giovedì 23 aprile 2015

Oggi, che poi è ieri.

Oggi ho raccontato, ho litigato, ho aspettato, ho fatto piano, ho sorriso al telefono, ho tenuto il punto, ho guardato storto, ho fotografato, ho letto, ho deciso che.
Scappo o torno? Io nella vita, dico.
I ricordi fondamentali sono:
- la volta che abbiamo tolto la carta da parati in salotto con mamma papà e silvia, con i vestiti brutti che se si rovinano non succede nulla, e poi abbiamo imbiancato e mi sembrava di avere la luce negli occhi e il fuoco nelle mani tutte rovinate.
- la volta che luca mi disse, in anticipo su tutto, soprattutto sul mio stupore, che lo guardavo senza amore, che non lo amavo più, e la cura con cui evitò di dirmi che nemmeno lui e che faceva bene a non volermi.
- il lungarno, una mattina piena di sole, sapere esattamente cosa sta pensando e pensare lo stesso, sapendo che lui lo sa. Amarlo poi per sempre, di conseguenza inevitabile.
- la volta che ho rubato il pacco da tre mutande alla Standa e mi hanno beccato e portata nello stanzino e fatto il discorsetto minacciando di chiamare i miei e io non credo di essere mai stata così concentrata, così convincente, così desolata.
Le parole sono, in ordine:
insieme,
grazie,
amoremio,
scusa.
Certe volte ho solo bisogno di dormire, di stare a galla, di qualcuno che faccia per me qualcosa di buono.


giovedì 16 aprile 2015

Se mi derubano, stasera, è il meno.

Esco dal cinema appena riaccendono le luci. Non sono una fanatica dei titoli di coda, ma di solito mi sembra scortese andare via subito, invece stasera no.
Ho una busta di carta in mano, il telefono nell'altra, le Vans senza calzini per la prima volta nella stagione.
Mi accorgo di stringere tantissimo il manico della busta solo quando la mollo, nel frattempo sorrido al tizio del chiosco dei fiori all'alberone e cerco le sigarette.
Praticamente respiro davvero solo quando fumo. E fumo poco.
Torno a casa a piedi, penso "Se mi derubano, stasera, è il meno".
Sulla strada, davanti alla trattoria Ada e Mario, una coppia di adolescenti innamorati litiga, uno di quei litigi di soli pretesti, buoni per fare pace, sembra un gioco delle parti, e a tre metri da loro le due amiche di lei aspettano pazientemente, forse per tornare a casa insieme. Fumano male, non aspirano, tengono la sigaretta tra le dita e fanno scivolare l'unghia del pollice sul bordo dell'unghia dell'indice, solo per sembrare disinvolte. Io faccio uguale, quindi le sgamo. Fumano come me, hanno tutte e tre le scarpe uguali.
Ho capito che ho pianto fin troppo poco, che sono stata fin troppo poco sola, che sono io che non c'entro niente con la mia tristezza e non il contrario, che è altro da me, è altri da me, è oltre me.
Quando nei film si vede Roma sullo sfondo, magari ripresa dall'alto, io mi emoziono.
E mi faccio tenerezza da sola.