi allontanarsi, aprivo gli occhi e guardavo il soffitto.
Grandi discorsi, con il soffitto.
Andava a finire che aveva sempre ragione lui.
-Io da grande diventerò un calciatore fortissimo e giocherò con la Nazionale-
-Sì, come no-, mi rispondeva lui.
Quel soffitto mi ricordava un altro lui che odiavo, che mi diceva sempre cose brutte, che mi parlava di cose che non capivo, e di altre che capivo fin troppo bene.
-Non diventerò mai come te-, urlavo.
Ma nessuno mi stava a sentire, e allora io mi incazzavo e facevo qualche casino.
Scappai di casa, la prima volta, che avevo 6 anni.
Non sapevo dove andare e forse era questo il bello.
Camminavo, poi correvo, poi camminavo.
Io non avevo la bici e non potevo andare in posti che le mie gambe non potessero raggiungere.
Mi ero portato dietro il pallone, solo il pallone da calcio.
I ragazzi del mio quartiere, quelli più grandi, me lo volevano rubare e io lo tenevo stretto a me.
Ad uno tirai un pugno, ma poi ne presi altri tre, o quattro, perché erano più grossi ed erano di più.
Io ero solo.
E 'sta cosa mi gasava perché io, prima o poi, li avrei rivisti, ripresi, incontrati di nuovo.
E quel giorno sarebbero stati cazzi loro.
[Il tempo mi diede ragione]
-Cosa volete, da me?-
-Facciamo una partita. Chi vince, tiene il pallone-
-Ok-
Vinsi io, di tanto. Di troppo.
Uno contro uno.
Il tipo era grassoccio e lento, e io gli passavo da tutte le parti, e segnavo, nelle porte costruite con le scarpe, un gol dietro l'altro.
Alla fine mi misi a piangere.
Ero felice, perché ero il più forte.
Il pallone rimase a me.
Oggi è ancora in cortile, e sopra ci sono le firme di tutti gli amici, e di tutte le persone che ho incontrato, poi, in un campo da calcio 'vero'.
Poi tornai.
-Dove sei stato?-
-Non lo so-
Tornare a casa era sempre strano.
Era sempre più strano.
Cioè, io volevo.
Ma anche no.
-Mi hai fatto piangere, sai-
-Scusa, mamma. Ma io non scappo per colpa tua-
E poi finiva che si piangeva in due, e io, cazzo, rimpiango tutta quella malinconia, e tutto quel dolore di lei e me, e me e lei.
Da soli. Insieme.
-Non ti dimenticherò mai-
E io non dimentico lei. E lei non dimentica me.
Ed è così bello che ti viene da sorridere.
Così si fa la vita.
Perché se dico 'basta', o dico 'resto', lo faccio per davvero.
Che io le cose che mi piacciono di più devono essere intere, fatte fino in fondo.
E con le 'cose che mi piacciono' chiaramente intendo me.


venerdì 26 luglio 2013

Del perché Sofia Coppola mi fa venire voglia di essere Sofia Coppola


Sono giorni di caldo torrido e cinema orrendo.
(Ho visto Pacific Rim e non mi convincerete mai che sia un buon film)
(Poi se volete ne parliamo)
(Brutti nerd maledetti).
L'unica alternativa è stare murati in casa con al massimo due indumenti addosso (intimo compreso), il condizionatore in modalità "Kyoto chi?" e grandi classici della nostra giovinezza.
Io, per dire, stasera vedo per la milionesima volta Il giardino delle vergini suicide, per esorcizzare l'ansia dell'uscita di Bling Ring.
Ho paura del nuovo film, non sono pronta: a fasi alterne ma coerenti, Sofia Coppola la amo, la odio, voglio essere la sua migliore amica, voglio essere lei, voglio ucciderla. Ho adorato The virgin suicides, ho odiato Lost in translation, mi sono riempita gli occhi di Marie Antoinette e mi sono addormentata in più punti con Somewhere. E adesso?
Che succederà con Bling Ring?
La storia la sapete tutti, perché l'hype è già tanta, ma la riassumiamo per i ritardatari: adolescenti losangelini annoiati e ricchissimi si intrufolano nelle case di vipponi del calibro di nostra signora Paris Hilton e Orlando Bloom per rubare Birkin, gioiellame e altre prezioserie. Detta così sembra una cazzata, invece è basato su una storia vera e ci sono tutte le premesse per far sì che diventi il nuovo film di culto dei gggiovani esattamente come è stato con la storia della famiglia Lisbon per quelli della mia età. C'è Emma Watson (che ricordiamolo a tutti, anche a Harry Potter, non è Kirsten Dunst), c'è il glamour, c'è il narcisismo all'ennesima potenza, ci sarà una colonna sonora della madonna come al solito, i dialoghi saranno ottimi e la valanga di gif animate con Hermione in versione bagnamutande saranno immediatamente realtà, ma sarà un film-di-Sofia-Coppola?
Ci sarà quel senso di sospensione e noia indolente, quel niente da raccontare, i personaggi saranno sempre involontariamente ma consapevolmente fichissimi, e Sofia sarà stata in grado di calibrare benissimo i tempi e le pause, con in sottofondo Azealia Banks invece degli Air? Sarà bello da guardare come gli altri (e come lo spot di Marni per H&M che personalmente considero un capolavoro) o sarò costretta a seguire la trama come in un qualsiasi altro film?
Resto in attesa, il trailer mi piace un bel po', già se passo due ore a guardare i vestiti sono contenta, ma tu, Sofia, amica mia, non mi deludere.





Se state in fissa, trovare altra roba qui, qui e qui.
E se siete dedite al sacro culto dell'autoscatto (siete nel posto giusto) qui c'è addirittura il challenge.
Stiamo vicine, il 19 settembre è vicino.

giovedì 25 luglio 2013

A metà

Nella prima casa in cui ho vissuto si dormiva sul divano, di giorno e di notte.
Le migliori pennichelle io e papà le facevamo testa sul bracciolo e chiappe sui cuscini di velluto, anche d'estate, anche con 40 gradi, mentre mamma e Silvia ci guardavano e sudavano al solo pensiero.
Poi la mattina invece si stava in terrazza, soprattutto quando faceva caldissimo, che la casa era un sottotetto-forno, e mamma apriva la portafinestra col vetro traballante (perché staccavo il silicone un pezzo al giorno per giocare) e si metteva fuori in vestaglietta, sulla sdraio, con la luce chiara chiara intorno, a prendere il fresco.
Ricordi di uovo sbattuto nella tazza della nutella quella bianca e blu, di un sacco di stereo e di piscina, roba di un secolo e mezzo fa, quando ancora il tempo era solo tempo e non c'erano buchi neri di sensi di colpa e procrastinazione, di quando essere piccoli era indiscutibilmente vero, senza la relatività dell'adolescenza, senza gli alibi e le bugie della maturità.
Oggi tutto capita e poi si sceglie, che a sputare sull'esperienza sembra di far peccato, oggi penso che la comunanza d'intenti sia l'unica ricchezza ("se vuoi scopare nel momento in cui lo voglio anche io, possiamo farlo, così come se vuoi bere una birretta nel momento in cui lo voglio anche io. Se lo voglio lo faccio.") (e questa era per Natalia), oggi penso che chi si ferma non solo è perduto lui ma perde gli altri e gli altri non tornano e quanto mi piacciono gli altri, rincorrerli un po', farmi prendere, chiedermi se, dirmi di sì, dirmi ma no, dirmi mai più.
Che io sull'isola deserta piuttosto mi ammazzo.
Che io la sociopatia rivendicata mi mette proprio tristezza.
Che io se dovessi fare mai un figlio, cosa che non, sicuro ne farei subito un altro, così impara da solo che non è l'unico al mondo, e a fare pace e a dividere le cose materiali.
Tipo io e Silvia dividevamo anche le big babol. Se erano panna e fragola, nel verso giusto per avere entrambi i gusti. Invece la coppa music cioccolato e vaniglia, lei mangiava la nota e io il bianco intorno.
Che io le cose che mi piacciono, se faccio a metà, mi piacciono di più.
E con "le cose che mi piacciono" chiaramente intendo me.

sabato 20 luglio 2013

Oggi sono io

Che non si dica che non ci ho provato ad ascoltare i Beirut per tutta una giornata che l'ho fatto, dio solo sa se.
Che non si dica che non mi metto a disposizione di ogni singolo cambiamento possibile, per dire ho spostato la frangia di lato, mi si vedono le sopracciglia adesso, e più scoperta di così cosa devo fare?
Che non si dica che parlo di sesso, alcol (con una sola o) e sigarette come in jersey shore che, santo dio, magari quella voglia di vivere, magari quella familiarità con le infradito, io che mi serve ancora di stare nuda per stare nuda e mi prude tutto addosso e se c'è stato da scegliere a un certo punto tra le bolle e il sospetto di gattamortismo, mi sembra evidente cosa abbiamo scelto.
Che non si dica nemmeno che mi nascondo dietro falsi lirismi che sono due ore che mi arrotolo lo stomaco e un po' di magone su Alex Britti, e i Beirut per ora l'ho dati ar gatto, e
"se le parole fossero una musica potrei suonare ore e ore e ancora ore e dirti tutto di me" improvvisamente mi sembra la cosa più sensata mai scritta nella storia della musica italiana.
"Ma quando poi ti vedo c'è qualcosa che mi blocca e non riesco a dire neanche come stai, come stai bene con quei pantaloni neri, come stai bene oggi, come non vorrei cadere in quei discorsi già sentiti mille volte e rovinare tutto".
Qui c'è solo da deporre le armi. Io un uomo che mi guardi, con il timore di sbagliare, con la voglia di sesso dolce, uno che sappia cos'è l'attesa di qualcuno, ditemi dove devo firmare, che già non ce la faccio più.
Con tutta la disperazione e la dissociazione e la paura che c'ho.
E quindi è molto più facile che
"così, anche questa notte è già finita e non so ancora dentro come sei"
che vaglielo a spiegare come sei, mentre sei attentissima a non essere come non devi essere, che non ti venga in mente di spaventarlo, dio mio, di rompere il tacito accordo di "non so neanche se ti rivedrò" che altrimenti crolla tutto il castelletto di sabbia e poi tocca addirittura conoscersi e correre il rischio estremo di farsi coinvolgere. Per questo poi
"preferisco stare qui da solo che con una finta compagnia e se davvero prenderò il volo aspetterò l'amore e amore sia" fa l'effetto che fa, che io sono felice di essere la distrazione, e mi sto quasi specializzando, con gioia e risultati gratificanti, ma vuoi mettere
"però stasera mi rilasso, penso a te e scrivo una canzone"?
Vuoi mettere la differenza tra chi ti pensa e ti tiene e chi ti prende e ti lascia?
Vuoi mettere uno dolce "come il mare, come il sesso"?
Che io non chiedo altro in questo luglio di merda?
Vuoi mettere sapere che è possibile?
Vuoi mettere la leggerezza di dire che lo voglio, tantissimo, che
"Questa volta lo pretendo perché oggi sono io"?

Vuoi mettere?




martedì 16 luglio 2013

Una volta

Una volta stavo con uno del mio liceo, è stato il mio primo bacio, il mio primo tutto.
Mi infilava la mano nei bottoni della gonna lunga di jeans uguale a quella di Howard dei Take That nel Live in Berlin e mi toccava alla fermata del 163 a San Lorenzo, appoggiati al portone accanto al fioraio.
Un'altra volta in spiaggia, con quello dopo, la prima volta che ho avuto di nuovo solo un pezzo del costume dopo i 6 anni, io a pancia in giù, lui sopra di me, incredibile come si potesse passare inosservati eppure nessuno ci si filava troppo.
Poi alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, un po' ovunque, il bello dei musei poco frequentati, se ci ripenso adesso mi viene in mente quell'enorme tela di Scialoja sul rosa, e le plastiche di Burri e Le mani addosso di Emilio Vedova, e sia benedetta la sinestesia, che insieme ai capelli lisci è il regalo più grande che nostro signore mi abbia fatto.
Poi sul tetto di una casa molto abitata, poi sul prato di una casa piena di finestre e luci accese, poi in una casa che mai più rivedrò, poi a un concerto, poi ieri sera c'era questa che mi ha detto che l'universo maschile non le interessa e chi sono io per volerla convincere, e mi viene questa voce da stronza, quando ho voglia, e capisco che se mi guardi da fuori sembro posseduta, invece è come se fossi improvvisamente liberata, svuotata, leggerissima, facile da prendere e molto liquida.
Molto liquida, vischiosa. Rosso ciliegia. Asciutta finchè non mi buchi.
E mi sveglio con delle labbra morbidissime in questi giorni perché la notte non fa caldo e respiro a bocca chiusa e dormo poco e sogno molto e va tutto davvero bene.
Per esempio mangio molto meno.
Ché di saziarsi tanto non c'è mica verso.



domenica 14 luglio 2013

Mi fa

Mi fanno schifo le dita appiccicose di bomba alla nutella, mi fanno schifo i piedi quando sono troppo lunghi e sembrano di qualche bestia, invece mi fa godere grattarmi la schiena con la mano piegata da sopra. Mi piace che piano piano mi sto riprendendo il letto, sposto un cuscino per volta e certe volte mi tocco e mi addormento senza mutande al centro del materasso e nessuno lo vede e quando mi sveglio mi guardo da fuori e lo vedo solo io e la masturbazione è doppia. Mi piace lavarmi i denti ma non mi piace sputare, mi fanno godere lo scrub, la crema, lo sfregamento dei piedi e il balsamo dopo il mare, mi fa schifo il nodo di capelli nello scarico della doccia e mi fanno cacare gli spazzolini da cesso bianchi. Mi piace il phon, mi piace il forno, non capisco il tostapane, nemmeno l'asciugatrice, invece venero la kitchenaid e l'aspirabriciole soprattutto usato come raccoglispazzatura quando passi la scopa, ché odio la paletta, è scomoda e antiestetica.
Mi piace la mattina presto se mi sveglio e posso ancora dormire, ma solo se ho la sveglia puntata e sono in grado di calcolare subito quanto manca prima che suoni, mi piace le sette di sera al ritorno dal mare che bisogna farsi la doccia perché poi si va a cena, non mi piace il momento in cui metto i calzini prima di infilare le scarpe soprattutto se qualcuno mi guarda, non mi piace avere pochi completi intimi specie se prevedo di stare spesso seminuda, mi vergogno di gran parte delle mie mutande e non so comprare cappotti decenti. Mi piacciono gli occhi, gli avambracci e le cosce, mi sono indifferenti le mani, il culo e i nasi, mi piace la risata e la voce, mi frega un cazzo del se fai sport, mi serve che mi baci benissimo, mi piace che mi scopi forte, ignoro l'importanza delle coccole dopo, piuttosto rido volentieri o mangiamo qualcosa o molto dormo.
Mi piace se scegli la musica e il film, mi preoccupa se il ristorante non so quanto costa, mi piace che noti i vestiti che indosso, ma non ricordarteli così me li rimetto, mi piace che ballo, che sudo che piego le ginocchia, se chiudo gli occhi è proprio perché mi fa bene, mi piace se beviamo, non mi piace se mi fai bere, mi piace se è buono e lo mandiamo giù ridendo, mi piace il tavolo, mi piace per terra, non mi piace il bancone, non mi piace il bagno se non è quello di casa mia.
Mi piace il mare coi jeans, mi fa orrore la sabbia coi tacchi, mi piace il rasoio sulle cosce contropelo, il silkepil sotto le ascelle, la ceretta alla fica quasi tutta, le pinzette sui baffi, le sopracciglia non classificate, mi eccita la barba di quattro giorni, la nuca rasata, mi piace la pelle asciutta e opaca della spalla ma dalla parte del petto, frontale, dove mi metto con la testa.
Mi piace il bucatino ma mi preoccupa sporcarmi, mi piace il rigatone ma lo mando giù quasi intero, odio la pizza provola e speck perché lo speck non si taglia mai bene col coltello, mi fa incazzare la bruschetta al pomodoro, adoro l'arrosticino, ho una passione perversa per il supplì.
Mi piace la Toscana, mi piace Milano, mi piace l'Umbria, mi ricordo la Sicilia, la Sardegna e il Veneto, non conosco il Piemonte e Maratea.
Mi fa vomitare il cattolicesimo.
Mi piace il finestrino abbassato.
E questo è quanto.

venerdì 12 luglio 2013

D'altronde è così

Parliamo di uomini.
Per tranquillizzare il pubblico a casa che è così interattivo (get a life, su) specifichiamo subito che non sto battendo a tappeto l'hinterland romano a mò di censimento, semplicemente mi guardo intorno e faccio molte, moltissime cose, e vedo molta, moltissima gente.
C'è un'incapacità diffusa -sarà l'acqua, sarà l'aria- a prendere la vita in maniera leggera.
Non so cosa sia successo a Nostra Signora Tranquillità, ma suppongo che sia stato un male brutto e incurabile di quelli che ti aprono e ti richiudono, perché non si trova più qualcuno con cui passare del tempo piacevole, bere birrette all'aperto, fare magari sesso divertente e poter prendere in mano un cellulare e mandare, apriti cielo, un messaggio senza per questo scatenare l'ira funesta di bombonierari e venditori di Trilogy.
Cosa vi è successo?
Quando di preciso avete iniziato a sputare sulla facilità di un rapporto qualsiasi senza nome, senza aspettative, senza complicazioni? Quando? in quale punto esatto tra anni di porno e le vostre fidanzate del cazzo? Da quando essere bipolari (quanto mi piaci/non ti chiamo mai più) è diventato di moda e pericolosamente infettivo?
E soprattutto, una donna degna di questo nome, che non abbia voglia di fare giochetti di gattamortismo e fughe strategiche, cosa deve fare? imbracciare l'ariete del senso pratico e abbattere il portone del terrore di un legame peraltro non richiesto, convincendovi a forza di pompini che va tutto bene, o "trovi un altro più bello che problemi non ha"?
Mamma mi ha insegnato che chi ha più giudizio e lucidità ha il dovere di usarli e che non bisogna mai sottrarsi, soprattutto a fronte di un divertimento potenziale concreto (non fatevi i film, ve lo chiedo in ginocchio, amiche), però mamma dice anche sempre "nun te complicà la vita" e io ve lo dico, fa caldo, noi donne pure siamo stanche, non avremo energie in eterno e sta cosa del mare che è pieno di pesci, a rischio di fa un po' la mignotta, qualcuna prima o poi la verificherà.
Poi non vi voglio sentire eh.
Io vi ho avvertito.
Poi so cazzi vostri.