mercoledì 13 novembre 2013

Volesse il cielo che due estranei vincessero l'estraneità

1.

...dal momento in cui mi hai risposto, ho deciso che tutto quello che mi succede a causa tua ti apparterrà. È-scritto-in-me-ed-è-scritto-in-te. Ogni pensiero, desiderio, passione, timore; ogni creatura, feto o aborto che concepirò a causa tua. È questo il fulcro del mio contratto con te, e solo con te, in virtù del quale rinuncio a ogni tentativo di corteggiamento, rinuncio a censurarmi e, più in generale, al diritto di difendermi...

(Che sollievo scrivere queste parole.)
Ma ecco, ho riletto quello che ho appena scritto.
Come mi piacerebbe scriverti diversamente. Come mi piacerebbe essere uno che scrive in un altro modo. Le mie parole sono così pesanti. In fondo avrebbe potuto anche essere semplicissimo, no? Come quando si chiede "Dimmi, piccino, dove ti fa male?", allora chiuderei gli occhi e scriverei in fretta: volesse il cielo che due estranei vincessero l'estraneità. 
Il principio stesso dell'estraneità, carico di prescrizioni e conseguenze - il vertice del Cremlino, soddisfatto e sazio, che ci si è assestato nelle profondità dell'anima. Come vorrei pensare a noi come a due persone che si sono fatte un'iniezione di verità per dirla, finalmente, la verità. Sarei felice di poter dire a me stesso "Con lei ho stillato verità". Sì, è questo quello che voglio. Voglio che tu sia per me il coltello, e anche io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta ci si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra fra le crepe). Sei stanca, mi obbligo a dirti buonanotte.


(D. Grossman, Che tu sia per me il coltello)


2.


- Perchè sei arrabbiata?

- Ho avuto una scenata tremenda con mio marito. Ieri. Era San Valentino, e una scenata è inevitabile. Qualcuno gli ha detto che lui non è il marito giusto per me perché a me piace essere viziata, e io naturalmente mi sono molto indignata...anche se qualche volta mi viene il sospetto che sia vero. 
- Be', forse è stato perché era San Valentino, ma io mi sono svegliato nel cuore della notte e avevo l'incredibile sensazione che tu mi tenessi una mano sul cazzo. Adesso che ci penso, magari era la mia, di mano. Ma no, no...era la tua.
- Non era la mano di nessuno. È stato un sogno.
- Già, un sogno che si intitola "Buon San Valentino". Di', com'è che mi sono preso questa cotta tremenda per te?
- Sarà perché passi tutto il giorno in questa stanza. Te ne stai qua dentro e non hai nessuna nuova esperienza.
- Ho te.
- Io non sono niente di speciale.
- Oh, sì, invece. Tu sei adorabile. 

(...)


No, con te era tutto nuovo, così nuovo che in realtà ero ipnotizzata da me stessa. Eccomi nei weekend, ancora rannicchiata nel mio pigiama Doctor Dentons sotto le coperte nella mia camera da letto a Bedford, con le stesse ballerine nello stesso stipo da quando avevo dieci anni, e poi, il lunedì pomeriggio, totale abbandono sopra un anonimo letto in un'anonima stanza a un anonimo piano di un anonimo Hilton. Era così intimo da farmi girare la testa: l'unica cosa familiare in tutto l'hotel era la nostra carne. In un certo senso lo si potrebbe chiamare training di base. E mi faceva paura, eccome. Per mesi ho sofferto d'insonnia. Quando usavi la parola "amore" mi venivano delle terribili gastriti. Ma era eccitante, d'accordo. L'amante che mi ascoltava, paterno. Un disilluso che si interessava a un'innocente: situazione altamente educativa. Perlomeno in quell'Hilton nessuno aveva pratica di omicidio.

- Ti innamoravi di quelli che ti sparavano al cuore.
- Già, mercanti di sesso, fondamentalmente. La gang della libidine. Non riuscivo a resistergli. Non sapevo come flirtare con loro. Non sapevo come trattarli, in genere. È un argomento che abbiamo dimenticato di trattare in quel seminario. E, naturalmente, ero come l'erba matta per quelli che mi volevano e che io non volevo. Quello che mi faceva impazzire era il fatto che c'era sempre qualcuno che mi correva dietro appassionatamente, mi telefonava, mi inseguiva, mi inondava di inviti; e quindi, capisci, fondamentalmente mi soffocava. E nello stesso tempo c'era l'amante assente, quello che se n'era andato e se ne fregava, oppure faceva con me un sacco di giochetti e io ci impazzivo un pochino, davo i numeri. Capita. All'inizio andava tutto bene, ma l'errore è stato che la cosa si è ripetuta ancora e ancora e ancora, e non sembrava che riuscissi a venirne fuori. 
Questa è stata la mia nemesi. Questo è stato tutto.
- Non hai mai avuto relazioni che non fossero così pesanti, che fossero piacevoli e basta?
- Più o meno.
- E come sono andate a finire?
- Mi annoiavano.


(P. Roth, Inganno)





17 commenti:

  1. e dovendo scegliere tra uno dei due?

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