mercoledì 11 settembre 2013

Tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:


Quando Bastonate chiama io ripondo.
Con quella punta di orgoglio di far parte del giro giusto di quelli che scrivono bene, e un po' di paura perché io @disappunto lo leggo come si legge Joyce, che tu speri di capirci qualcosa, ma c'è tanta di quella roba dietro che non saprò mai, roba di dischi e culture musicali negate a noi bambine col cuscino di Eros Ramazzotti (true story).
Ci provo lo stesso.
Il tema è il primo concerto e io già sto in crisi.
Ho avuto diversi primi concerti nella mia vita.
Il primo con i miei, a sentire Ivan Graziani alla Festa dell'Unità (quando ancora esistevano entrambi) (non i miei, Graziani e la Festa dell'Unità) (i miei tutto a posto, grazie) durante il quale, seduta comoda sulle spalle di papà ho ciucciato il liquido di una collanina fluorescente dando vita all'aneddoto "Daniela con la lingua come Hulk" che ancora mi perseguita ogni natale.
Il secondo, ma primo concerto degno di questo nome, sempre con i miei, al Circo Massimo, a sentire Antonello Venditti gratis, non ricordo l'anno, l'internet dice che era il 1984 ma sembra strano, i ricordi sono troppo vividi per pensare di aver avuto due anni, quindi aiutatemi a ricostruire. Ti ricordi quella strada, eravamo io e te, e la gente che correva, e gridava insieme a noi, e tutto quel che voglio, pensavo, è solamente amore e la più profonda gratitudine verso dei genitori che ti fanno trovare musica del genere nelle cassettine dell'autoradio e un premio speciale a papà che mi portò a pisciare tra due macchine tenendomi sollevata come un capretto giusto a due canzoni dalla fine, perdendosi (perdendoci) il meglio.
Il terzo concerto, che è quello che racconterò, ha aperto una stagione gloriosissima che è terminata quando Renato Zero si è definitivamente rincoglionito, ma qui si parla del 1993, avevo undici anni e il disco era Quando non sei più di nessuno, che ha regalato perle come Casal dè pazzi (ai confini di un mondo dove i poeti non crescono più) o Oltre ogni limite (sentirti respirare in me, avverto un brivido, sei come un vento che non c'è), roba che non mi sento di rivendicare se non affettivamente parlando, ma se la becco alla radio ancora godo parecchio.
I concerti di Renato Zero a casa mia, data la genitrice sorcina che da regazzina faceva sega a scuola e andava a ballare al Piper con i Collettini e i Collettoni, erano vissuti come una specie di rito di iniziazione, un momento della crescita irrinunciabile e di profonda unione familiare.
Io, mamma e Silvia, Stadio Flaminio, fascetta d'ordinanza che è stata conservata fino a davvero pochi anni fa, bottigliette d'acqua con tappi di scorta perché negli stadi già li sequestravano all'entrata e il super trick di avvolgere la macchina fotografica nella carta stagnola come fosse un panino, così da poter fotografare la qualunque e andare il giorno dopo a sviluppare il rullino (la parte migliore era comunque sistemare le foto in ordine di grandezza di Renato nell'album con le bustine trasparenti appiccicose). Si stava sotto il palco, che si doveva ballare e stare in mezzo alla gente, e fatti quei venti minuti di conto alla rovescia in cui ha senso urlare "zero" alla fine, usciva lui.
Baraccone come pochi, commosso come una nonna, nel '93 ancora abbastanza magro ma già piastrato, con una voce della madonna che, spiace dirlo, non avrà mai più.
Iniziava con La favola mia e finiva con Più su, in mezzo c'erano le mie preferite di sempre (Inventi, Spiagge e Morire qui) (dai Morire qui ascoltatela) e soprattutto io cantavo, cantavo come mi sa che non ho mai più fatto nella vita. Ero piccola, c'era della gente assurda intorno, che insomma il pubblico di Renato Zero non è proprio il più raffinato di tutti, ma una stronzo che mi prendesse in braccio per farmelo vedere mentre si dimenava sul palco con il frac si trovava sempre. Renato chiacchierava un sacco durante il concerto, diceva cose che a risentirle oggi mi vergogno anche un po', ma all'epoca mi sembrava incredibilmente saggio, e forse la mia fissa di ossessionarmi sulle frasi delle canzoni è iniziata lì.
Nel senso:
"Vivo, il mio alibi è che vivo"
se non è la mia bio più perfetta di sempre io non so davvero dove andare a cercare.
Comunque l'ultimo concerto che ho visto sono stati gli Arctic Monkeys e mica mi sono divertita così.


Il post da cui tutto è partito, quello dell'autore autorevole, lo trovate qui, ed è bellissimo.

10 commenti:

  1. Ti leggo religiosamente da qualche tempo. Questo post evoca dei ricordi molto simili. Nel mio caso sempre festa de L'Unita` (di provincia, profonda Emilia, nonno e nonna entrambi volontari lui alle griglie lei alle zuppe inglesi). Il cantante pero` era Pierangelo Bertoli. Avevo forse 8 anni e il cuore che rimbalzava dall'emozione. Ciao

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  2. Bel post...
    Io Renato lo VOGLIO ricordare solo così, come l'hai descritto tu!
    Una mia amica (quasi quarantenne che ha scoperto renato solo da poco, con il nuovo fidanzato) "Ah!a me ranato mi fa impazzire!mi piace un sacco...." io "..la fa ancora Inventi?"..."inventi?" arg!

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  3. ora capisco cosa aveva quel concerto di Renato da far diventare afona mia mamma.

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  4. Renato ha catturato tutte le mamme d'Italia!

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  5. 3...2...1...Z - E - R - OOOOOOO....Rentao Renato Renato!!!

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  6. bellissimo post e tanto di cappello per Renato e per come l'hai descritto... io mi sono divertito a scrivere un post nostalgico su un concerto degli U2 che ho visto ma allo stesso tempo non ho visto...se ti va passa a trovarmi! http://specchiogrimorio.blogspot.it/2011/07/bono-on-bono-july-1993.html
    p.s. il mio primo concerto è stato Lucio Dalla con gli Stadio, 1987 e l'ultimo...i Depeche Mode.

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