giovedì 25 luglio 2013

A metà

Nella prima casa in cui ho vissuto si dormiva sul divano, di giorno e di notte.
Le migliori pennichelle io e papà le facevamo testa sul bracciolo e chiappe sui cuscini di velluto, anche d'estate, anche con 40 gradi, mentre mamma e Silvia ci guardavano e sudavano al solo pensiero.
Poi la mattina invece si stava in terrazza, soprattutto quando faceva caldissimo, che la casa era un sottotetto-forno, e mamma apriva la portafinestra col vetro traballante (perché staccavo il silicone un pezzo al giorno per giocare) e si metteva fuori in vestaglietta, sulla sdraio, con la luce chiara chiara intorno, a prendere il fresco.
Ricordi di uovo sbattuto nella tazza della nutella quella bianca e blu, di un sacco di stereo e di piscina, roba di un secolo e mezzo fa, quando ancora il tempo era solo tempo e non c'erano buchi neri di sensi di colpa e procrastinazione, di quando essere piccoli era indiscutibilmente vero, senza la relatività dell'adolescenza, senza gli alibi e le bugie della maturità.
Oggi tutto capita e poi si sceglie, che a sputare sull'esperienza sembra di far peccato, oggi penso che la comunanza d'intenti sia l'unica ricchezza ("se vuoi scopare nel momento in cui lo voglio anche io, possiamo farlo, così come se vuoi bere una birretta nel momento in cui lo voglio anche io. Se lo voglio lo faccio.") (e questa era per Natalia), oggi penso che chi si ferma non solo è perduto lui ma perde gli altri e gli altri non tornano e quanto mi piacciono gli altri, rincorrerli un po', farmi prendere, chiedermi se, dirmi di sì, dirmi ma no, dirmi mai più.
Che io sull'isola deserta piuttosto mi ammazzo.
Che io la sociopatia rivendicata mi mette proprio tristezza.
Che io se dovessi fare mai un figlio, cosa che non, sicuro ne farei subito un altro, così impara da solo che non è l'unico al mondo, e a fare pace e a dividere le cose materiali.
Tipo io e Silvia dividevamo anche le big babol. Se erano panna e fragola, nel verso giusto per avere entrambi i gusti. Invece la coppa music cioccolato e vaniglia, lei mangiava la nota e io il bianco intorno.
Che io le cose che mi piacciono, se faccio a metà, mi piacciono di più.
E con "le cose che mi piacciono" chiaramente intendo me.

5 commenti:

  1. Antonsesfemmina25 luglio 2013 14:58

    La vestaglietta simbolo dell'infanzia quella vera, quella come dovrebbe essere. Le mamme/nonne non la portano più, la vestaglietta.
    Su il bicchiere per quelli che amano gli altri de core e non se ne vergognano: rimediamo dei calci in bocca epocali, ma quanto siamo belli che se rialzamo e ricominciamo da capo come i cretini? Perché il mondo alla fine è un po' più nostro, ce l'abbiamo un po' più a fondo sulla pelle, e se ridiamo ridiamo dalla pancia senza retropensieri.
    Grazie.

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  2. "Che io le cose che mi piacciono, se faccio a metà, mi piacciono di più.
    E con "le cose che mi piacciono" chiaramente intendo me." Bellissimo.

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  3. Quell'infanzia lì mi ha insegnato a regalarti una cosa mia di slancio, se ti piace. A donare la mia copia dei libri, perche sono un po' me, lì con te. Soprattutto mi ha insegnato a prendere metà di te, se vuoi donarmela. Senza complimenti, a mani aperte.

    Tata

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  4. Aspettando di conoscerti davvero...divido un po di me con te leggendo i tuoi pensieri. Bella che sei.

    Monica

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