giovedì 30 gennaio 2014

aspetta che nevichi

secondo me quelle che voi chiamate troie semplicemente hanno paura di marcire.
io piuttosto che sprecare investo male.
ah, questo post non ha le maiuscole, soprattutto perché sentitevi liberi tutti di togliere i punti e mettere le virgole, ché chi è bravo a chiudere le frasi e i ragionamenti, dio lo salvi da me, stasera.
in città che sono anche un po' la mia, per interposte mille persone, stanotte forse nevica.
pagherei oro per averla a Roma, la neve.
oro.
per l'euforia e l'immobilismo forzato.
invece lentamente mi abituo alla follia di queste giornate, divento antipatica e viziata e penso che il mondo debba risarcirmi di chissà quale pazienza e sacrificio.
in compenso voi siete in delirio di onnipotenza, vagamente complottisti, siete un piacere da guardare.
secondo me casa mia sarà stupenda e tu in qualche modo ci verrai e faccio pace ogni giorno con il fatto che non sarò mai dall'altra parte dei tuoi occhi a capire cosa vedi quando guardi, cosa registri, cosa ricordi.
secondo me sono peggio di come sono secondo te, però tu non dirmelo.
o almeno aspetta che nevichi.

sabato 4 gennaio 2014

Allora ti lascio fare

Quando andavo dalla ginecologa le prime volte, andavamo in un posto a Via dei Castani, ce lo avevano consigliato delle amiche di mamma che avevano avuto un sacco di problemi, perché con i medici è così, più il caso è disperato più ti puoi fidare. Io ero piccola, ed ero femmina. Le due cose mi avevano portato da lei, non avevo ancora tutti i malanni , le mutazioni genetiche e gli altri cazzi che avrei scoperto negli anni, e non potevo immaginarli.
La dottoressa aveva i capelli lisci, con il taglio di sabrina ferilli ma di un rossiccio promesso come sbarazzino, e il camice aperto e la gonna stretta e faceva simpatia. Ero vergine, quindi la visita era tutta da fuori.
Mi toccava sulla pancia con la mano piatta, le dita unite e molto rigide. Questa paletta dura spingeva sulle ovaie, e sotto l'ombelico, e sui fianchi già morbidi e faceva male, ma sembrava necessario e allora forse lì ho smesso di frignare per il dolore. Dal dentista avrei urlato, lì no.
Certe volte quando tu mi parli io ho la stessa sensazione. Allora sto zitta, un po' mi intristisco e aspetto che mi passi lo spavento di trovare proprio lì dentro, dove ancora forse sono piccola e femmina soltanto, qualcosa che non va. Tu pure spingi, lento, con movimenti circolari e io non capisco cosa cerchi, cosa senti, quale bozzo ti farà preoccupare e non posso fare niente, allora mi sento proprio male, e non so nemmeno se posso trattenere il respiro.
Poi mi sento sporca, un po' violata, incomprensibilmente oscena e inutilizzata nella mia nudità.
Ma è necessario. E inevitabile.
Allora ti lascio fare.