sabato 28 giugno 2014

Uva

Mi sveglio, accendo la tele e tolgo il volume, poi metto della musica e poi apro il pc.
Ho sempre un libro nel letto, di solito al posto del passeggero, sopra o sotto la pila dei tre cuscini che non uso. Il caricabatterie del telefono è troppo corto e non riesco a prendermi tutto il materasso, resto a destra, e sì, certo, è per questo motivo.
Apro le persiane, c'è sempre tanta luce, a volte troppa, riempio la bottiglia d'acqua alla vasca in bagno, perché la cucina è lontana pur nei 45 mq totali di casa e perché la pressione dell'acqua lì è insufficiente al risveglio. Invece a me serve una cascata.
Guardo twitter, guardo facebook, leggo le mail, guardo instagram, controllo whatsapp, leggo notizie, chiacchiero, ricevo telefonate, sempre tutto dal letto, con gli occhiali che mi scivolano sul naso e impegni poco pressanti e che quindi porterò a termine male.
L'horror vacui ovunque.
Ho una valigia semipiena aperta sotto la finestra, lenzuola a scolorire stese fuori, molti pensieri che sono perfettamente in grado di ignorare, la radio da iniziare, paure sparse, punti d'arrivo raggiunti e circumnavigati, serenità che mi somigliano da proteggere.
Ho un tatuaggio nuovo che mi macchia una maglietta che era già macchiata, più soldi di quanti ne abbia mai avuti, dell'uva bianca buona nella ciotola dei cereali e ragione e voglia di credere che questa estate sia davvero iniziata.
E se piove di nuovo, io comunque l'ombrello non ce l'ho.



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