venerdì 28 marzo 2014

Quando ridi



Sono in piedi in cucina, spalle al frigorifero, scalza, con il riso che si cuoce davanti.
Fisso il vuoto, penso a quanto abbiamo riso stamattina e inizio a piangere, forte, fortissimo, con la mano sinistra sul petto e senza una sola ombra di tristezza. Piango solo e guardo in su, c'è la cappa da finire di montare e piango tanto e non succede altro, solo che lascio uscire tutto, come oggi nel letto, quando ridevo così tanto che facevo cadere il telefono, che io lo so che non te ne vai, che resti mio, anche per sempre, e ti metti in cucina in piedi con me, a fissare la cappa e ridere e piangere e piovere forte e guardare insieme nello stesso punto e sapere tutto, amore mio, sapere tutto, avere tutto, piangere tutto, ridere tutto, prendere tutto, perdere tutto, cadere, cadere, cadere e restare lì.
Ché di rialzarci, adesso, proprio non ci va.

martedì 11 marzo 2014

E tutto il resto del tempo

Il centro commerciale era una piramide piena di specchi, anche a distanza di quasi un chilometro sapevo esattamente come fossi, vista da fuori. La borsa era pesantissima di computer, le lenti unte degli occhiali a ogni minimo movimento della testa creavano prismi caleidoscopici di fari gialli, semafori verdi, insegne viola dei negozi. Avevo un cappotto nero, pantaloni da uomo, scarpe impolverate e poco trucco: non ero carina, ero così. 
Qualche tempo prima avevamo fatto la stessa strada insieme, io avevo dei jeans e dei tacchi, non ci baciavamo, ma rallentavamo contemporaneamente, sorridendo senza dirci niente, per origliare la conversazione di due passanti malvestite. "Nessuno è indispensabile" dicevano, e non mi era mai sembrata una cazzata così grossa come ora. Ti raccontavo storielle forse divertenti, cose che avevo imparato all'università, aneddoti di amici di amici di amici che mai conoscerai, ma chi se ne frega. 
Adesso sono a casa, in questo letto che ha visto te più di chiunque altro, e baratterei tutte le camminate del mondo con la pesantezza del tuo corpo immobile accanto a me. Scriverei sui tasti piano per preparare la riunione di domani, stando attenta a non svegliarti, che è poi quella cosa di essere adulti e innamorati, cioè rinunciare al giochino e alla soddisfazione egoista in nome di buon senso e cura, e se sei stanco riposa, amore mio, dormi tanto, lascia stare tutto, anche me. 
Girati di spalle, senza maglietta, così che io possa, avvicinando la bocca, darti un bacio asciutto e lieve, senza rumore, e abbracciarti nuda anche io, e scoprire chi scalda chi, chi scopre chi, chi tocca chi e prendere coraggio e svegliarti per fare l'amore e prenderne ancora e addormentarmi prima di te, senza sapere se resterai a guardarmi, se sarò goffa, sgraziata, senza leggere sulla tua faccia impressioni che, temo, sarebbero comunque inafferrabili. 
Perché io non ti ho che quando ti ho.
E tutto il resto del tempo, non lo so mica cosa faccio. 

sabato 1 marzo 2014

Se io morissi


Se io morissi, tu che faresti?
Riusciresti a fare finta di niente? come potresti non raccontare che sei il depositario di tutto?
Ti aggireresti tra i miei amici con la faccia di un estraneo, e le più sentite condoglianze alla mia famiglia, forse non andresti a lavorare per un giorno. Piangeresti?
Se io morissi non sapresti cosa farne di te, ti sentiresti in colpa per non aver usato meglio tutto un corpo, tutta una voce, per non aver telefonato di più, detto grazie, chiesto scusa, chiesto per favore, chiesto ancora.
Se io morissi non riusciresti più a sentire delle canzoni, a mangiare dei cibi, a spogliarti nudo senza pensare a me.
Se io morissi le donne ti sembrerebbero tutte uguali, forse tutte bionde, tutte bianche, tutte serie.
Solo io ero rossa, ed ero bella, e ridevo, ma tu non lo sapevi così tanto.
Se io muoio, amore mio, ti dico cosa devi fare.
Vai da mia sorella, fatti dare le chiavi di casa mia. Continua a pagare il mio affitto e entra dentro, ogni tanto, qualche ora al mese, tocca le mie cose, fai la spesa e cucina, mangia nei miei piatti, fatti la doccia seduto nella vasca con la schiena verso il muro e la finestra aperta. Dormi dal lato destro del letto, lascia la lampadina volante e metti la maniglia all'anta singola dell'armadio, che così non la sopporto nemmeno da morta.
Leggi i miei libri, sottolineali, portali a casa con te, ma restituiscimeli.
Piangi qui e non fuori, se vuoi, questo spazio serve a te ora, a me non più.
Poi esci, cammina, prendi l'autobus, vai al Colosseo, che non è un nostro posto, ma è abbastanza banale da farti concentrare ancora solo su di me nello spazio, quando esistevo e cambiavo le cose e tu le cambiavi a me. Butta tutto se credi, tieni solo quello che profuma e che ti fa sentire meno solo. Paga una donna che venga a pulire, affinché la casa non ti sembri mai disabitata, perché adesso tu ci vivi, quando non puoi fare a meno di me.
Se io muoio, non fare a meno di me.
E, per favore, nemmeno se vivo.