mercoledì 16 aprile 2014

Il pavone sulla schiena

Una volta ho scritto una tesi di laurea sulla scrittura spontanea esposta, cioè quelli che prendono un pennarello e scarabocchiano su un muro. Perché lo fanno? Con chi ce l'hanno? Perché non lo dicono a voce? Scrivono sul proprio muro o quello di tutti? Poi a me interessava il modo con cui quel gesto lì fosse diventato un atto artistico, ma non cambia molto. 
Alla fine quello che faccio è riflettere sul perché la gente scriva, da tutta la vita. Nel frattempo ci ho fatto pace e scrivo anche io. Però, ecco, tornavo a casa dal cinema e ho visto una tag (vi rendete conto che tag non è più street art, ma ormai è internet a tutti gli effetti? è così solo per me? ci saremo finalmente liberati della frasetta da telegiornale su cos'è una tag per i graffitari "la firma che lasciano sul muro e con cui si fanno riconoscere dalle crew", e via dicendo con altre definizioni idiote a matrioska?), insomma ho visto una tag di quelle fatte con l'acido, sulla vetrina di un'agenzia immobiliare. Era brutta, capita che lo siano - la libertà di esprimersi spesso sacrifica l'estetica ed è sempre sempre sempre un errore, soprattutto se ti aspetti che la gente ti guardi per la strada - e soprattutto era una stronzata. 
Ho difeso la street art per anni, ora me ne fotto. Mi sa che sono cresciuta, le questioni non mi appartengono più per principio, ora finalmente entro nel merito, mi concedo di non sapere, di non schierarmi, di essere in contraddizione con me. 
Camminavo verso casa, quindi, e avevo freddo, perché sono uscita vestita leggera e piuttosto ridicola, con un bomber bianco con un pavone sulla schiena, dei jeans che mi fanno le cosce grosse e gli occhiali. Brutta anche io, non come l'acido sulla vetrina, ma insomma, si fatica lo stesso a guardarci attraverso. 
Intanto leggevo un report del Grande Fratello, cioè un resoconto di tutto quello che è successo nella Casa nelle ultime 8 ore, riflettevo sulle fatture da portare alla commercialista domani e sulla domiciliazione bancaria delle bollette di Acea e Eni, e a un certo punto ho realizzato che non mi pesa niente. 
Sono stanca, molto stanca, ma non schiacciata. Risolvo dei problemi di soldi e di sonno, mi godo la solitudine e considero di continuo la distanza/vicinanza perfetta delle persone che amo. Non mi faccio succhiare dalle vite degli altri, nonostante il mio lavoro in questo momento consista nel guardare tredici persone tutto il giorno, e cerco di monitorare la tendenza che ho a imporre la mia su tutte. 
Rifiuto lavori, accetto vacanze, butto le mie scarpe preferite ormai distrutte e compro giacche nuove.
Ora c'è solo da risolvere il problema delle cosce e poi mi sa che siamo a posto. 

20 commenti:

  1. Uso....ti ho "scoperta" si twitter grazie al tuo nome...e ora scopro che hai un blog...che è pure una figata...complimenti, davvero....

    Comunque io sono stato un graffitaro, un writer (fa più fiquo dirlo così) e in effetti la questione del tag era molto dibattuta: per alcuni espressione artistica, per altri marchio del branco sul territorio. Per me qui, come in tutto, andrebbe rispettata un'etica (ad esempio evitare i muri appena dipinti o le costruzioni d'epoca), ma a nessuno importa(va) l'importante è(ra) ostentare il proprio "potere" e la propria "fama"

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  2. A proposito di scrivere, te l'ho già detto che mi piace molto come scrivi? no? Mi piace molto come scrivi! :)

    Andrea

    ps. E comunque per me il termine tag è e resterà sempre associato in primis alle "firme sui muri".

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  3. mi sento un pò ridicola perchè ogni volta che commento un tuo post dico sempre la stessa cosa: TI AMO.
    Però Chicca e Giovanni nun li reggo più. La noia.

    E.

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  4. E' esattamente come mi sento io ultimamente. Mi sento così leggera (nonostante le cosce grosse, sì le ho anch'io!!)!

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  5. Cioè, di mestiere guardi il grande fratello e hai il coraggio di voler definire cosa è bello e cosa è brutto? Mortacci la gente ha perso il senso del ridicolo.
    Tipo il commento anonimo che dice ti amo, quello è pure peggio di guardare il gran fratello.
    Io ovviamente sono Zio Effe, e la forza di poter esprimermi su tutto la dà la dimensione del mio pene, decisamente spropositato.

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    1. Chiaramente di mestiere non faccio quello, era una parte per il tutto, e comunque sì, ho ancora il coraggio di definire cosa è bello e brutto per me, come del resto stai facendo tu. Complimenti per il tuo pene.

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    2. Grazie di tutto, soprattutto per i complimenti al mio pene disarticolante. Però non guardare sta roba come se davvero fosse obbligatorio, o come se fosse bello, o come se fosse sociologico. Sono programmi per i bavosi, e non è bello unirsi ai bavosi, e sbavare.
      Ciao

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