giovedì 24 ottobre 2013

Drogati. Imperativo.

C'è questa cosa orribile dell'ambiguità, che è eccitante e distruttiva allo stesso tempo eppure ci siamo tutti invischiati fino al midollo, fino alle bugie, fino alla negazione.
Io ad esempio nell'ambiguità ci sguazzo, perché la trasparenza che mi viene così facile che la regalo a chiunque - fin troppa, siamo d'accordo - credo e spero sempre mi salvi da qualsiasi accusa di profumeria, di personaggismo, di fiction fine a se stessa, e allora volentieri mi infilo in rebus da risolvere e sono diventata così brava che li creo, li alimento, li interpreto con una certa disinvoltura e risultati soddisfacenti.
Poi voglio anche occhi e corpi addosso, e questo non aiuta.
Mi convinco che vivere di forti emozioni, autoassolvendosi, rischiando di sentirsi spesso in una puntata di un telefilm, spostando ogni volta il limite di cosa è possibile fare e ricevere, accettando che "fidanzato" o "appena conosciuto" o dio solo sa cos'altro, siano espressioni a cui poter cambiare il significato di tanto in tanto, che suvvia la coerenza a volte è solo ottusità, e seguire il flusso è l'unica cosa giusta da fare e sentire le cose e volere le cose e prendersele dio santo, le cose, è quello per cui ha senso stare qui e non starci soli.
Allora mi gioco tutto, vado fino in fondo, forzo lucchetti e metto alla prova, divento sfrontata e molto diretta, chiedo di felicità e letti altrui, traggo conclusioni, regalo verità. Non mi fermo mai dove dovrei.
E loro mi vengono dietro, così poi è colpa mia, loro poveri, al massimo mi hanno assecondata.
Qua il problema è solo uno: che l'intimità è eroina e l'opportunità è metadone e se sei una tossica come me, la tua scelta l'hai già fatta.

mercoledì 16 ottobre 2013

Quello che sento.

Mica sono tutte come te.
Un'intelligenza superiore.
Ma i capelli stanno così da soli? che meraviglia.
Hai sempre delle collane fantastiche.
Ti piacciono le persone, chiavare, sei disponibile, bella, sexy, coinvolgente.
La ragazza dei social.
Fossero tutte come te.
Che forza Dani, che pezzo che hai scritto.
Questa è la dimostrazione che ti sposti ma non ti perdi.
Che occhi.
Lo sai che tutti quelli che ti conoscono si innamorano di te?
Genio.
Tu devi scrivere.
Pensavo molto più giovane.
Mica sei stonata.
Ma come fai?
Guarda come scrivi veloce, io sono lentissimo.
Tu sei una che fa girare il mondo, no?
Ma che c'hai la calamita?
Occhio. Sei vicina a una proposta di matrimonio.
Bella de mamma.
Sei dimagrita.
Sei bellissima.
Se fai così io mi innamoro.
Mi turbi.
Sei così preparata.
Tu sei diversa.
Bel cappotto.
Non voglio figli perché non verrebbero mai come te.


In mezzo io, se non sbaglio da sola.
No, non sbaglio.




martedì 15 ottobre 2013

Sei vivo ma non si sa. Abbiamo le prove.

C'è Abbiamo le prove, questa "rivistina", come la chiama sua madre Violetta Bellocchio, che pubblica "solo storie vere, una donna alla volta".
In questa rivistina oggi c'è un mio pezzo, con tutto il carico di ansia da prestazione che la cosa comporta. Ve lo copio qui sotto, ma solo un pezzo, così lo leggete di là, ché la cosa bella è curiosare tra i racconti delle altre e perdersi un po' tra le vite vere veramente delle autrici, che sono bravissime.
Io che sono piccola, posso solo dire grazie alla padrona di casa e a tutti quelli che mi hanno scritto oggi per sapere lui adesso come sta.
Sono giorni in cui non credo molto alla virtualità della rete, e soffro molto la distanza fisica dalle persone che amo, quindi insomma, abbracciatemi. Lo sento, funziona.
Il pezzo si chiama


Sei vivo ma non si sa


Ho capito a cosa servono i telefoni fissi.
Certe notizie hanno bisogno di uno squillo normale, di una cornetta da alzare. Tu non suoni nemmeno, ho la vibrazione, ancora peggio.
Rispondo, non è chi dovrebbe essere, è un amico comune che si aspetta di trovarmi in lacrime, distrutta, invece non so nulla. Hai avuto un incidente in motorino, all’altezza di Caracalla, ti sei rotto tutto, sei in coma farmacologico, sei vivo ma non si sa.
Sei vivo, ma non si sa.
Ragiono sull’inconsistenza della frase, intanto lentamente, mi preparo a impazzire.


Caracalla, mille altre volte. Quella sera in moto prima che te la rubassero come tutti gli altri tuoi mezzi di locomozione, tu che corri e mi prendi in giro sotto il casco integrale, io che mi cago sotto con il casco viola di barbie. Mi annodi le mani davanti a te, ma ho le braccia corte e mica è facile.




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mercoledì 9 ottobre 2013

Francamente uno spreco

C'era questa cosa che facevo nella vecchia casa con i miei genitori, però mi sembra di ricordare me piccola e mia sorella grande, quindi deve esserci un errore. Mamma aveva voluto mettere un armadio a sei ante e doppia altezza nella nostra stanza, io avrei voluto la loro camera, per mettere il letto nella nicchia e la cabina telefonica (rimediata non si sa come) con l'attaccapanni dentro, così chi entrava si sarebbe cambiato tipo Superman. Desideri da diciassettenne che ha dormito sempre in un divano letto con le reti di ferro.
La stanza era così: porta, entravi, alla destra c'era la libreria con un sacco di merda che leggevo da adolescente (tipo Oceano mare o Pirandello, che sì ok), lo stereo, poi la scrivania col computer e l'armadio e a sinistra i letti, mio e di Silvia, e poi i comodini e la porta-finestra che dava sul balconcino, che ancora mi ricordo che ci ho fatto l'amore con Enrico per terra, quando la casa era vuotissima e il pavimento era bianco e pensavo davvero che avrei avuto e curato delle piante.
Io. Le piante.
Silvia stava spesso al computer, lei e il suo ragazzo masterizzavano le compilation dei cd, nelle mie c'era sempre Stay di Lisa Loeb e Aeroplane dei Red Hot Chili Peppers, che restano, rispettivamente, una delle mie canzoni preferite in quanto Ost di uno dei miei film preferiti e una canzone di cui me ne sbatte davvero davvero pochissimo il cazzo.
Insomma lei era seduta al pc la sera, si navigava solo dopo le dieci, e io ero in piedi accanto a lei a fare rewind e play, rewind e play, rewind e play di sempre la stessa canzone che volevo ascoltare in loop, vagamente ossessiva, oppure a cercarla in radio, e se la trovavo iniziata o quasi finita da una parte non sapevo mai se fermarmi e ascoltare o continuare. Tutto questo in piedi, per ore.
Incredibile.
Poi ho avuto delle cuffie comode, con gli auricolari comodi, allora la ricerca la facevo direttamente a letto, al buio, con le stelline luminose di carta adesiva dei cinesi attaccate sul soffitto, la pancia in su e le gambe piegate e quando la trovavo alzavo a cannone e la cantavo in muto e Silvia smadonnava perché facevo comunque rumore con la bocca e il respiro.
Allora ho imparato a fare pianissimo. Cosa che mi è servita per tutte le volte che mi sono masturbata nel letto, mentre lei dormiva a due metri da me, o che ho finto di non essere in casa mentre in salotto mamma era con della gente che non volevo vedere.
Altre cose:
Una volta ho comprato un completo intimo color carta da zucchero, il reggiseno si apriva davanti e gli slip avevano un gancio laterale tipo Port Cros, era davvero pratico nel periodo in cui facevo sesso clandestino in posti clandestini, adesso il reggiseno ad apertura frontale me lo metto per la ginecologa, se fa freddo e non voglio togliermi la camicia.
Sono così stanca ultimamente che sbaglio le H. Ho scritto "quest'hanno" ieri in un messaggio, ho ringraziato dio che non esistesse più la chat di msn (?) (icq?) quella in cui potevi vedere cosa stava scrivendo quello con cui ti scrivevi mentre lo scriveva, cosa cancellava, i ripensamenti, gli errori, la costruzione della frase. Roba da prendere il programmatore o come si chiama e coprirgli le palle di azoto liquido.
Tutto quello che faccio dalle 23 in poi serve a ingannare una sottile e molto fastidiosa sensazione di vuoto data dal fatto che vorrei qualcuno con cui stare nuda in un letto a raccontare dei viaggi fatti da ragazzina e del primo esame all'università e dei cugini da piccoli e non so, magari qualcosa di più intimo che un po' ti commuovi.
Ho dei capelli molto morbidi che nessuno sta accarezzando.
Francamente mi sembra uno spreco.



martedì 1 ottobre 2013

Titoli per una buona indicizzazione, alle 02 e 44, chi li ha?

Da sempre quando guardo qualcuno cadere nell'ilarità generale, penso che io farei finta di sbattere la testa e svenire, così almeno sti stronzi si preoccuperebbero, invece di prendere in giro.
C'è questa necessità di uscire sempre pulita dalle situazioni, che poi a parlarne per anni si fa sempre in tempo e io che me la porto dietro a fare sta memoria da elefante se non per snocciolare carrellate di "e io ho detto...e lui ha detto...", e datemi il super potere di non leggere mai mai mai mai e poi mai nel pensiero altrui, che la noia deve essere proprio brutta da guardare.
"Sei 'na tossica di attenzioni" mi dicono. Grazie al cazzo dico io. Poi dico smettila daniela, poi dico ma è normale, poi mi dicono che non sono in condizioni adesso di fare bilanci emotivi, allora mi dico che sono il mio eroe e che minchia davvero, sono ancora in piedi truccata e con i capelli puliti, nemmeno un giorno di malattia, nemmeno un vaffanculo a mia madre.
Non riesco a leggere, né a dormire, mangio come una sedicenne di Non credevo di essere incinta, ma sono tranquilla, ché non faccio sesso da un mese e l'ultima volta dovrei dimenticarmela per il bene di tutti, per quanto la grandezza del pene inizia a essere fondamentale per me e mi rifiuto di accontentarmi, perché io valgo.
Vorrei, nell'ordine:
capelli lunghi da tirare fuori dal collo dei maglioncini, un iphone nuovo, un pacchetto office, un computer leggero, una casa, fare l'amore di domenica pomeriggio, andare a milano, andare a londra, delle stringate come le mie marroni con un onesto tacco 9 ma nere, occhiali da vista nuovi, licenziarmi, che arrivi venerdì in fretta, che arrivi sabato lentamente, ritrovare l'orologio, delle dita tra le gambe che non siano le mie, la vodka in freezer, disciplina, forza d'animo, tempo e voglia per la rassegna stampa del mattino, un account nuovo di spotify, una gonna nera che prenda il posto dell'altra ridotta a brandelli, tantissimi film al cinema, un giardinetto, tornare a correre, guidare senza paura, una macchina per farlo.
Chi troppo vuole nulla stringe.
Che da piccola credevo fosse Chi troppo vuole nun la stringe.
Poi ho letto tanti libri e ho capito.
Una volta, per dire, ho letto un Baricco in un pomeriggio.