lunedì 2 settembre 2013

Molto più single del Papa

Penso che dovrò ricominciare, prima o poi, a bere dell'acqua, a cucinare, a dormire tutte le notti e penso che forse l'inverno serve a questo.
I capelli che crescono mi danno la sensazione del tempo che passa, e non è un caso che per gli ultimi tre anni mi sia rasata mezza testa due volte al mese, ma ora sono pronta a lasciarli uscire da un cappello, a sentirli tanti e morbidi sul collo, a spostarli di lato mentre faccio l'amore.
Le mie cose non sono con me, i miei libri, i miei cappotti. Sono equidistante dagli oggetti della mia vita, tra il volerli di nuovo e l'aver capito che forse non me ne faccio nulla.
Quindi scelgo. Seleziono.
Il cappotto blu comprato al vintage al chilo, che non mi copre abbastanza quando fa freddo ma mi fa sentire splendida.
Che tu sia per me il coltello, con la copertina inquietante con la donna che piange. Molto forte incredibilmente vicino, perché devo scriverci un pezzo e ho bisogno dei miei appunti. Le due copie di American psycho, una da leggere e una da masturbarsi con le pagine con le orecchie. Barthes, Benjamin, Pompeo, quelli ancora mai letti e Martin Parr.
La foto dei miei genitori che si baciano fatta con Holga, quella di Venezia e quella di me minuscola a Misano adriatico vestita da hawaiana che tengo in mano due ananas.
La Kitchenaid, per quando mi tornerà voglia di ospiti.
Il resto forse lo regalo, lo vendo, gli trovo un posto che prima era vuoto e che forse lo resterebbe comunque, ho una tale quantità di borse nere che la metà basta per tutti i funerali della mia vita.
A volte mi capitava di parlarti di quello stupore
ma siccome non l'hai mai capito alla fine l'ho dimenticato.
Ma come fanno in Africa ad amarsi con il caldo che fa?
Non ho voglia di velocità, né di facili novità. Oggi per esempio ho parlato la prima volta alle 19 e 40 e me lo sarei anche risparmiato. Sento volentieri il rumore dei miei passi in casa, non ne approfitto per riflettere, solo cammino, mi sposto da A a B, presto non avrò tutto questo spazio intorno e non ho forse fatto tutto per questo? Mi godo il presente, appena non mi piace più lo cambio.
Se ti dicessi "entriamo" ti faresti cavallo profumato ed io cavaliere gentile,
ma è solo la suggestione del presentatore
in una sala pulita non ho niente da fare
( e sul cesto della frutta danzava la lenta agonia dei desiderata).
Mi sto disabituando al pentimento, al senso di colpa, stavolta non per autoassoluzione. Ho allargato, come se ce ne fosse ancora bisogno, le maglie di una libertà che non è solo concetto, ma è proprio movimento, e ci sto lentamente rinfilando la tenerezza. Non quella amicale che resta quando tutto finisce, piuttosto quella dell'inizio, di quando ti scopri con qualcuno e non hai paura di essere brutta o ridicola o di dire la cosa sbagliata. Mi sento piccola, compatta e pronta a imbarazzarmi e va bene così. Sono pronta per la mancanza di perfezione, per i punti neri e le canzoni di merda nei cd della macchina.
Voglio le medaglie e i rovesci.
E i gabbiani volano sul mare
i gabbiani volano sulla discarica amore.
Questa è la vita, è chiaro, adesso l'hai capita?



Ps: I corsivi sono gentilmente offerti da Management del dolore post-operatorio. Nell'ordine qui, qui e qui. E nella mia testa, da qualche giorno, di continuo.


14 commenti:

  1. Io dirò solo che sabato sera ti ho vista, camicia bianca e nera e sorriso sornione. Ma, sebbene abbiamo addirittura un amico in comune (che prima o poi organizzerà 'sta cena), ho pensato di avvicinarmi e poi ha vinto il Matipare.
    Fuckin' brilliant.

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  2. Hai cambiato stile di scrittura. Cosa è successo? Donald?

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