lunedì 16 settembre 2013

In caso di pioggia

Stanotte alle 4 ero in piedi davanti alla porta finestra della camera da letto a guardare Via Tiburtina che si allagava.
Credo di non essere stata mai così sola e così felice in tutta la mia vita, nemmeno la prima volta che i miei sono partiti e ho avuto la casa tutta per me, anche perché i miei non partivano mai.
Non vivevo in un posto con abbastanza niente davanti da un sacco di tempo: prima c'è stato il seminterrato a San Giovanni, che ho odiato per le blatte e amato per le cene, ma la mia finestra dava sul motorino di Alberto e la scritta "non votare" sul muro del palazzo davanti, non una particolare vista, certo.
Quando sono arrivata in quella casa, equidistanti dal portone c'erano un forno con la pizza bianca più buona di Roma e una videoteca, mi sarebbe bastata una libreria al centro e avrei avuto tutto quello che mi serviva.
Poi dopo anni e molte liti, screzi da ragazzini in sfogo di aggressività che forse si annoiano o fanno poco sport, ho cambiato casa e prospettiva.
Dal seminterrato al terzo piano, dalla videoteca al Chiostro del Bramante. I miei vicini dirimpettai non c'erano mai, tenevano le finestre sempre chiuse, il che ci aveva convinti a non mettere tende, che anche girare nudi non era un dramma e fare l'amore sul divano in soggiorno, anche se poi, vabbè. Quelli del secondo piano invece c'erano sempre. Mamma, papà, bambino maschio e bambina femmina, ricchi, un tappeto colorato come un quadro di Boetti, la pizza il giovedì cascasse il mondo, le feste di compleanno con i palloncini viola. L'unica bambina non su un catalogo di moda, che indossasse davvero un tutù di tulle l'ho vista in quella casa, dalla finestra. Erano bellissimi, forse un pelino artificiosi, ma sicuramente mi sbaglio.
Stanotte niente famiglie, niente videoteche, davanti alla mia finestra, partendo dal basso, c'erano un giardinetto, dei lavori in corso, la corsia di macchine che va verso destra, quella che va verso sinistra, un bar chiuso, un negozio di ottica chiuso, un ristorante cinese chiuso, una radio così chiusa che secondo me nemmeno esiste.
Sono stata in piedi a fissare le pozze d'acqua ingrossarsi e la pioggia incessante (la pioggia è sempre battente o incessante, fatevene una ragione) per mezz'ora e non è passato nessuno. Tutto buio. Solo lampioni e gli scrosci (ah la pioggia è anche scrosciante) strattonati dal vento.
Parlavo da sola, tanta la gioia, mi concedevo quelle esclamazioni che davanti agli altri ti fanno sembrare cretina, o una bambina ricca col tutù.
Oggi vado a vedere la probabile quinta casa della mia vita.
Ho capito che mi serve una vista, una qualunque, in caso di pioggia.

14 commenti:

  1. che bel excursus di viste e non-viste. mi fa pensare a come certe cose ci accompagnino fase per fase nella nostra vita, quasi non ce ne si accorge, ma poi...
    "mi serve una vista, una qualunque, in caso di pioggia". VERO!!!

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  2. In questi casi si direbbe: "non può piovere per sempre". Ma ormai mi viene da dire: "E che cazzo, piove sempre".
    Ti sono vicina in quel tragico momento in cui la Tiburtina si allaga e diventa un emissario del lago di martignano ;)

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  3. Daniè, non c'è niente da fa, te voglio proprio bene. Pure se non t'ho mai visto in faccia.

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  4. Però sta cosa di leggerti spesso mi pare come sbirciare il diario. Sono a disagio.

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  5. alla ricerca anche io. stanca del mio seminterrato. per assurdo il mio percorso è stato TERZO PIANO › SEMINTERRATO... il prossimo? 'na fossa?
    ciao

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