martedì 15 ottobre 2013

Sei vivo ma non si sa. Abbiamo le prove.

C'è Abbiamo le prove, questa "rivistina", come la chiama sua madre Violetta Bellocchio, che pubblica "solo storie vere, una donna alla volta".
In questa rivistina oggi c'è un mio pezzo, con tutto il carico di ansia da prestazione che la cosa comporta. Ve lo copio qui sotto, ma solo un pezzo, così lo leggete di là, ché la cosa bella è curiosare tra i racconti delle altre e perdersi un po' tra le vite vere veramente delle autrici, che sono bravissime.
Io che sono piccola, posso solo dire grazie alla padrona di casa e a tutti quelli che mi hanno scritto oggi per sapere lui adesso come sta.
Sono giorni in cui non credo molto alla virtualità della rete, e soffro molto la distanza fisica dalle persone che amo, quindi insomma, abbracciatemi. Lo sento, funziona.
Il pezzo si chiama


Sei vivo ma non si sa


Ho capito a cosa servono i telefoni fissi.
Certe notizie hanno bisogno di uno squillo normale, di una cornetta da alzare. Tu non suoni nemmeno, ho la vibrazione, ancora peggio.
Rispondo, non è chi dovrebbe essere, è un amico comune che si aspetta di trovarmi in lacrime, distrutta, invece non so nulla. Hai avuto un incidente in motorino, all’altezza di Caracalla, ti sei rotto tutto, sei in coma farmacologico, sei vivo ma non si sa.
Sei vivo, ma non si sa.
Ragiono sull’inconsistenza della frase, intanto lentamente, mi preparo a impazzire.


Caracalla, mille altre volte. Quella sera in moto prima che te la rubassero come tutti gli altri tuoi mezzi di locomozione, tu che corri e mi prendi in giro sotto il casco integrale, io che mi cago sotto con il casco viola di barbie. Mi annodi le mani davanti a te, ma ho le braccia corte e mica è facile.




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16 commenti:

  1. E io invece ho ricevuto una chiamata quando la mia migliore amica era già morta e i discorsi son rimasti tutti in sospeso e ho tantissime cose da dirle. Ti mando un abbraccio forte forte

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  2. Lui sta meglio, sveglio e meglio. Grazie <3

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  3. mortacci tua, sempre io, lo sai chi, non c'è manco bisogno che metto il mio colore stavolta, l'ho letto solo ora e il caffè mò sa di sale per le lacrime caduteci dentro, che continuo a piangere pure mò che è vivo e si sa, e manco vorrei scriverlo che poi magari qualcuno legge. e impara a fa ste canne tu.

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